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Orlando, in Florida, è la capitale mondiale delle vacanze, un paradiso illuminato dal sole che attira milioni di turisti da tutto il mondo. A pochi passi da questo regno incantato con parchi tematici e resort, c’è un mondo completamente diverso in cui vivono famiglie ai margini del sogno americano. “Un sogno chiamato Florida”, che esce in sala il 22 marzo, si concentra su un gruppo di bambini, figli di famiglie scoppiate: delle “simpatiche canaglie” tra marachelle e comportamenti antisociali. Tgcom24 vi offre una clip per scoprire il film di Sean Baker.

Siamo in un motel low cost dal nome importante, Magic Castle, un non luogo della provincia americana che sorge proprio accanto a un posto considerato il più magico per i bambini. Qui vivono famiglie che si arrangiano tra resilienza, lavoretti, piccoli furti, difficoltà quotidiane e indigenza che bussa alle porta: un mondo marginale in cui il degrado convive con un fanciullesco desiderio di evasione. Uno degli appartamenti è occupato da Moonee (Brooklynn Prince), 6 anni, e sua madre Halley (Bria Vinaite). Moonee passa le giornate estive con un gruppo iperattivo di coetanei, Scooty, Dicky e Jance: bambini allo stato brado che nessuno segue davvero. A vegliare su grandi e piccoli c’è Bobby (Willem Dafoe), paterno gestore dello scalcinato posto.

Sean Baker gira tecnicamente ad “altezza bambino” seguendo il bighellonare senza meta dei bimbi, tra bar a forma di cup cake, muri, insegne, case abbandonate, seguendo filmicamente il loro ritmo, tra vivacità e monotonia.

Tra sorriso e dramma sociale, il film offre una fotografia di una serie di persone che non ce l’hanno fatta, prodotto della crisi economica americana del 2008 che sopravvivono tra macerie della vita e deserti emotivi. Per il suo ruolo, Willem Dafoe ha ottenuto la nomination all’Oscar come Miglior Attore non Protagonista, dopo aver già collezionato le nomination a Golden Globe, Bafta e Screen Actors Guild Awards.

Il regista Sean Baker racconta in esclusiva che è stato il suo co sceneggiatore a sottoporgli il soggetto e a fargli conoscere questa realtà americana: “Ero molto sconcertato. Facendo ricerche ho capito che in realtà si tratta di un problema nazionale che ha un nome, ‘Hidden homeless’. Sono persone impossibilitate a procurarsi un alloggio permanente che ricorrono a motel economici per avere un tetto sulla testa, faticando ogni settimana, a volte anche ogni giorno, per poterlo fare”.

Il regista ha anche rivelato di essere stato “ispirato dalla serie di cortometraggi ‘Simpatiche Canaglie’ degli Anni 20 e 30 che rappresentavano in maniera leggera il modo di vivere di quei bambini poveri nel periodo della Grande Depressione. La loro felicità e le loro divertenti avventure guadagnavano la scena, lasciando sullo sfondo quel periodo difficilissimo per gli Stati Uniti, che pur denunciava la serie. Abbiamo perciò voluto parlare della situazione di questi senzatetto come una sorta di versione aggiornata e contemporanea delle piccole canaglie; qualcosa che trasmettesse, con una grande ironia nella narrazione, un messaggio capace di accendere un riflettore sulla tragica situazione americana attuale”.
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Complesso di teorie e tecniche che assumevano la loro ispirazione dalle pratiche tendenti a ottenere la trasmutazione dei metalli vili in oro, la pietra filosofale, l di lunga vita. Il termine deriva dall kmiy uno dei nomi del reagente per la trasformazione dei metalli, detto in Occidente lapis philosophorum o pietra filosofale. In seguito ha assunto anche il significato di arte di trasformare utilmente le sostanze naturali. Attraverso il centro culturale di Alessandria e la cultura siriaca, l ellenistica si trasmise alla civilt islamica. Fondatore dell araba viene considerato Gibir ibn ayyn, il della tradizione medievale europea (vissuto, pare, nel sec. 8

Attraverso gli Arabi l riprese contatto con la tradizione alchimistica greca. Nei sec. 15 e 16 si ebbe uno sterminato moltiplicarsi di edizioni e raccolte di testi tradotti dal greco o dall e di opere originali. Tra i pi famosi cultori di a., di e di scienze occulte, sono da ricordare Cornelio Agrippa di Nettesheim, G. Della Porta. Intanto l andava trasformandosi nella iatrochimica, cercando di isolare i principi attivi contenuti nelle erbe medicinali e tentando i primi rimedi sintetici di origine minerale.

Con Paracelso l assunse il carattere di della medicina, considerata come sapere operativo: la conoscenza della natura (intesa come animata e vivente, in continua trasmutazione) diventava concreta e operante terapeutica solo mediante l capace di svelare i mysteria dei processi naturali e di correggerli, canalizzarli, portarli a compimento e quindi di ristabilire il corretto rapporto uomo natura in cui consiste lo stato di salute. La nascita della chimica segn lungo il 17 sec., il tramonto dell per quanto essa aveva di occulto e di iniziatico.

Gli storici della scienza hanno dapprima insistito sul rapporto fra a. e chimica (ora proponendo una concezione dell come preistoria della chimica, ora indicando nell una sorta di sacralizzazione di precedenti tecniche artigianali). In seguito si insistito sui pi complessi significati dell nell delle varie culture e della loro storia; in particolare ne sono state messe in luce, insieme ai presupposti tecnici e pratici, le implicazioni di carattere religioso e metafisico. Jung, che ha affrontato il problema dell in chiave di psicologia analitica, l simbolizza, nei vari stadi dei suoi procedimenti, l collettiva e individuale attraverso il processo di individuazione e la ricerca del Selbst: il linguaggio alchemico e le sue immagini vengono quindi interpretati sulla base degli archetipi collettivi.

Motivo essenziale della tematica alchemica la possibilit della reciproca trasmutabilit dei metalli, che presuppone al loro fondo un comune materia prima (indicata con vari nomi: acqua divina, argento vivo, pietra filosofale) alla quale i metalli possono essere ricondotti per essere trasformati e dotati di altre qualit Questo processo rinvia a un pi complesso sfondo metafisico cosmologico in cui prevale il tema della radicale unit del tutto e dove l alchemica si presenta come imitazione e riproduzione dell processo creativo. Questa concezione si accompagna sempre a un sostrato panvitalistico: la realt retta da segrete corrispondenze che rendono possibile provocare processi di trasformazione operando su una parte del cosmo in quanto tale operazione si ripercuote su tutte le altre; rispondenza dunque di esseri, di piani diversi della realt legati tutti da una legge di simpatia e antipatia che non costituisce solo il presupposto dell ma di ogni operazione magica, che, usando mezzi segreti per captare le forze occulte presenti nel cosmo, tenti di provocare o modificare processi naturali.

Di qui appunto gli stretti legami dell con la e l spesso i processi magici sono processi alchemici e le operazioni alchemiche si avvalgono delle tecniche astrologiche per stabilire affinit o opposizioni tra cielo e terra. Questa prospettiva vitalistica, con la tensione di forze che si oppongono e si attraggono, ispira la simbologia sessuale presente nei testi alchemici: dalla classificazione in termini di sesso dei metalli, alla concezione della materia prima come ermafrodito, alla presentazione dei processi di formazione e trasformazione dei metalli come dinamica di rapporti maschio femmina che si producono tanto naturalmente quanto nel vaso filosofale indicato come Proprio perch inserita in una generale concezione del cosmo l assume spesso toni e prospettive metafisiche e religiose: non solo in quanto l riproduce l del creatore e le linee di formazione della realt ma perch a volte l alchemica diviene ricerca dell processo di liberazione dal molteplice, dalla corporeit ascesa a livelli pi profondi del reale: l si presenta allora in alcuni testi come processo di salvezza e, in contesti cristiani, la ricerca della pietra filosofale diviene ricerca di Cristo e ritorno al principio creatore.

è . Forma latinizzata medievale del nome arabo Gibir; è così noto, in particolare, Gibir Ibn ayyn (sec. 8?) considerato a lungo il fondatore dell’ araba, e la principale fonte dell’ europea.

Carl Gustav Jung

Jung iù, Carl Gustav. Psichiatra, psicologo e storico della cultura (Kesswyl 1875 Ksnacht, Zurigo, 1961). Laureatosi in medicina a Basilea nel 1900, passò al nosocomio psichiatrico zurighese Burghlzli per proseguire gli stud di psichiatria sotto la guida di E. Bleuler. Nel 1902 compì un semestre .

Dizionario di Storia (2010)

Complesso di teorie e tecniche tendenti a ottenere la trasmutazione dei metalli vili in oro, la pietra filosofale e l’elisir di lunga vita. Il termine viene dall’arabo (ana) al kmiy’ (arte della) pietra filosofale. Dal mondo culturale greco l’ passò, nel .

(meno corretto alchimìa) [Der. del lat. mediev. (sec. 12) , e questo dall’arabo (san’a) al kim ya “(arte della) pietra filosofale”, che a sua volta deriva, attraverso il siriaco kim ya , dal gr. tardo chymèia o chemèia] Arte, nata nell’ambiente ellenistico dell’Egitto nel I sec. .
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About this Item: 1501. Bulino, 1501, monogrammato in lastra in basso a sinistra. Esemplare nella prima variante di tre descritte dal Meder. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, rifilata al rame, in ottimo stato di conservazione. Descritta dal Meder come rara, questa bellissima incisione di Durer fa parte di un gruppo di opere di transizione del Maestro, tra il perfetto stile tecnico dei primi lavori e la perfezione grafica delle opere del periodo seguente al viaggio in Italia. Il soggetto rappresenta il tema delle tre generazioni, piuttosto in auge presso gli artisti nordici del periodo. L’iconografia con le due figure in piedi fu presto soppiantata dalla pi comune delle tre figure sedute l’una accanto all’altra con il Bambino nel mezzo. Bibliografia: Meder 43,a Dimensioni 71×116. Engraving, 1501, signed with monogram on lower left plate. Example in the first version of three, as described by Meder. Magnificent work, rich in shades, printed on contemporary laid paper without watermark, in excellent condition. Meder describes this subject as quite rare; this engraving is part of a group of works realized by Durer in his period of transition, between the perfect technical style of his first works and the perfect graphic production realized after his journey to Italy. This subject depicts the three generations theme, quite common among the Northern artists. The old iconography with two standing figures was soon changed into three sitting figures, with the child in the middle. Bibliografia: Meder 43,a Dimensioni 71×116. Meder 43,a Dimensioni 71×116. Dimensioni. Seller Inventory 4301About this Item: 1502. Bulino, circa 1502, monogrammato in lastra in basso a sinistra. Esemplare nella prima variante di sei descritta dal Meder, con il graffio di lastra verticale nella parte superiore destra. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame, in ottimo stato di conservazione. L’incisione illustra la leggendaria uccisione di un drago ad opera di San Giorgio. Il Santo, qui raffigurato nell finale, nel momento di vittoria sul drago ucciso, domina la scena con la sua possente corazza, armato di spada e della lancia che tiene con la sinistra. L’elmo piumato deposto a terra, sulla sinistra, mentre sulla destra giace il drago, parzialmente occultato dietro le gambe del Santo, a conferirgli maggiore rilievo. Sullo sfondo si distingue un paesaggio marino con un centro abitato. Circa la data di esecuzione della stampa, i pareri sono discordanti. Alcuni riconducono l’opera agli anni 1507 1508, quando l’imperatore Massimiliano I mostrava particolare interesse per l’ordine di San Giorgio, fondato da suo padre. Con l’aiuto del Santo l’imperatore sperava di poter allestire una crociata contro i Turchi, progetto che matur proprio nel 1507. Panofsky ne anticipa l’esecuzione di tre o quattro anni, mentre Hollstein e Strauss la riconducono al 1502, dal momento che a partire dal 1503 D dat tutte le sue opere. A far propendere per questa datazione, anche l’omogeneit stilistica e compositiva (una figura che domina la scena sullo sfondo di un paesaggio marino) con Lo Sbandieratore, che la precede in questo catalogo e che risalirebbe proprio al 1502. Il tema di San Giorgio e il drago ricorre frequentemente nelle opere artistiche per il forte valore simbolico di cui portatore: il drago rappresenta il male, in particolare per i primi cristiani rappresentava il paganesimo. La conversione di una nazione al cristianesimo veniva rappresentata simbolicamente come un mostro ucciso da un guerriero corazzato armato di lancia, simbolo della fede cristiana. Cos veniva rappresentato San Giorgio, a significare la conquista della Cappadocia regione che diede i natali al santo alla fede cristiana. Engraving, circa 1502, signed at lower left. Meder a impression, with the vertical scratch nea the upper half of the right edge. Very good impression, printed on laid paper, trimmed to the platemark, in very good conditions. The engraving shows the legendary slaying a dragon by St George. The Saint, pictured here in the final act , in the moment of victory over the dragon slain, dominates the scene with his powerful armor , armed with sword and spear holding with his left hand . The plumed helmet is placed on the ground , on the left , while on the right lies the dragon, partially hidden behind the legs of the saint, to give it greater prominence. In the background stands a seascape with a town. About the date, the opinions are divided. Some relate the work to the years 1507 1508 , when Emperor Maximilian I showed particular interest in the Order of St. George, founded by his father. With the help of the Holy Emperor hoped to set up a crusade against the Turks , a project that just matured in 1507. Panofsky anticipates the execution of three or four years, while Hollstein and Strauss lead back to 1502, since starting from 1503 D dated it all his works. To do this favor for dating, it is also the stylistic and compositional homogeneity ( a figure that dominates the scene in the background of a sea landscape ) with The flag waver that just goes back to 1502. The theme of St. George and the dragon occurs frequently in works of art for the strong symbolic value which is the bearer of the dragon represents evil , especially for the early Christians represented paganism . The conversion of a nation to Christianity was represented symbolically as a monster killed by an armored warrior armed with a spear , the symbol of the Christian faith . So was represented St. George , signifying the conquest of Cappadocia a region that gave birth to. Seller Inventory 49043.

About this Item: 1502. Bulino, 1502 circa, monogrammato in lastra a sinistra al centro. Esemplare nella prima variante di tre descritta dal Meder. Bellsiima prova, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, rifilata al rame o con sottilissimo margine, in perfetto stato di conservazione. Sullo sfondo di un paesaggio marino, si staglia in primo piano la figura dello sbandieratore, in una delle posizioni standard. La bandiera reca lo stemma dell’ordine del Toson d’Oro istituito a Bruges nel 1431 da Filippo il Buono duca di Borgogna con il compito di diffondere la religione cattolica. Crollato lo Stato di Borgogna, in seguito al matrimonio di Maria di Borgogna con l’arciduca Massimiliano, l’ordine pass alla casa d’Asburgo. Sotto la bandiera, su un tronco d’albero, la tavoletta col monogramma dell’artista. L’incisione risale al periodo in cui D stimolato dall’incontro con il pittore veneziano Jacopo de’ Barberi, riprende lo studio delle proporzioni dei corpi e i problemi inerenti la prospettiva. L’interesse per questa materia era stato suscitato nell’artista durante il viaggio di studio in Italia, nell’autunno del 1494, dalle opere rinascimentali del Bellini, del Mantegna e di altri artisti toscani quali Pollaiuolo e Lorenzo di Credi. Al 1502 risalgono anche il San Giorgio in piedi e la Grande Fortuna. Ottimo esemplare. Engraving, 1502 circa, signed at lower center. Example of the first issue described by Meder. A fine impression, printed on laid paper, trimmed to the platemark or with thin margins, in excellent condition. The elastic posture of the lansquenet has been viewed as as by product of Durer’s preoccupation at about that time with the figure of the Apollo Belvedere, culminating in the figure of Adam in his “Adam and Eve” of 1504. The banner with the Cross of St. Andrew, emblematic of the Order of the Golden Fleece and of the Dukes of Burgundy, was used by Maximilian I in that capacity during the Swiss War of 1499. The background is quite similar to the one in “St. George on foot”. A very good example of this engraving. Bartsch 87; Meder, pag. 107, 92 a Strauss, p. 108 n. 35; Salamon, n. 30. Dimensioni 69 114mm. Seller Inventory S317814.

About this Item: 1505. Bulino, 1505, datato in lastra il altro al centro e monogrammato in basso a destra. Esemplare della quinta variante di sei descritta dal Meder. Bellissima prova, nitida e contrastata, impressa su carta vergata coeva con filigrana “armi di Memmingen” (Meder 237, Briquet 931), con margini, in ottimo stato di conservazione. Il titolo Il grande cavallo legato non alle dimensioni della stampa, ma alle proporzioni dell’animale. La stampa coeva a quella del Piccolo cavallo e riflette la fase in cui D studiava e si cimentava nelle proporzioni dei corpi e in particolare su quelle dei cavalli, fino a pubblicare nel 1525 il Manuale delle misure e nel 1528 quattro libri delle Umane proporzioni, dai quali per rimasero esclusi proprio gli studi dell sulle proporzioni del cavallo, poi riprese da Hans Sebald Beham dopo la morte di D Sono stati individuati quali precedenti per questa stampa due disegni del 1503 (Winkler n. 360 e n. 361). Mende ha proposto che in questa stampa sia in realt rappresentato Bucefalo, il mitico cavallo di Alessandro Magno. In quest’opera il cavallo ripreso dal dietro secondo una prospettiva che ha l’effetto di rafforzare l’idea del volume, di mettere in risalto la sua forma e la monumentalit e di ingrandire le sue dimensioni apparenti. Da questa prospettiva infatti, il cavallo riempie lo spazio da un margine all’altro. A quest’opera si ispir Caravaggio per la Conversione di San Paolo, per ottenere il massimo di naturalismo e monumentalit Bell’esemplare di questa affascinante opera. Engraving, 1505, signed and dated on plate. Example of the fifth issue described by Meder. A fine impression, with tones, printed on laid paper with “arms of Memmingen” watermarks (Meder 237, Briquet 931), with margins and in very good conditions. The title The big horse is not tied to the size of the print , but the proportions of the animal. The print is coeval with that of Small horse and reflects the stage where D studied and engages in the proportions of the body and in particular those of the horses, to be published in the 1525 Handbook of the measures in 1528 and four books of Human proportions , which, however, were excluded from their study of the artist on the proportions of the horse, by Hans Sebald Beham then resumed after the death of D Has been identified as the previous two drawings for this print in 1503 (Winkler n. 360 and n . 361 ) . Mende has proposed that this print is actually represented Bucephalus , the legendary horse of Alexander Magno. In this work the horse is taken from behind from a perspective that has the effect of reinforcing the idea of the volume, to put in emphasize its form and monumentality , and magnify its apparent size . From this perspective, in fact , the horse fills the space from one edge to another. In this work was inspired by Caravaggio for the Conversion of St. Paul, to get the most of naturalism and monumentality. A nice example. Bartsch, 97; Meder, 94 e Salamon, n. 36; Panofsky, p. 116; Strauss p. 138, 45. Dimensioni 147 204mm. Seller Inventory 49065.

About this Item: 1498. Xilografia, circa 1498 con il monogramma dell’artista in basso verso il centro. Splendido esemplare, con toni ricchi e ben contrastati, rifilata alla linea marginale, in ottimo stato di conservazione. Nella prima variante di tre descritta da Meder, avanti i fori di tarlo nella linea marginale. La datazione dell’opera, intorno al 1498, basata principalmente sulla forza espressiva della composizione che comune a quella dei fogli dell’Apocalisse. Caterina, figlia di Costis re di Cipro, fu condannata alla tortura della ruota uncinata in quanto si era rifiutata di rinunciare, come le era stato ordinato dall’Imperatore Massenzio, alla sua fede cristiana. Un’improvvisa pioggia di fuoco distrusse la ruota uncinata. Ci non valse tuttavia a salvarle la vita in quanto successivamente Caterina venne decapitata. Si conservano due studi a penna relativi alla figura di S. Caterina inginocchiata (Winkler 73 e 74), datati ai tempi del primo soggiorno veneziano del D che hanno fornito la base per l’elaborata redazione della veste, che un costume veneziano. La matrice origianle si conserva al Metropolitan Museum di New York. Woodcut, 1498 circa, signed in the bloc with the monogram AD. A very good Meder a impression, before the two thin gaps at the lower borderline. Pinted with a strong contrast, trimmed close to the border line, in very good condition. This print is closely related in style to the Apocalypse., so it is dated around 1498. The woodcut confirms the function of costume studies as independent source material, for here the saint appears in Venetian costume. St Catherine, an Alexandrian princess, suffered a martyr death during the reign of the heathen Roman emperor Maxentius, as a result of her missionary work during the period when Christians were being persecuted. She was condemned to be broken on the wheel, but it collapsed at God command and a rain of fire killed many heathens. Here, this event is shown together with the beheading of St Catherine. The woodblock is in The Metropolitan Museum of Art, New York Bartsch VII.141.120; TIB 1001.320; Meder 1932 236; Strauss, 57; Fara, p. 347 n. 116. Dimensioni 285 388mm. Seller Inventory S350046.

About this Item: 1500. Bulino, 1500 circa, monogrammato in lastra in basso a destra. Esemplare nella prima variante di sette descritte dal Meder. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva con filigrana “alta corona” (Meder 20 tipica di questa prima tiratura), completa della linea marginale, piccoli interventi di restauro agli angoli, perfettamente eseguiti, in ottimo stato di conservazione. Sebbene presentata dal D a Re Cristiano di Danimarca nel 1521, e ricordi alla lontana lo stemma nobiliare della famiglia Tetzel di Norimberga, l’opera sembra un lavoro di pura fantasia. Heller sosteneva che rappresentasse una sorta di allegoria di devozione, fedelt ed attenzione verso qualcuno. Insieme alla successiva opera del 1503, Stemma con il teschio, questo lavoro nasce con il preciso intento, da parte dell’autore, di mostrare il virtuosismo tecnico e l’abilit nell’uso del bulino. Elementi stilistici inducono gli studiosi a datare questa lastra al 1500 circa, tuttavia sembra possibile che le due opere siano state realizzate nello stesso anno, nel 1503. Le due opere costituiscono un primo esempio di capriccio. Capolavoro dell’arte ornamentale. Engraving, circa 1500, signed on plate at the bottom right. Example in the first variant of seven described by Meder. A magnificent impression, rich in tone, printed on contemporary laid paper with watermark “high crown” (Meder 20 typical of this first issue), complete with the marginal line, small restoration at the corners perfectly executed, in excellent condition. Although D made by King Christian of Denmark in 1521, and the memories away the coat of arms of the family Tetzel of Nuremberg, the structure resembles a work of pure imagination. Heller claimed to represent a kind of allegory of devotion, fidelity and attention to someone. Stylistic elements lead researchers to date this plate from around 1500, but it seems possible that the two works were made in the same year, in 1503. The two works are a prime example of capriccio. Masterpiece of ornamental’s art. Meder 97 a Strauss, The intaglio prints of Albrecht D p. 96,31; Panofsky 207; Salamon, Albrecht D Bulini, puntesecche, acqueforti, 25. Dimensioni 120 185mm. Seller Inventory 4603.
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About this Item: 1500. Bulino, 1500 circa, monogrammato in lastra in basso a destra. Esemplare nella prima variante di sette descritte dal Meder. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva con filigrana “alta corona” (Meder 20 tipica di questa prima tiratura), completa della linea marginale, piccoli interventi di restauro agli angoli, perfettamente eseguiti, in ottimo stato di conservazione. Sebbene presentata dal D a Re Cristiano di Danimarca nel 1521, e ricordi alla lontana lo stemma nobiliare della famiglia Tetzel di Norimberga, l’opera sembra un lavoro di pura fantasia. Heller sosteneva che rappresentasse una sorta di allegoria di devozione, fedelt ed attenzione verso qualcuno. Insieme alla successiva opera del 1503, Stemma con il teschio, questo lavoro nasce con il preciso intento, da parte dell’autore, di mostrare il virtuosismo tecnico e l’abilit nell’uso del bulino. Elementi stilistici inducono gli studiosi a datare questa lastra al 1500 circa, tuttavia sembra possibile che le due opere siano state realizzate nello stesso anno, nel 1503. Le due opere costituiscono un primo esempio di capriccio. Capolavoro dell’arte ornamentale. Engraving, circa 1500, signed on plate at the bottom right. Example in the first variant of seven described by Meder. A magnificent impression, rich in tone, printed on contemporary laid paper with watermark “high crown” (Meder 20 typical of this first issue), complete with the marginal line, small restoration at the corners perfectly executed, in excellent condition. Although D made by King Christian of Denmark in 1521, and the memories away the coat of arms of the family Tetzel of Nuremberg, the structure resembles a work of pure imagination. Heller claimed to represent a kind of allegory of devotion, fidelity and attention to someone. Stylistic elements lead researchers to date this plate from around 1500, but it seems possible that the two works were made in the same year, in 1503. The two works are a prime example of capriccio. Masterpiece of ornamental’s art. Meder 97 a Strauss, The intaglio prints of Albrecht D p. 96,31; Panofsky 207; Salamon, Albrecht D Bulini, puntesecche, acqueforti, 25. Dimensioni 120 185mm. Seller Inventory 4603About this Item: 1498. Xilografia, circa 1498 con il monogramma dell’artista in basso verso il centro. Splendido esemplare, con toni ricchi e ben contrastati, rifilata alla linea marginale, in ottimo stato di conservazione. Nella prima variante di tre descritta da Meder, avanti i fori di tarlo nella linea marginale. La datazione dell’opera, intorno al 1498, basata principalmente sulla forza espressiva della composizione che comune a quella dei fogli dell’Apocalisse. Caterina, figlia di Costis re di Cipro, fu condannata alla tortura della ruota uncinata in quanto si era rifiutata di rinunciare, come le era stato ordinato dall’Imperatore Massenzio, alla sua fede cristiana. Un’improvvisa pioggia di fuoco distrusse la ruota uncinata. Ci non valse tuttavia a salvarle la vita in quanto successivamente Caterina venne decapitata. Si conservano due studi a penna relativi alla figura di S. Caterina inginocchiata (Winkler 73 e 74), datati ai tempi del primo soggiorno veneziano del D che hanno fornito la base per l’elaborata redazione della veste, che un costume veneziano. La matrice origianle si conserva al Metropolitan Museum di New York. Woodcut, 1498 circa, signed in the bloc with the monogram AD. A very good Meder a impression, before the two thin gaps at the lower borderline. Pinted with a strong contrast, trimmed close to the border line, in very good condition. This print is closely related in style to the Apocalypse., so it is dated around 1498. The woodcut confirms the function of costume studies as independent source material, for here the saint appears in Venetian costume. St Catherine, an Alexandrian princess, suffered a martyr death during the reign of the heathen Roman emperor Maxentius, as a result of her missionary work during the period when Christians were being persecuted. She was condemned to be broken on the wheel, but it collapsed at God command and a rain of fire killed many heathens. Here, this event is shown together with the beheading of St Catherine. The woodblock is in The Metropolitan Museum of Art, New York Bartsch VII.141.120; TIB 1001.320; Meder 1932 236; Strauss, 57; Fara, p. 347 n. 116. Dimensioni 285 388mm. Seller Inventory S350042.

About this Item: 1505. Bulino, 1505, datato in lastra il altro al centro e monogrammato in basso a destra. Esemplare della quinta variante di sei descritta dal Meder. Bellissima prova, nitida e contrastata, impressa su carta vergata coeva con filigrana “armi di Memmingen” (Meder 237, Briquet 931), con margini, in ottimo stato di conservazione. Il titolo Il grande cavallo legato non alle dimensioni della stampa, ma alle proporzioni dell’animale. La stampa coeva a quella del Piccolo cavallo e riflette la fase in cui D studiava e si cimentava nelle proporzioni dei corpi e in particolare su quelle dei cavalli, fino a pubblicare nel 1525 il Manuale delle misure e nel 1528 quattro libri delle Umane proporzioni, dai quali per rimasero esclusi proprio gli studi dell sulle proporzioni del cavallo, poi riprese da Hans Sebald Beham dopo la morte di D Sono stati individuati quali precedenti per questa stampa due disegni del 1503 (Winkler n. 360 e n. 361). Mende ha proposto che in questa stampa sia in realt rappresentato Bucefalo, il mitico cavallo di Alessandro Magno. In quest’opera il cavallo ripreso dal dietro secondo una prospettiva che ha l’effetto di rafforzare l’idea del volume, di mettere in risalto la sua forma e la monumentalit e di ingrandire le sue dimensioni apparenti. Da questa prospettiva infatti, il cavallo riempie lo spazio da un margine all’altro. A quest’opera si ispir Caravaggio per la Conversione di San Paolo, per ottenere il massimo di naturalismo e monumentalit Bell’esemplare di questa affascinante opera. Engraving, 1505, signed and dated on plate. Example of the fifth issue described by Meder. A fine impression, with tones, printed on laid paper with “arms of Memmingen” watermarks (Meder 237, Briquet 931), with margins and in very good conditions. The title The big horse is not tied to the size of the print , but the proportions of the animal. The print is coeval with that of Small horse and reflects the stage where D studied and engages in the proportions of the body and in particular those of the horses, to be published in the 1525 Handbook of the measures in 1528 and four books of Human proportions , which, however, were excluded from their study of the artist on the proportions of the horse, by Hans Sebald Beham then resumed after the death of D Has been identified as the previous two drawings for this print in 1503 (Winkler n. 360 and n . 361 ) . Mende has proposed that this print is actually represented Bucephalus , the legendary horse of Alexander Magno. In this work the horse is taken from behind from a perspective that has the effect of reinforcing the idea of the volume, to put in emphasize its form and monumentality , and magnify its apparent size . From this perspective, in fact , the horse fills the space from one edge to another. In this work was inspired by Caravaggio for the Conversion of St. Paul, to get the most of naturalism and monumentality. A nice example. Bartsch, 97; Meder, 94 e Salamon, n. 36; Panofsky, p. 116; Strauss p. 138, 45. Dimensioni 147 204mm. Seller Inventory 49063.

About this Item: 1502. Bulino, 1502 circa, monogrammato in lastra a sinistra al centro. Esemplare nella prima variante di tre descritta dal Meder. Bellsiima prova, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, rifilata al rame o con sottilissimo margine, in perfetto stato di conservazione. Sullo sfondo di un paesaggio marino, si staglia in primo piano la figura dello sbandieratore, in una delle posizioni standard. La bandiera reca lo stemma dell’ordine del Toson d’Oro istituito a Bruges nel 1431 da Filippo il Buono duca di Borgogna con il compito di diffondere la religione cattolica. Crollato lo Stato di Borgogna, in seguito al matrimonio di Maria di Borgogna con l’arciduca Massimiliano, l’ordine pass alla casa d’Asburgo. Sotto la bandiera, su un tronco d’albero, la tavoletta col monogramma dell’artista. L’incisione risale al periodo in cui D stimolato dall’incontro con il pittore veneziano Jacopo de’ Barberi, riprende lo studio delle proporzioni dei corpi e i problemi inerenti la prospettiva. L’interesse per questa materia era stato suscitato nell’artista durante il viaggio di studio in Italia, nell’autunno del 1494, dalle opere rinascimentali del Bellini, del Mantegna e di altri artisti toscani quali Pollaiuolo e Lorenzo di Credi. Al 1502 risalgono anche il San Giorgio in piedi e la Grande Fortuna. Ottimo esemplare. Engraving, 1502 circa, signed at lower center. Example of the first issue described by Meder. A fine impression, printed on laid paper, trimmed to the platemark or with thin margins, in excellent condition. The elastic posture of the lansquenet has been viewed as as by product of Durer’s preoccupation at about that time with the figure of the Apollo Belvedere, culminating in the figure of Adam in his “Adam and Eve” of 1504. The banner with the Cross of St. Andrew, emblematic of the Order of the Golden Fleece and of the Dukes of Burgundy, was used by Maximilian I in that capacity during the Swiss War of 1499. The background is quite similar to the one in “St. George on foot”. A very good example of this engraving. Bartsch 87; Meder, pag. 107, 92 a Strauss, p. 108 n. 35; Salamon, n. 30. Dimensioni 69 114mm. Seller Inventory S317814.

About this Item: 1502. Bulino, circa 1502, monogrammato in lastra in basso a sinistra. Esemplare nella prima variante di sei descritta dal Meder, con il graffio di lastra verticale nella parte superiore destra. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame, in ottimo stato di conservazione. L’incisione illustra la leggendaria uccisione di un drago ad opera di San Giorgio. Il Santo, qui raffigurato nell finale, nel momento di vittoria sul drago ucciso, domina la scena con la sua possente corazza, armato di spada e della lancia che tiene con la sinistra. L’elmo piumato deposto a terra, sulla sinistra, mentre sulla destra giace il drago, parzialmente occultato dietro le gambe del Santo, a conferirgli maggiore rilievo. Sullo sfondo si distingue un paesaggio marino con un centro abitato. Circa la data di esecuzione della stampa, i pareri sono discordanti. Alcuni riconducono l’opera agli anni 1507 1508, quando l’imperatore Massimiliano I mostrava particolare interesse per l’ordine di San Giorgio, fondato da suo padre. Con l’aiuto del Santo l’imperatore sperava di poter allestire una crociata contro i Turchi, progetto che matur proprio nel 1507. Panofsky ne anticipa l’esecuzione di tre o quattro anni, mentre Hollstein e Strauss la riconducono al 1502, dal momento che a partire dal 1503 D dat tutte le sue opere. A far propendere per questa datazione, anche l’omogeneit stilistica e compositiva (una figura che domina la scena sullo sfondo di un paesaggio marino) con Lo Sbandieratore, che la precede in questo catalogo e che risalirebbe proprio al 1502. Il tema di San Giorgio e il drago ricorre frequentemente nelle opere artistiche per il forte valore simbolico di cui portatore: il drago rappresenta il male, in particolare per i primi cristiani rappresentava il paganesimo. La conversione di una nazione al cristianesimo veniva rappresentata simbolicamente come un mostro ucciso da un guerriero corazzato armato di lancia, simbolo della fede cristiana. Cos veniva rappresentato San Giorgio, a significare la conquista della Cappadocia regione che diede i natali al santo alla fede cristiana. Engraving, circa 1502, signed at lower left. Meder a impression, with the vertical scratch nea the upper half of the right edge. Very good impression, printed on laid paper, trimmed to the platemark, in very good conditions. The engraving shows the legendary slaying a dragon by St George. The Saint, pictured here in the final act , in the moment of victory over the dragon slain, dominates the scene with his powerful armor , armed with sword and spear holding with his left hand . The plumed helmet is placed on the ground , on the left , while on the right lies the dragon, partially hidden behind the legs of the saint, to give it greater prominence. In the background stands a seascape with a town. About the date, the opinions are divided. Some relate the work to the years 1507 1508 , when Emperor Maximilian I showed particular interest in the Order of St. George, founded by his father. With the help of the Holy Emperor hoped to set up a crusade against the Turks , a project that just matured in 1507. Panofsky anticipates the execution of three or four years, while Hollstein and Strauss lead back to 1502, since starting from 1503 D dated it all his works. To do this favor for dating, it is also the stylistic and compositional homogeneity ( a figure that dominates the scene in the background of a sea landscape ) with The flag waver that just goes back to 1502. The theme of St. George and the dragon occurs frequently in works of art for the strong symbolic value which is the bearer of the dragon represents evil , especially for the early Christians represented paganism . The conversion of a nation to Christianity was represented symbolically as a monster killed by an armored warrior armed with a spear , the symbol of the Christian faith . So was represented St. George , signifying the conquest of Cappadocia a region that gave birth to. Seller Inventory 49045.

About this Item: 1501. Bulino, 1501, monogrammato in lastra in basso a sinistra. Esemplare nella prima variante di tre descritte dal Meder. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, rifilata al rame, in ottimo stato di conservazione. Descritta dal Meder come rara, questa bellissima incisione di Durer fa parte di un gruppo di opere di transizione del Maestro, tra il perfetto stile tecnico dei primi lavori e la perfezione grafica delle opere del periodo seguente al viaggio in Italia. Il soggetto rappresenta il tema delle tre generazioni, piuttosto in auge presso gli artisti nordici del periodo. L’iconografia con le due figure in piedi fu presto soppiantata dalla pi comune delle tre figure sedute l’una accanto all’altra con il Bambino nel mezzo. Bibliografia: Meder 43,a Dimensioni 71×116. Engraving, 1501, signed with monogram on lower left plate. Example in the first version of three, as described by Meder. Magnificent work, rich in shades, printed on contemporary laid paper without watermark, in excellent condition. Meder describes this subject as quite rare; this engraving is part of a group of works realized by Durer in his period of transition, between the perfect technical style of his first works and the perfect graphic production realized after his journey to Italy. This subject depicts the three generations theme, quite common among the Northern artists. The old iconography with two standing figures was soon changed into three sitting figures, with the child in the middle. Bibliografia: Meder 43,a Dimensioni 71×116. Meder 43,a Dimensioni 71×116. Dimensioni. Seller Inventory 4301.
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Albo Pretorio On Line è un’applicazione che è nata nella comunità italiana di Joomla! per dare una risposta, con l’uso del CMS Joomla!, all’esigenza delle pubbliche amministrazioni di avere disponibile l’albo pretorio on line sul quale pubblicare i propri atti in adempimento dell’art. 32 della Legge 18 giugno 2009, n. 69, che prevedeva che dal 1 luglio 2010 gli atti soggetti a pubblicazione per avere efficacia dovevano essere pubblicati sul sito Internet degli enti. L’art. 2 della legge 25/2010 ha prorogato la data di inizio della pubblicazione obbligatoria al 1.1.2011. La ricerca che stavo facendo sull’uso abbinato di due componenti, Chronoforms e Chronoconnectivity della Chronoengine, mi portò a rispondere, a chi aveva posto la necessità di realizzare un’applicazione, che pensavo che con quegli strumenti si poteva risolvere il problema.

Quella dichiarazione fu un po’ ottimistica, ma come i fatti hanno dimostrato era vera. C’era uno schema mentale delle cose, che sostanzialmente è rimasto solido, ma quante cose si sono presentate da allora. In quel momento non si conoscevano completamente i problemi che dovevano essere superati. Ma si doveva fare qualcosa. (“Provare no! Fare! O non fare. Non c’è provare!” Maestro Joda Guerre Stellari)

Si è aperta una discussione con pareri, esigenze, suggerimenti una vera piccola comunità creativa. Era dicembre 2009 e da allora la discussione è stata letta oltre 20.000 volte. E’ al primo posto dei topic con maggiori risposte ricevute con circa 700 post ad oggi (dovremo pensare a qualcosa di diverso altrimenti sarà ingestibile). Nel marzo 2010 è uscita timidamente la prima versione 1.0 alpha ed oggi dopo 30 rilasci siamo alla versione 8.0 beta 5 di Albo, 2 patch dei componenti della Chronoengine, una per validazione W3C e l’altra per il potenziamento del componente Chronoconnectivity ed un modulo dedicato all’applicazione per visualizzare gli ultimi atti pubblicati. Al Joomladay 2010 è stata presentata l’applicazione che per l’occasione aveva una versione dedicata alla manifestazione.

Da una semplice ricerca con Google risulta che 54 amministrazioni italiane usano in nostro Albo. Fra cui comuni, tanti piccolissimi e con difficoltà economiche, unioni di comuni, comunità montane, scuole, associazioni, l’ ASL 14 del Veneto, una agenzia della Regione Abruzzo e l’Autorità Portuale di Cagliari.

Si può dire un successo, che trova la forza proprio nelle modalità con cui è nato. Il CMS Joomla! e le sue estensioni che sono il motore di tutto e la sua comunità operosa che partecipa costantemente alla crescita ed allo sviluppo delle sue estensioni. Due risorse che vanno di pari passo ed in simbiosi. Senza uno non c’è l’altro e viceversa.

Descrivere i 400 Kb di codice non è impresa che può essere realizzata in questa sede, ma può essere utile forse parlare dei principali problemi trovati e risolti, perchè ciò può essere utile anche ad altri, che magari con gli stessi metodi o addirittura innovandoli possono realizzare altre applicazioni utili alla comunità.

Una premessa preliminare, Albo Pretorio On Line non è una classica estensione di Joomla. Albo Pretorio è un sistema che mette il relazione fra loro i prodotti realizzati dai componenti della Chronoengine. I prodotti realizzati dai componenti sono i forms e le connessioni alle tabelle del database, in cui i forms registrano i loro campi. Il dialogo controllato realizzato fra forms e connessioni da vita all’applicazione Albo Pretorio.

Alcune informazioni di ordine generale. Allo stato attuale l’applicazione utilizza 19 forms di Chronoforms e 11 connessioni di Chronoconnectivity2 (la versione modificata multi tabella), 7 le tabelle utilizzate, escluse quelle che contengono i forms e le connessioni.

Il primo problema superato è stato proprio quello di modificare la normale versione di Chronoconnectivity, che gestisce una sola tabella nella query per interrogare il database. La versione modificata, alla fine in modo abbastanza semplice grazie alla qualità del codice originario, consente di gestire query su più tabelle e quindi ha dato maggiori possibilità e potenza alla realizzazione del lavoro.

Le funzioni che compie l’applicazione possono essere comprese in queste descrizioni:Ovviamente qui i dati sono tutti finalizzati a descrivere gli atti amministrativi che devono essere pubblicati e gli allegati in vari formati sono i veri documenti costituenti gli atti che saranno visualizzati dal pubblico con varie modalità. I formati gestiti nella configurazione di default sono i seguenti: doc, pdf, rtf, txt, png, jpg.

Avendo stabilito di usare come strumenti i componenti della Chronoengine, che lavorano su forms, elenchi di dati e tabelle di database, si è dovuto pensare ad un uso dei forms che andasse oltre il semplice inserimento di dati e del loro invio ad una tabella del database. In questa applicazione il form deve essere pensato come un contenitore, in cui può stare qualsiasi cosa, in alcuni casi c’è tutto tranne gli elementi fondamentali di un form, campi e bottoni. Per esempio ci sono immagini, testi informativi, link ad altri form e connessioni oppure codici in linguaggio php, css o javascript, che controllano e decidono cosa e come deve essere mostrato nel form o come esso deve reagire a determinati eventi. Questo è uno dei punti di forza che ha consentito di superare i problemi. Infatti tutte le finestre che sono mostrate dall’applicazione, escluso qualche elenco, sono dei forms, che a volte si presentano apparentemente come normali contenuti di Joomla.

I 19 forms dialogano fra loro scambiandosi dati (variabili, array), i quali determinano il modo in cui il form ricevente risponde o si presenta graficamente per gestire nel modo appropriato i dati. La stessa cosa fanno le 11 connessioni, che visualizzano ciascuna liste sintetiche degli atti e consentono le ricerche e la navigazione fra gli atti e permettono di raggiungere i form per vedere o elaborare di dati. Le 3 connessioni dedicate alle ricerche contengono esse stesse dei forms.

I principali problemi di risolti per far funzionare le cose nel modo giusto sopra sintetizzato sono i seguenti:

Implementazione di due caselle dropdown dinamiche, di cui la seconda con dati mostrati in funzione di quelli scelti nella prima casella. Questo è stato necessario per gestire la classificazione degli atti divisi in sezioni e categorie, che però non hanno riferimento a quelle di joomla, in cui le seconde appunto appartengono alle prime. Questa soluzione, di cui è stato dato conto anche nel forum, è stata realizzata con l’uso misto di javascript e di php. Le soluzioni sono giunte utilizzando la gestione delle sessioni di Joomla che ha consentito di memorizzare dati funzionali alla navigazione fra le pagine prodotte dalle ricerche e di visualizzare i totali dei dati trovati insieme alle chiavi di ricerca.

Altra funzione importante inserita è quella che consente l’ordinamento ascendente e discendente delle colonne dei campi negli elenchi degli atti. Anche qui javascript e php hanno fatto la loro parte integrandosi in modo ottimale.

La stampa di parti delle pagine visualizzate è un’altra funzione ottenuta con l’uso di javascript sia all’interno degli elenchi che dei forms.

E’ stata pensata una gestione dei permessi degli utenti , una specie di ACL di Albo Pretorio, che opera sia sulle funzioni dell’applicazione che sulle categorie degli atti. Questo consente di assegnare a ciascun operatore delle specifiche funzioni di Albo, ma anche di limitare o meno la sua attività ad atti appartenenti a determinate categorie.

L’uso dei plugin di chronoform. Due in modo particolare. Il Multi Page con il quale sono gestiti i 3 form, oltre al form madre, che consentono la procedura di inserimento degli atti e degli allegati. Il Profile Page che consente di richiamare i singoli atti dai risultati degli elenchi e delle ricerche, in visione, in modifica, cancellazione o nella finestra di notifica.

Quest’ultima funzione di notifica ha richiesto, per le sue necessità, lo sviluppo di una modalità di invio per email dei dati degli atti, con gli allegati, che ha sfruttato completamente il sistema delle API di joomla dedicate all’invio delle email. Ne è risultato un sistema potente che non ha alcun limite nelle possibilità di invio che potrebbero essere richieste in futuro.

E’ stata posta cura per assicurare uno scambio di valori fra le pagine dell’applicazione in modo sicuro usando le API di joomla dedicate a questo compito (JRequest::getVar() e JRequest::setVar() ).

Sono stati usati quasi tutti gli elementi di configurazione dei forms previsti da Chronoforms, fra questi i campi che consentono di seguire il flusso dei dati durante l’uso del form, cito come esempio la finestra Validation che consente di analizzare i valori dei campi passati dal form prima del loro invio definitivo al sistema. Questa è una vera risorsa che consente il controllo dei dati, la loro modifica e l’avvio di azioni specifiche in funzione appunto dei valori rilevati.

La finestra_avvio è il punto di partenza, di transito e ritorno delle attività. E’ anch’essa uno di quei form particolari senza tasti e campi ed ha come compito quello di chiamare gli altri forms e le connessioni,
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predisponendo le variabili di sessione necessarie per passare alle altre finestre il controllo dell’applicazione.

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la prosecuzione di “Giorni e nuvole”, l’approfondimento di temi e umori gi toccati in quel film. Alcuni miei amici volevano saperne di pi Cos venuto fuori “Cosa voglio di pi A parlare Silvio Soldini, che racconta le intenzioni del suo ottavo lungometraggio, passato fuori concorso a Berlino e da venerd in sala distribuito dalla Warner in 270 copie. Non si tratta di sequel, ma di ripresa dei temi di “Giorni e nuvole”: l’instabilit nel mondo del lavoro, l’insicurezza sociale che diventa inquietudine esistenziale, il precariato degli affetti, l’amore ai tempi della crisi.

avuto una lunga chiacchierata con un’impiegata che mi ha raccontato alcune vicissitudini professionali e private. La sceneggiatura ha rielaborato aneddoti e impressioni di quell’incontro spiega Soldini. Ne nato un soggetto semplice: un uomo e una donna s’incontrano per caso, s’innamorano, diventano amanti e rischiano di mandare all’aria tutto.

Pierfrancesco Favino Domenico, un matrimonio con figli, mentre Alba Rohrwacher Anna, che convive da tempo con Giuseppe Battiston. I due diventano amanti e, come scrive Jim Morrison, citato dal film, volte basta un attimo per scordare una vita

una situazione assolutamente normale, banale direi spiega Soldini Ma era questa la sfida: raccontare tutte le cesure, i passaggi d’anima e le sfumature del quotidiano. E il modo in cui alcune circostanze obiettive, la realt la mancanza di soldi, il senso di sfiducia nel futuro,
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condizionano le passioni In primo piano in un film quasi disperato, pi che romantico, il dolore e le bugie a catinelle. Sullo sfondo Milano: storia del genere non potevo che ambientarla l continua Soldini Lei vive nell’hinterland e ogni giorno per lavorare viene in cento col treno. Lui in una specie di grattacielo periferico Milano e il suo hinterland offrono al regista la possibilit di affrontare anche un altro tema: indagare il rapporto tra centro e periferia molto cambiato negli ultimi tempi, sia dal punto di vista sociologico che pittorico. Mi interessava fotografare un paesaggio urbano modificato, i centri commerciali, i lavori in corso, le costruzioni che avanzano

Domenico forse non ha abbastanza coraggio, Anna manifesta malessere e inquietudine in ogni inquadratura. La crisi economica c’entra fino a un certo punto, perch il disagio sembra venire da pi lontano: che il film abbia un’architettura a strati se parliamo di significati. C’ l’amor fou e il sentimento coniugale, un’angoscia congenita e la preoccupazione per il domani, ci sono due persone che vivono una passione travolgente senza essere divi da copertina, una love story orfana di glamour e un racconto sociale senza pietismi. E c’ un regista sensibile che racconta tutto questo, capace di tenersi in bilico tra distacco e partecipazione, straordinario interprete di una vicenda e di un milieu che non sono i suoi spiega Favino.

Ma l’interesse tutto per lei, Alba Rohrwacher, per la prima volta nuda sullo schermo. Nel film, infatti, c’ anche una forte componente sessuale. Le sequenze di nudo, del resto, potrebbero imbarazzare attori non abituati: ci fosse stata vergogna non le avremmo girate taglia corto l’attrice,
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per la prima volta senza veli sul set.

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Un amore folle e impossibile che non conosce ragioni e un uomo disposto a tutto pur di salvare il suo matrimonio e le apparenze. Dall’8 dicembre in prima serata su Canale 5 arriva “Sacrificio d’amore”, un grande romanzo popolare in 21 puntate prodotto da Mediaset e realizzato da Endemol Shine Italy. La sigla è stata affidata a una delle voci più emozionanti del panorama musicale: Un brano inedito a cura di Massimiliano Pani e Lele Cerri.

“Sacrificio d’Amore” è una storia italiana in costume ambientata nel 1913, nello spettacolare paesaggio delle cave di marmo di Carrara. Dall’ultimo anno della Belle Epoque, attraverso l’inferno della Prima Guerra Mondiale, i protagonisti vivranno le loro passioni con una potenza dirompente. Sullo sfondo delle rivolte sociali di un’Italia a un passo dalla Grande Guerra, si sviluppano e intrecciano due storie d’amore travolgenti.

La passione tra Brando (Francesco Arca) giovane cavatore che si batte per i diritti dei lavoratori e Silvia (Francesca Valtorta), moglie del proprietario della cava Corrado Corradi (Giorgio Lupano), farà saltare tutti gli equilibri sociali. Il sentimento di vendetta e rivalsa porterà infatti Corrado a scoprire i lati più oscuri e inquietanti del suo animo, sentimenti bassi e infimi ancora inesplorati. La rivalità tra i due non sarà solo per Silvia, ma tra loro inizierà una guerra sociale.

Poi c’è l’amore puro di due giovani idealisti, Tommaso (Rocco Giusti) precettore del piccolo Simone (figlio di Silvia e Corrado), e Maddalena (Desirèe Noferini) domestica a servizio nella Villa dei Corradi. Questo amore sarà messo a dura prova dall’avidità e dalle mire della Signorina Maffei (Sara D’Amario), governante della Villa che ha sempre vissuto all’ombra dei suoi doveri e ha represso le proprie emozioni.
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Marted prende il via la Champions League 2017 18 o, come va di moda dire negli ultimi tempi, la Road to Kiev, ovvero la destinazione che cambia di anno in anno con la citt che ospita la finale. La capitale ucraina torner palcoscenico pi importante del calcio continentale sei anni dopo aver ospitato la finale degli Europei 2012 in cui la Spagna rifilo un amarissimo 4 0 all di Cesare Prandelli.

LA GEOGRAFIA DELLA CHAMPIONS 2017 18

La nazione pi rappresentata di questa edizione l che piazza eccezionalmente 5 squadre: 4 arrivano grazie ai posti in campionato (Chelsea, Tottenham e Manchester City diretti, Liverpool grazie ai preliminari) e la quinta, il Manchester United di Jos Mourinho, si qualifica per aver vinto l 2016 17 dell League. Segue la Spagna a 4 con Real Madrid campione di Spagna e d Barcellona, Atletico Madrid e Siviglia. A quota tre squadre Germania, Portogallo e Italia. Da segnalare il debutto dell che vede nelle 32 il Qarabag, che sar avversaria della Roma.

La Spagna non la nazione pi rappresentata quest ma quella che ha vinto di pi la Coppa Campioni/Champions League, 17 volte e con solamente due squadre, ovvero Real Madrid (12 titoli) e Barcellona (5). Inoltre, la Champions viene alzata da capitani di squadre spagnole da ormai quattro anni consecutivi: Real nel 2014, Barcellona nel 2015 quindi doppietta Real nel 2016 e nel 2017 che segnano un dominio iberico schiacciante, considerando che due volte su quattro quei trionfi sono avvenuti contro un spagnola, l Madrid. Se non bastasse, nel frattempo il Siviglia dominava l League vincendo per tre anni di fila dal 2014 al 2016: un dominio totale da parte del calcio spagnolo sul Vecchio Continente.

Ultima nazione a gioire prima dell dominazione spagnola stata la Germania con il Bayern Monaco in una finale tutta tedesca nel 2012 13; ultima vittoria inglese nel 2011 2012 con il Chelsea corsaro ai rigori nella finale dell Arena contro i bavaresi di Jupp Heynckes; quindi ultima gioia italiana con l di Mourinho nel 2010.

FINALMENTE TRE SQUADRE ITALIANE

Il contingente italiano torna finalmente a vedere 3 squadre nella fase a gironi, ovvero Juventus, Roma (qualificate di diritto) e Napoli, vittorioso ai preliminari contro il Nizza. Dal 1999 2000 al 2011 12 il numero massimo di squadre italiane ammesse era 4, ma dal 2012 13 il peggioramento del ranking UEFA dell ha portato a ridurre le squadre italiane a 3: le prime due classificate in campionato si qualificano direttamente alla fase a gironi, la terza gioca uno spareggio. Questo sar l anno con questo regolamento: dal prossimo anno le italiane saranno 4 direttamente ai gironi, ovvero senza passare dal preliminare. Non succedeva dal 2013 14 quando Juventus, Napoli e Milan si presentarono fra le migliori 32 compagini d Da allora solo le due qualificate direttamente dal campionato presero parte alla Champions poich il Napoli nel 2014 15, la Lazio nel 2015 16 e la Roma nel 2016 17 terze classificate nei precedenti campionati furono eliminate ai preliminari, rispettivamente da Athletic Bilbao, Bayer Leverkusen e Porto. L che le tre italiane siano presenti anche fra le 16 degli ottavi: come vedremo, i gironi presentano alcune insidie, soprattutto per la Roma, che dovr eliminare almeno una big del calcio europeo per andare agli ottavi. Negli ultimi due anni le italiane ai gironi hanno passato il turno; le ultime squadre italiane eliminata ai gironi furono la Juventus di Antonio Conte e il Napoli di Rafael Benitez nel 2013 14, con il solo Milan capace di andare agli ottavi. L volta che tre squadre italiane su tre passarono indenni i gironi risale al 2011 12, quando Milan, Inter e Napoli raggiunsero gli ottavi.

I GIRONI DELLE ITALIANE AI RAGGI X

Juventus, Napoli e Roma hanno pescato i seguenti gironi: i bianconeri sono nel gruppo D con Barcellona, Olympiakos e Sporting Lisbona, gli azzurri nel gruppo F con Shakthar, Manchester City e Feyenoord, i giallorossi nel C con Atletico Madrid, Chelsea e Qarabag.

La Roma ha il compito pi difficile: deve conquistare un biglietto per gli ottavi strappandolo a una tra Chelsea e Atletico Madrid, dando per scontato che il debuttante Qarabag non abbia alcuna speranza di presentarsi in campo a febbraio fra le migliori 16 d I precedenti nella moderna Champions League (quindi dal 1992 93 in poi) dicono che la Roma abbia passato 7 volte il turno su 9 partecipazioni (78%). Ottimo lo storico del Chelsea nella fase a gironi: inglesi ai nastri di partenza in 13 occasioni e solo 1 eliminazione nel 2012 13 (93% di passaggi del turno). Negli scontri diretti coi rivali in competizioni europee ufficiali per la Roma una vittoria e una sconfitta con il Chelsea nel 2008 09 e due sconfitte in due incontri contro l di Madrid che risalgono alla Coppa UEFA 1998 99. L Madrid, inoltre, ha sempre chiuso in testa il suo girone nelle ultime 4 edizioni di UEFA Champions League e ha una percentuale di passaggio agli ottavi dopo i gironi dell

I blaugrana non vengono eliminati ai gironi dal 2000 01 e, nella moderna Champions, hanno superato il primo turno nell dei casi. I catalani fanno meglio della Juve, che passa per l e che ha nella sconfitta sotto la neve di Istanbul contro il Galatasaray nel 2013 14 l eliminazione in questa prima fase. Male nei precedenti lo Sporting Lisbona (promosso in 1 caso su 7, 15%), fa un po meglio l (24% di superamento del turno a gironi). Negli scontri diretti ufficiali in ambito europeo, il bilancio del Barcellona con la Juve di perfetta parit 3 vinte, 3 pareggiate e 3 perse. Prima volta in gare ufficiali per i bianconeri contro i portoghesi dello Sporting Lisbona, i quali per hanno giocato 3 amichevoli contro la Juve vincendo sempre. Juventus Olympiakos una sorta di piccolo classico: negli ultimi anni le due compagini si sono incontrare spesso, per un totale di 8 incroci, 5 vittorie della Juve, 1 pari e 2 vittorie dei greci, l nei gironi di tre anni fa (1 0 ad Atene).

Infine il Napoli di Sarri ha sulla carta il turno pi semplice fra le italiane: il Manchester City di Pep Guardiola si candida a sfidare gli azzurri per il primato nel girone, mentre Shakhtar e Feyenoord paiono leggermente sfavorite, anche guardando alle precedenti edizioni: lo Shakhtar ha passato i gironi solo 3 volte su 11 partecipazioni (72% di eliminazioni) mentre gli olandesi hanno passato la prima fase solo in un su quattro (25%). Stesse percentuali per Napoli e City, promosse nel 67% dei casi. Le due squadre si ritrovano in questa fase dopo 5 stagioni: nel 2011 12, stagione d per gli azzurri nella moderna Champions, il Napoli di Walter Mazzarri pareggi contro il City di Mancini in Inghilterra e vinse 2 1 al San Paolo grazie a un super Cavani, autore di una doppietta. Sfide inedite, invece, con Feyenoord e Shakhtar.
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TRIESTE Cellulari, pc e notebook. Nel blitz all’interno dell’appartamento del sessantatreenne Damiano Cannalire, il professore di Lettere delle scuole medie Addobbati e Brunner accusato di violenza sessuale su una studentessa di diciott’anni, i carabinieri hanno sequestrato tutto il materiale informatico in possesso del docente. Gli inquirenti intendono passare al setaccio telefonate, messaggi, contatti, mail, foto e file. Anche questo potrebbe risultare utile per tracciare un profilo dell’uomo e per trovare eventuali indizi utili alle indagini. Elementi che potrebbero confermare o smentire le ipotesi della magistratura.

L’episodio di violenza sessuale denunciato dalla diciottenne, su cui ha indagato il Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri, si sarebbe verificato il mattino del 23 gennaio. Ma non in una delle due scuole medie in cui lavora il docente, bensì durante un open day organizzato dallo Ial di via Pondares per il corso di parrucchiere. L’insegnante si era proposto come “modello” per l’esercitazione. In quel momento, durante le prove di taglio, era presente una ventina di persone. Cannalire avrebbe rivolto alcuni apprezzamenti alla studentessa che si stava dedicando a lui. Ma i complimenti sull’aspetto fisico della ragazza sarebbero presto degenerati in commenti pesanti a sfondo sessuale e, infine,
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in veri e propri palpeggiamenti delle parti intime.

stato il Nucleo investigativo del comando provinciale dell’Arma ad accertare le ipotetiche responsabilità del sessantatreenne, con una serie di riscontri sulla vicenda. Tra cui le deposizioni delle compagne della giovane presenti quella mattina nel salone dello Ial dove si stava tenendo lo stage. Le amiche non hanno assistito alle avances del prof, ma avrebbero confermato di aver visto la diciottenne scoppiare in lacrime. L’hanno trovata all’improvviso sotto choc. Ma gli atti sessuali sarebbero avvenuti con le altre persone accanto? L’uomo avrebbe allungato le mani senza che nessuno si accorgesse di nulla? Ci sono testimoni? Anche questo andrà appurato dagli investigatori. stata la stressa studentessa a rivolgersi ai carabinieri raccontando la molestia. L’inchiesta dell’Arma è scattata immediatamente e si è conclusa nel giro di qualche giorno. L’uomo è stato arrestato nella propria abitazione. L’accusa è pesante: violenza sessuale, aggravata dall’aver commesso il fatto all’interno dell’istituto di formazione frequentato dalla vittima.

Ieri il gip Laura Barresi ha interrogato l’insegnante, difeso dall’avvocato Sara Pecchiari; Cannalire si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice ha comunque confermato i domiciliari concedendo al docente due ore di libera uscita alla settimana (il mercoledì dalle 10 alle 12). La misura cautelare era stata disposta dal magistrato che aveva accolto la richiesta avanzata della Procura delle Repubblica a conclusione dell’istruttoria portata avanti dall’Arma in seguito alla denuncia della studentessa. Visti gli indizi, l’intenzione è tenere lontano l’indagato dai luoghi frequentati da giovani e minori. Nei prossimi giorni il legale di Cannalire tenterà di giocare la carta del Tribunale del riesame, proponendo la revoca dei domiciliari. Se ne discuterà nelle prossime settimane. Il professore ha comunque smentito tutto fin dal primo momento: Sono assolutamente estraneo ai fatti le sue parole la giustizia farà il suo corso. Io saprò dimostrare la mia totale innocenza, ha ripetuto. Per poi ricordare che quella mattina, in salone, c’era almeno una ventina di partecipanti. Eravamo assieme agli altri e nessuno ha visto né sentito nulla. Non capisco allora come sia possibile accusarmi di un reato del genere, io non ho fatto alcun apprezzamento alla ragazza e non l’ho toccata. Ora, dopo trent’anni di servizio a scuola, vengo trattato come un criminale.
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Il vincitore generale è Daniel Zotti grazie a una proposta coordinata (una delle poche a dire il vero).

Sono stati poi segnalati altri tre nominativi per ogni categoria: Giuseppe Ranieri (sezione slogan), Alessandra Aita (loghi) e Paolo Tramontana (video). Ranieri viene premiato per lo slogan ermetico “Trieste l’inatteso tra cielo e mare”, Aita per il logo Trieste su un’onda con l’ultima vocale trasformata in un’ancora (Andora Trieste) e Tramontana con un video clip che pare lo spot di un salone di bellezza e che fa vedere anche Udine.

Ma non saranno tutti uguali. A fine giugno l’assessore Bucci, aveva dichiarato che ci saranno 4 tablet, uno per il vincitore assoluto (di alto valore tecnologico) e gli altri tre (di valore proporzionato). La premiazione avverrà domani alle 10, nella prestigiosa sala del Consiglio comunale di Piazza Unità d’Italia.

Si chiede gentilmente la conferma della partecipazione agli interessati, fa sapere Bucci sull’invito diramato su Facebook che fino a pochi giorni fa aveva raccolto una decina di adesioni.

Intanto c’è già il logo (InTRIESTEing) e lo slogan (We are InTRIESTEIng) pronti per l’uso.

Ricordo ancora assicurava l’assessore Maurizio Bucci il 28 giugno che sia il logo sia lo slogan verranno da subito utilizzati per la comunicazione turistica e faranno anche bella mostra di sè a settembre al Sea Trade Europe Cruise Convention di Amburgo, fiera crocieristica internazionale, dove la città di Trieste,
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dopo un’assenza di 5 anni, ritorna finalmente a riproporsi al mondo del Cruises.

Poco importa se nel frattempo Costa Crociere è quasi sparita, l’importante è esibire slogan e logo.

In rete intanto sono già piovuti i “witz” sul nuovo logo a partire dal gruppo “Proposte rifiutate da Invento Trieste” che ha tentato invano di “sabotare” il contest ufficiale di Bucci.

Per una città dell’Alto Adige xe un bel logo, attacca l’ex assessore Paolo Rovis. Finalmente un logo “in triestin”, basta co’sti loghi foresti, aggiunge Riccardo Cepach. Quel xe el castel de Miramonti, commenta Paolo Tanze. E c’è già chi, alla Bartezzaghi, sforna l’anagramma di “InTRIESTEing”,
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ovvero “Intingeresti”.