autunno inverno 2016

autunno inverno 2016

La collezione Autunno Inverno 2016 di Puma si arricchisce di un nuovo modello, le scarpe da running Ignite Dual, con il doppio vantaggio di flessibilità ed effetto ammortizzante in una scarpa da corsa unica.

Progettate per runner di media e lunga distanza, le Ignite Dual sono dotate di intersuola brevettata Ignite Foam, che è visibile sul tallone e nascosta a livello dell’avampiede, per garantire un ritorno di energia su tutta la lunghezza. Le articolate scanalature a zig zag sono progettate in modo da comprimersi all’appoggio e al successivo sollevamento del piede. La soletta in Eva modellata accoglie il piede garantendo il massimo comfort per agevolare la corsa.

A livello tecnico, la suola esterna è stata migliorata da Puma per adattarla alla naturale andatura del runner. Una scanalatura di guida che si sviluppa dal tallone alla punta e permette un trasferimento più uniforme del peso del runner nelle diverse fasi del passo. Le profonde scanalature di flessione sull’avampiede aggiungono libertà di movimento mentre la gomma al carbonio inserita sul tallone permette una maggiore durata.

La caratteristica di doppio vantaggio vale anche per la tomaia con maglia flessibile di qualità superiore e a due toni che garantisce comodità, traspirabilità e flessibità. La maglia a colore variabile e gli inserti riflettenti aggiungono profondità e dimensione alla silhouette e garantiscono una maggiore visibilità in condizioni di scarsa illuminazione.

Il look è completato da una grafica moderna e accattivante che sarà protagonista alle prossime Olimpiadi di Rio caratterizzando l’abbigliamento da gara e da podio delle federazioni e degli atleti sponsorizzati da Puma. Ignite Dual è disponibile anche nella versione Ignite Dual Disc che, pur mantenendo gli stessi elementi, presenta variazioni del design della tomaia. Ignite Dual Disc è caratterizzata dall’innovativo sistema senza lacci Disc Closure di PUMA che garantisce un’adattabilità rapida, semplice e su misura ruotando il sistema Disc. La tomaia è costruita con una combinazione di una schiuma comfort che si estende in modo da conformarsi al piede e una maglia a rete che garantisce traspirabilità e profondità.

La combinazione cromatica e grafica di Ignite Dual compare anche nella collezione Apparel che offre funzionalità e stile: tutti i capi sono dotati della tecnologia innovativa dryCELL in grado di mantenere la pelle sempre asciutta donando il massimo comfort durante gli allenamenti. Tra le novità della stagione spiccano: la tshirt Graphic Shorts Sleeves Tee è realizzata con inserti in mesh che contribuiscono alla circolazione dell’aria in zone di calore e i dettagli riflettenti forniscono visibilità superiore in condizioni di scarsa illuminazione; la giacca Vent Thermo R Runner Jacket si adatta al movimento e lo agevola attraverso un design innovativo, leggero e termoregolante. Il materiale antivento SoftShell protegge dal freddo durante la corsa, mentre le aree a tensione elevata nell’indumento permettono la ventilazione, per mantenere una sensazione di freschezza durante la corsa e di calore quando a riposo; il pantaloncino leggero 2 in 1 Short ha una tasca posteriore con zip con rivestimento impermeabile, laminato, per garantire che gli oggetti custoditi al suo interno rimangano asciutti mentre i dettagli riflettenti completano il design offrendo una maggiore visibilità.

Autunno Inverno 2016 2017

Autunno Inverno 2016 2017

Il prossimo Autunno Inverno 2016/17 è l’occasione perfetta per l’uscita di un’intera gamma di sneakers. Infatti, sarà il 35 anniversario dal lancio della tecnologia Aerotop di le coq sportif.

Era il 1981 quando il marchio ha sviluppato un esclusivo sistema di ventilazione, posto sulla lingua della scarpa, costituita da uno strato reticolare traspirante e due strati in microbra forate. Questo rivoluzionario sistema include una griglia di aerazione che migliora la traspirabilità per tutta la durata del workout.

Ancora oggi, le coq sportif utilizza la tecnologia Aerotop reinterpretando quattro dei suoi modelli iconici: Ashe Prestige, Dominator, T4000 e Quartz. Il modello Ashe prestige è stato creato e lanciato per la prima volta nel 1981 con l’aiuto dell’omonimo Arthur Ashe, è la versione premium dello style originale. La Dominator, indossata da molti campioni, tra cui Yannick Noah, è stata creata negli anni ’80. La T4000, trae ispirazione dal running, è un modello iconico degli anni ’90. Inne, la Quartz, vera icona degli anni ’80 rilanciata quest’anno.

I quattro modelli sono caratterizzati dal sistema Aerotop per migliorare la traspirabilità delle calzature. L’Ashe Prestige è disponibile in nabuk nero o in pelle premium bianca, il brand parigino ha utilizzato entrambi i materiali sia per la Dominator, la T4000 che per la Quartz per un’interpretazione monochrome.

autunno inverno 2015 2016

autunno inverno 2015 2016

New Balance per l’autunno inverno 2015/16, lancia la nuova scarpa performance da running Vazee Pace, realizzata per tutti gli amanti della corsa su strada, che cercano stabilità e supporto per una massima velocità.

Prendendo ispirazione dagli atleti del Team New Balance come il campione mondiale Jenny Simpson, la detentrice del record americano Emma Coburn e dalla campionessa di Triathlon Mirinda Carfrae, la Vazee Pace unisce leggerezza e reazione in una combinazione tale da renderla una scarpa competitiva per la corsa all’interno del mercato del running footwear. L’eccezionale reattività che caratterizza l’intersuola REVlite prosegue la sua evoluzione verso la leggerezza, grazie alle sue proprietà resistenti, i costanti test prodotto e l’attenzione al design. Costruita sulla struttura VL 6, che rinforza la spinta della punta, e sull’avampiede in gomma soffiata, che dà sostegno nella deviazione e nella spinta senza interrompere il ritmo.

Il team Design di New Balance ha studiato il piede umano sottoposto a diverse velocità per creare un fit ‘seconda pelle’ della tomaia. Il supporto decostruito del tallone aiuta a contenere e non costringe, contribuisce a una costruzione di tomaia lineare caratterizzata da una forma a stivaletto e materiale che avvolge l’arco del piede e permette alle dita di distendersi durante il movimento di allontanamento dal terreno.

Autunno inverno 2014 2015

Autunno inverno 2014 2015

Stivali, sandali, mocassini ed originali sneakers con suola alta a carro armato: la nuova collezione di calzature della stilista inglese non pecca certo di scarsa originalità pur rientrando alla perfezione tra quelli che sono i trend più interessanti per le calzature osservati alle sfilate di moda dedicate alle collezioni autunno inverno 2014 2015. Una collezione dal gusto rock e, a tratti, anche casual e molto sportiva non è un caso forse che la designer collabori da tempo con Adidas , che riesce comunque a mostrare un’inaspettata classe minimal e urban.

Per chi in inverno non rinuncia agli stivali c’è una vasta gamma di proposte tra cui scegliere. Se avete uno stile più classico oppure non volete rinunciare ad una calzatura molto femminile, la McCartney propone gli ankle boots Cora, con tacco alto e punta stretta; lo stesso modello è proposto anche nella variante a stivaletto con tacco basso, perfetto per un look da ufficio.

Le calzature conn zeppa e suola a carro armato sono un must di stagione, comode da indossare ma non semplicissime da abbinare; la McCartney ci propone questo stile sugli stivali, sulle decolletes e sulle scarpe Elyse, delle calzature in stile Oxford che mostrano tutta la sostenibilità della collezione; come tutti gli altri modelli sono realizzate in un materiale ecologico che riproduce l’effetto della pelle, hanno una zeppa in legno sostenibile e una comoda suola in gomma.

Per quanto riguarda i tacchi, nella collezione troverete i sandali Kapoor, dalla punta che ricorda una dercolletes classica, proposte sia con tacco alto che medio. Le colorazioni previste sono un bel rosso acceso che è anche uno dei colori più trendy per quanto riguarda le borse, il bianco e il nero.

auguri alla Juventus e premi dal Sydney

auguri alla Juventus e premi dal Sydney

Questa sera, la Juventus è chiamata all’impresa, allo Juventus Stadium di Torino contro il Bayern Monaco, per conquistare le semifinali della Champions League. Un’impresa proibitiva, visto il 2 0 maturato all’andata nella sfida giocatasi all’Allianz Arena di Monaco di Baviera, ma, comunque, non impossibile.

Anche l’ex capitano bianconero, Alessandro Del Piero, dalla lontana Australia, sta seguendo le gesta in Europa dei suoi vecchi compagni e, per caricarli, ha deciso di mandare loro un messaggio benaugurante.

Il suo primo anno nella terra dei canguri è stato, tutto sommato, positivo, nonostante il club australiano non sia riuscito a centrare l’obiettivo stagionale dei play off.

Dal punto di vista personale, però, i numeri dell’attaccante 39enne sono decisamente soddisfacenti: 14 gol e 5 assist.

Visti questi numeri, Alessandro Del Piero si è portato a casa anche un bel po’ di riconoscimenti: il Sydney FC Player of the Year, destinato al giocatore dell’anno, il Sydney FC Members Award e la Golden Boot, l’equivalente della Scarpa d’Oro.

Del Piero ha ottenuto il Sydney Fc Player of the Year grazie ai 132 voti ottenuti: alle sue spalle, troviamo Rhyan Grant, con 119 voti, e Terry Antonis, con 67 voti conquistati.

Attraverso il proprio sito internet ufficiale, il Fc Sydney ha voluto elencare tutti i meriti di Alessandro Del Piero che non sono soltanto calcistici: il club degli Sky Blues, infatti, ha ringraziato il giocatore soprattutto per la crescita dal punto di vista della pubblicità e per il prestigio che l’A League ha acquisito con il suo ingresso.

Attentato in Bangladesh I nomi delle 9 vittime italiane

Attentato in Bangladesh I nomi delle 9 vittime italiane

Simona Monti, aveva 33 anni ed era di Magliano Sabina (Rieti). Da circa un anno e mezzo era in Bangladesh per lavoro.Un altro cittadino italiano manca ancora all’appello dopo l’attentato. Per ora non risulta tra i cadaveri identificati all’obitorio militare di Dacca, ha riferito il ministro Paolo Gentiloni. Le vittime sono una ventina e questa persona non c’è. Può essere che sia tra i feriti o che sia irreperibile. Ci lavoreremo. Siamo in contatto con i familiari.Simona Monti doveva rimanere a Magliano Sabino, il paese dove vivono i suoi familiari, per un anno, in aspettativa, perché da alcune settimane aveva appreso di essere incinta.La circostanza è stata confermata dal fratello, sacerdote della diocesi di Avellino giunto da poco a Magliano.Maria Riboli era nata il 3 settembre 1982 ad Alzano Lombardo. Originaria di Borgo di Terzo, in valle Cavallina, dopo il matrimonio si era trasferita a Solza, nell’Isola bergamasca. Era mamma di una bambina di tre anni.A quanto si è appreso, Maria Riboli lavorava nel settore dell’abbigliamento e si trovava in viaggio per lavoro per conto di un’impresa tessile. Da qualche settimana era in Bangladesh.Ieri sera si trovava all’Holey Artisan Bakery seduta a un tavolino con alcune persone, quando sarebbe stata uccisa da una granata, lanciata da uno dei terroristi islamici.L’imprenditore Claudio Cappelli, 45 enne residente a Vedano al Lambro(Monza), era noto fra gli italiani di Dacca: Eravamo rimasti d’accordo che ci saremmo rivisti al suo ritorno dal Bangladesh, ci eravamo conosciuti lo scorso 14 giugno in un incontro al Consolato generale del Paese asiatico a Milano in cui gli imprenditori italiani avevano illustrato le loro esperienze nello stato che rappresento. Era entusiasta del suo lavoro: così, sotto choc, il console generale onorario del Bangladesh in Veneto, l’avvocato Gianalberto Scarpa Basteri.A Milano il consolato generale si occupa di tutto quanto riguarda il Nord Italia e per questo mi ricordo il dott. Cappelli che aveva una impresa nel settore tessile che produceva t shirt, magliette, abbigliamento in genere e anche intimo spiega Scarpa Basteri . Diceva di avere avuto una esperienza positiva e di essere contentissimo. Era da più di 5 anni impegnato in questa avventura. Era entusiasta e diceva che era un Paese dove si poteva lavorare molto bene.Non riesco a capire come sia potuto capitare l’attentato dice il console onorario il quartiere di Gulshan dove si trova il caffè è pieno di ambasciate e sedi legali delle grandi aziende del Bangladesh. Vi sono posti di blocco e si può entrare solo con il pass. , o meglio era, un quartiere tranquillo e sicuro come i due quartieri attigui Banani e Baridhara. Sono stupito dell’attentato.Claudia Maria D’Antona, la vittima torinese nell’attacco terroristico, aveva 56 anni e si era laureata in giurisprudenza all’Università del capoluogo piemontese. Ma da molti anni viveva in Oriente raccontano alcuni amici di gioventù prima in India dove aveva avviato un’attività di imprenditrice nel comparto tessile, e poi a Dacca, dove era titolare dell’azienda Fedo trading con il marito, Giovanni Boschetti, l’uomo che è riuscito a sfuggire ai terroristi scappando dal locale.Era tornata qualche anno fa a Torino partecipando ad una rimpatriata tra amici dell’università, racconta un ex compagno di studi.Claudia, come volontaria della Croce Verde, era stata tra i primi soccorritori all’incendio del cinema Statuto, il 13 febbraio 1983 a Torino, e tre anni prima aveva fatto parte delle squadre di soccorso alle popolazioni terremotate nell’Irpinia devastata dal sisma dell’autunno ’80.Un gran lavoratore, estremamente preciso e competente. Pronto a trovare sempre il lato positivo delle cose: così che gli ex colleghi ricordano Cristian Rossi, l’imprenditore friulano ucciso nell’attacco.Per anni aveva lavorato per la Bernardi come buyer proprio in Bangladesh, dove aveva il compito di comprare la merce e seguire i fornitori. E proprio grazie all’esperienza maturata, quando il gruppo tessile friulano aveva cessato l’attività, si era messo in proprio avviando con un collega un’attività di importazione di capi di abbigliamento realizzati nelle fabbriche di Dacca per conto di aziende italiane del settore tessile.Era una persona di spirito, anche nei momenti più difficili riusciva sempre a fare la battuta per sdrammatizzare le situazioni e fare gruppo, lo ricorda il segretario provinciale della Filcams Cgil di Udine, Francesco Buonopane, che aveva avuto modo di conoscerlo durante i delicati momenti della vertenza sindacale della Bernardi. Il nostro cordoglio va a tutte le vittime del terrorismo e ancor di più alla famiglia Rossi a cui rivolgiamo un ideale abbraccio. una famiglia distrutta quella di Cristian Rossi, che abitava a Feletto Umberto in comune di Tavagnacco (Udine). Il sindaco di Tavagnacco, Gianluca Maiarelli, ha espresso il suo cordoglio ai familiari con una telefonata dopo che si è diffusa l’ufficialità della notizia, esprimendo la vicinanza dell’amministrazione comunale e la disponibilità a mettersi a disposizione per qualunque tipo di esigenza possa avere la famiglia in questi giorni.Non si conosce ancora l’iter per il rimpatrio delle salme. In occasione dei funerali, l’amministrazione pensa già di proclamare il lutto cittadino. La famiglia ha chiesto riservatezza, in particolare per proteggere le due bambine, le due gemelline di 3 anni, ignare della morte del papà.Stiamo vivendo un dolore immenso, ha affermato Fabio Tondat, fratello di Marco, l’imprenditore di 39 anni ucciso a Dacca, aggiungendo che la Farnesina ha chiamato mezz’ora fa per ufficializzare il decesso. Marco Tondat era nato a Spilimbergo (Pordenone), ma viveva a Cordovado.Ci eravamo sentiti ieri mattina ha riferito il fratello doveva rientrare in Italia per le ferie e abbiamo concordato alcune cose, lo aspettavo per lunedì. Era un bravo ragazzo, intraprendente e con tanta voglia di vivere. Il fratello di Tondat ha quindi detto che Marco era partito un anno fa, perchè in Italia ci sono molte difficoltà di lavoro e ha provato ad emigrare. A Dacca era supervisore di un’azienda tessile, sembrava felice di questa opportunità. A tutti voglio dire che quanto accaduto deve far riflettere: non è mancato per un incidente stradale. Non si può morire così a 39 anni.Stava per rientrare a casa Adele Puglisi, manager per il controllo della qualità per la Artsana. Probabilmente la cena a cui ha partecipato era per salutare una sua amica, Nadia Benedetti, anche lei uccisa dai terroristi, prima di partire dal Bangladesh per la Sicilia.Il suo rientro a Catania era previsto tra stasera e domani, e suo fratello e i suoi amici si stavano organizzando per accoglierla.La vedevamo 20 giorni l’anno, era sempre in giro per il mondo per il suo lavoro, dice un vicino di casa. Non era sposata e non aveva figli. Abitava in un antico palazzo di una stretta via nello storico rione del Fortino a Catania, dove sarebbe dovuta ritornare nei prossimi giorni.Accanto alla sua c’è la casa di suo fratello, che vive però a Punta Secca, la frazione di Santa Croce di Camerina, nel Ragusano, diventata famosa perchè tra le location del ‘Commissario Montalbanò. Nel Palazzo non c’è un citofono e i cognomi quasi illeggibili sono scritti su una tavoletta di legno.Era una donna riservata e cortese afferma affacciato da un balcone un dirimpettaio la conoscevo da anni, ma qui c’era sempre poco: stava alcuni giorni e poi ripartiva, era sempre impegnata all’estero per lavoro.

Attentato Charlie Hebdo

Attentato Charlie Hebdo

Ogni volta che nel mondo accade qualcosa di straordinario, e in particolar modo quando ci sono di mezzo attentati e terrorismo, il cospirazionismo si scatena. D’altra parte non c’è niente di più facile che cedere alla dietrologia: c’è sempre qualcosa che non torna, c’è sempre qualcuno che trae indirettamente vantaggio da quanto avvenuto, c’è sempre qualche “potere fortissimo” che in via del tutto teorica avrebbe le sue ragioni per essere la manina invisibile che muove le sue marionette.

L’attentato a Charlie Hebdo non può sfuggire, tanto più che il materiale c’è tutto: gli attentatori che nello spazio di un pomeriggio passano da “commando addestrato” ad “attentatori inesperti che lasciano una marea di tracce”; la morte di un economista ostile ai liberisti del Fmi come Bernard Maris e i tanti che da quanto avvenuto avranno vantaggi in termini politici e geopolitici (si parla del Front National e, ovviamente, dell’immancabile Israele). Per il momento non si hanno notizie da parte della Massoneria, ma dal momento che stando alle teorie del complotto i massoni sono dietro a tutto, il loro ruolo si può anche dare per scontato.

Tra i primi a seminare un po’ di dubbi e dietrologie c’è uno dei punti di riferimento della galassia a Cinque Stelle, il professor Aldo Giannuli, che sul blog di Beppe Grillo scrive:

“[Non ho] nessun elemento per escludere che quello che è accaduto sia realmente quello che sembra: una azione di terrorismo di gruppi islamisti radicali, punto e basta. Ma aggiunge siccome a trarre giovamento da questa strage saranno in diversi (ad esempio il Front National che si appresta a fare vendemmia di voti, di conseguenza anche Putin che proprio sul Fn sta puntando per condizionare l’Europa sulla questione delle sanzioni, in una certa misura anche Israele che rinsalda i vincoli con l’Europa ogni volta che c’è un episodio di questo genere, chiunque voglia destabilizzare la Francia in particolare e l’Europa in generale) vale la pena di dare un’occhiata anche ad altre piste”.

Ecco, questo è un tipico ragionamento dietrologico: non ci sono elementi per dire che è andata così, ma siccome altri ne trarrebbero vantaggio non si può escludere che la colpa sia di chi vuole la destabilizzazione dei mercati europei. Anzi no: del Front National che farà incetta di voti. Anzi no: di Israele che rinsalderà i suoi traballanti rapporti con l’Europa. Il fatto è che è proprio sugli elementi in possesso che ci si deve basare. Elementi che fino a questo momento fanno pensare a terroristi fanatici dell’Islam nati e cresciuti in Francia e addestrati in Siria, dove si sono recati per combattere nelle fila dello Stato Islamico. Oppure no?

Anche su questo aspetto infatti non si può sfuggire ai tanti dubbi che circolano. Ma come, degli attentatori così esperti che poi dimenticano la patente in macchina facendo sapere a chiunque chi è uno dei due responsabili? La cosa più semplice da pensare è che i killer fossero sì spietati e addestrati, ma non abbastanza freddi da fare attenzione a ogni dettaglio, soprattutto nel momento in cui ci si trova a essere in fuga e inseguiti. La spiegazione più semplice, però, non è mai quella prediletta dai complottisti. Ma il sottotesto è molto più insidioso e vuole comunicarci che queste “goffaggini” siano state fatte di proposito, per depistare gli investigatori. E però, se i terroristi islamici sono solo uno specchietto per le allodole, chi possono essere i veri responsabili? Un indizio viene dal fatto che tra le vittime non ci fossero solo redattori e vignettisti di Charlie Hebdo, poliziotti e altri malcapitati; ci fosse anche un noto economista come Bernard Maris. Uno che ha polemizzato tutta la vita con gli economisti neoliberisti, che ha titolato un libro “Lettera aperta ai guru dell’economia che ci prendono per imbecilli” e che insomma non era proprio amico dei falchi del Fondo Monetario Internazionale.

Stando alle letture complottiste, si sa chi c’è dietro al Fmi, alla Nato e alle altre istituzioni sovranazionali: la massoneria, gli illuminati, il Bilderberg e via così. Che la sua uccisione non sia causale sembra essere il sospetto del deputato del Movimento 5 Stelle Carlo Sibilia, che su Twitter scrive:

Lo stesso Sibilia ha poi chiarito la sua posizione in un più lungo post su Facebook. Di sicuro però sono parole di questo tenore che rinfocolano la ricerca a tutti i costi di una causa altra. Perché quando si ragiona a ritroso, c’è sempre qualche spiegazione altra. E se cercate la dimostrazione più perfetta di come funzioni questo meccanismo, basta dare un’occhiata a una delle teorie cospirazioniste più stupefacenti di tutti i tempi: quella dell’antico astronauta.

Atletico Madrid

Atletico Madrid

Tanto calcio spettacolo nei primi 45 minuti della sfida tra Atletico Madrid e Barcellona, gara di ritorno dei quarti di finale di Coppa del Re. La scorsa settimana i catalani hanno vinto 1 0 al Camp Nou, risultato che costringeva oggi i madrileni a vincere con due gol di scarto. La prospettiva non ha per nulla spaventato i campioni di Spagna che hanno iniziato l’incontro nel miglior modo possibile, ovvero pareggiando istantaneamente il gol subito all’andata. A rimettere la situazione in parità ci ha pensato il redivivo Fernando Torres, incredibilmente rifiorito da quando è tornato a giocare nella squadra dove è cresciuto.

Il Nio ha fatto centro dopo appena 38 secondi di partita, approfittando nel migliore dei modi del pallone calciato in profondità da Siqueira anticipando un Messi non ancora concentratissimo. Per Torres un gol da centravanti di razza con una staffilata all’angolino dopo un dribbling secco su Mascherano al limite dell’area. Dopo aver segnato l’ex milanista si è inginocchiato a terra ed ha baciato il prato del Vicente Calderon, segno evidente di come questo ritorno a casa abbia fatto bene al suo spirito.

Dopo aver segnato l’1 0 l’Atletico ha cercato di trovare subito il colpo del KO che avrebbe steso un Barcellona giustamente frastornato. Ricercando il gol i padroni di casa si sono però sbilanciati troppo, permettendo al nono minuto a Messi di verticalizzare per Suarez, che a sua volta ha lanciato in campo aperto Neymar; implacabile il brasiliano davanti ad Oblak nel trovare l’angolo giusto per pareggiare i conti.

Al 28esimo minuto Juanfran ha puntato Mascherano al limite dell’area, cercando di superarlo in surplace. L’argentino non è andato molto per il sottile ed ha deciso di stendere il terzino colchoneros. Fallo netto punito dall’arbitro Manzano, che ha però preso un clamoroso abbaglio indicando il dischetto del rigore per punire un intervento avvenuto prima della linea; inutili nella circostanza le proteste dei blaugrana per segnalare l’errore. Sul dischetto si è presentato Raul Garcia che ha portato nuovamente avanti i suoi con un destro molto angolato, troppo anche Ter Stegen che pure aveva intuito il lato giusto.

Al 38esimo è arrivata una nuova doccia fredda per gli uomini di Simeone, riacciuffati nuovamente per un autorete del brasiliano Miranda, che ha svirgolato malamente nella propria porta nel tentativo di calciare lontano un pallone colpito di testa da Busquets sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Poco dopo è successo di tutto nella stessa azione. Siqueira è scappato sulla fascia destra ed ha messo al centro un pallone al bacio per l’accorrente Griezmann, che l’ha colpito benissimo di prima intenzione. La palla, diretta nello specchio, è stata però fermata da Jordi Alba con il braccio.

Incredibilmente l’arbitro ha lasciato correre il gioco e sul capovolgimento di fronte lo stesso Jordi Alba, partito come un razzo dalla propria metà campo, è riuscito a servire l’assist per il gol del 3 2 segnato ancora da Neymar. L’Atletico dopo questo episodio ha perso la testa ed ha compromesso la sua partita. Gabi si è fatto subito ammonire per proteste e rientrando negli spogliatoi all’intervallo anche espellere per un insulto rivolto all’arbitro.

Ad inizio ripresa Arda Turan ha addirittura cercato di colpire il guardalinee lanciandogli una scarpa, venendo solo ammonito dall’arbitro ormai andato nel pallone. Emozioni zero nel secondo tempo perché l’Atletico, oltre alla pazienza, aveva già perso anche le speranze di riuscire a ribaltare nuovamente il risultato. I colchoneros hanno terminato la partita in 9 uomini per l’espulsione nel finale di Mario Suarez, autore di un fallaccio di frustrazione su Messi.

Assoluzione Consigliere Prete Torre Annunziata 22 luglio 2016

Assoluzione Consigliere Prete Torre Annunziata 22 luglio 2016

Era accusato di ricettazione per aver utilizzato un assegno rubato. Assolto lex consigliere comunale di Torre Annunziata, Aniello Prete. Lex rappresentante del Pci prima e dei Ds poi, fino ad arrivare allApi, stato assolto dal tribunale oplontino dinanzi al quale era imputato da quasi un anno e mezzo. Assolto per non aver commesso il fatto, questa la motivazione addotta allassoluzione con formula piena dello storico politico oplontino. La vicenda che ha coinvolto il 70enne iniziata il 3 luglio 2014. Alcuni malviventi di Boscoreale sottrassero un assegno dellimporto di 2.200 euro ad un giovane che denunci tutto ai carabinieri.

La cifra venne versata su un conto del Banco di Napoli del consigliere dopo qualche giorno. Il movimento entr nella rete degli investigatori che risalirono a Prete. Secondo la procura oplontina lindagato prima ed imputato prima era a conoscenza del fatto che lassegno fosse rubato e per questo motivo ha ottenuto il rinvio a giudizio ed anche in sede di discussione, ha chiesto la condanna a due anni di reclusione. Lesito della requisitoria del Pm Fabrizia Fiore non stato per condiviso dal giudice che ha scelto di assolvere il 70enne con formula piena,come richiesto dai suoi legali Michele Riggi e Simonetta Vitiello,mettendo fine alla vicenda che lo aveva coinvolto e colpito molto.

Asics sneakers 2016

Asics sneakers 2016

6TH PRLLL è un progetto multidisciplinare di Slam Jam che si concretizza in una ASICS GEL LYTE III in edizione limitata e in un vinile 7″ contenente l’omonima traccia 6TH PARLL, prodotta da Khalab DJ Hendrix e già soundtrack del video di lancio.

6TH PRLLL è il sequel del noto progetto 5TH DIMENSION del 2010, il cui immaginario di riferimento era un universo

astratto dominato dal dinamismo e dagli action sport strettamente legati ad ASICS. Dopo la quinta dimensione, oggi Slam Jam presenta il 6TH PRLL, un luogo che non esiste ma che è reale e popolato da tribù. una versione più oscura rispetto al mondo precedente, una versione dove il nero e le sfumature del grigio rappresentano l’esistenza a noi sconosciuta di quelle tribù.

Convertendo in negativo la precedente ASICS GEL LYTE III 5TH DIMENSION, il risultato è una versione nuova e più aggressiva della stessa scarpa, la ASICS GELL LYTE III 6TH PRLLL, in cui i colori si accendono insieme ai toni del nero e del grigio.