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Il 14 giugno 2014 invece sarà la volta di Milano che proporrà la sola specialità Sprint sui 5 chilometri e con 15 ostacoli che toccherà le aree dell’Arena Civica, del Parco Sempione, di Piazza del Cannone e dell’Arco della Pace.

Reebok sarà il fornitore ufficiale di abbigliamento, scarpe e accessori della prima gara italiana,
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con una collezione di prodotti creati appositamente per gli atleti della Reebok Spartan Race. Punta di diamante è la Reebok All Terrain Series, la prima collezione di scarpe da running pensate e realizzate appositamente per le gare a ostacoli. E per preparsi al meglio alla Reebok Spartan Race, Reebok propone anche la One Series, l’unica scarpa da running realizzata dal tallone alla punta che supporta le esigenze del runner in ogni fase della falcata offrendo massima fluidità durante la corsa.
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Nascosta tra le colline al confine tra la provincia di Catania e quella di Enna, si trova la Casa del t l che esista in Italia. Siamo a Raddusa, citt del grano, recita il cartello all del paese. Poco pi di tremila abitanti. Quando arriviamo non c un in giro. Tutto silenzioso, statico. Pensiamo addirittura di aver sbagliato strada. Ma poi appare l in legno: Casa del t c scritto. Ci accoglie Salvo Pellegrino, uno dei quattro maestri del t che esistano in Italia, consacrato in Giappone dopo venticinque anni di ricerca ed esperienza. E lui a guidarci lungo la scala che porta all del Museo Nazionale del t Per entrare bisogna togliersi le scarpe e lasciare che i nostri piedi vengano accarezzati dal pavimento in legno realizzato con le regole del Feng Shui, cos come tutto il resto che ci circonda. La luce entra nella stanza da una finestra esposta ad est per accogliere l del sole, la sala asimmetrica per simboleggiare le difficolt che si incontrano nella vita.

Varcare la soglia come entrare in una dimensione senza tempo e senza spazio. O ricchissima di tempo, di tutto quello passato e di tutto lo spazio del mondo. In un unico ambiente, infatti, sono racchiusi millenni di storia dell sintetizzati in miscele di t tazze e teiere di tutti i tipi e di tutte le provenienze. Ci sono la tazza e la teiera pi grandi del mondo realizzati dai ceramisti di Caltagirone, che hanno fatto entrare la Casa del t nel Guinness dei primati, cos come,
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in precedenza, c riuscita la collezione di oltre seicento t provenienti da varie parti del mondo, che ha permesso alla Casa del t di Raddusa di superare il primato del Giappone.

Ci sono circa cinquecento esemplari di teiere della citt di Yixing, che racchiudono duemila anni di storia. Tutte realizzate in terra porpora zisha, queste teiere non sono smaltate perch secondo gli esperti, l del piombo presente negli smalti, modificherebbe notevolmente il sapore dei t pregiati. Ciascuna conserva un colore speciale a seconda della zona di provenienza della Cina e della terra con cui sono state realizzate tanto da sembrare forgiate ora in legno, ora in ghisa o in ferro.

C una tavoletta di t pressato cinese da di oltre un chilo utilizzata come dono di fidanzamento dalle famiglie benestanti della Cina, o la versione in tavolette pi piccole e pi economiche. Ci sono le tazze raku, tra i pezzi pi preziosi della collezione del museo il cui valore pu arrivare a due mila euro, perch realizzate a mano e cotte in una fossa scavata nel bosco. Ci sono i t invecchiati nei nidi di rondine tipici della Cambogia o quelli tibetani invecchiati nelle tegole. C un bollitore del 1810 appartenuto ad una famiglia di samurai e il t birmano le cui foglie sono invecchiate in canne di bamb l al mondo ad essere mangiato passato nel sesamo e nel peperoncino e servito in una sorta di antipastiera di legno laccato. Ci sono le teiere piccole per i t pregiati, quelle fatte con i fanghi verdi e via cos per ore, a guardarsi intorno e stupirsi per tanta ricchezza.

venticinque anni che studio e raccolgo materiale racconta Salvo Pellegrino che al t ha anche dedicato due pubblicazioni. E che tra i suoi progetti ha quello di ampliare il museo utilizzando una struttura in costruzione a poca distanza da quella attuale. Il suo amore per il t nato a Windsor, in Inghilterra,
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e dove altrimenti? luogo nel quale ha lavorato per qualche anno. Li si occupava di abbinare i dolci al t e per farlo al meglio ha iniziato a studiarlo. insieme con arance e gelsi. Nicola enumerava fra gli ingredie.

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Ecco come Luca Bianchini racconta il suo quinto romanzo “Siamo solo amici”:”E’ la storia di due portieri, Giacomo,portiere d’albergo e Raphael un portiere di calcio che hanno rispetto alla porta due atteggiamenti opposti. Giacomo con i suoi completi gessati, le sue Church’s sempre perfette, Giacomo con la sua fissa per le scarpe altrui e la paura di dimenticare il codice del bancomat, aspetta da cinque anni una donna che finalmente sta arrivando e Raphael invece spera sempre che nessuno si avvicini alla porta per fare goal.”

Giacomo ha 48 anni, Raphael la metà. Giacomo è silenzioso, riservato, non si lascia mai andare, Raphael è spontaneo, immediato, caloroso e sfodera sempre un sorriso che conquista.

” Amo i contrasti un vulcano spento vicino a un uomo che ha la metà dei suoi anni e che gli scombina la vita. Giacomo si fa i film con le coppie che arrivano in albergo, le coppie clandestine. Osserva le scarpe, le cose che lasciano nelle camere raccontano più di quelle che viene portato via in valigia.”

Giacomo e Rafael sono accomunati da un senso di precarietà, di smarrimento, del non sapere bene cosa fare della propria vita, del lasciarsi trascinare dagli eventi piuttosto che deciderli. E’ forse questo l’elemento che fa sì che tra di loro scatti già dal primo incontro il seme di un’amicizia forte, intensa, preziosa, malgrado sia nata per caso e da pochissimo tempo.

In “Siamo solo amici” ci sono due donne Frida e Tamara. Frida dice di fare la private banker e invece svolge il mestiere più antico del mondo, fa la prostituta e assomiglia a Gesù. Come lo psicologo deve capire subito chi ha davanti di fronte e cosa cerca. Riceve Giacomo ogni mercoledì e gli fa lo sconto. Tamara è la cassiera del bar in cui Raphael lavora perché si è infortunato e non gioca più al calcio. Copia lady Gaga nell’abbigliamento sempre eccessivo “instivalata e pitonata”, è quella che si commuove, e non ha paura di esprimere i propri sentimenti.

La copertina del romanzo è la chiave di un albergo, la chiave pesante di una volta, un albergo di Venezia, con un sapore antico,
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con poche camere, con stanze con storie e destini che si incrociano. La “Abbadessa”, l’albergo nel cuore del quartiere Cannareggio, a due passi dal Duomo, dove Giacomo lavora, ha solo 14 camere. Nessun luogo come un hotel dà il senso della provvisorietà. La gente arriva, parte, torna, se ne va per sempre, lascia un sorriso o uno sguardo vuoto, indifferente: niente come un albergo rappresenta una grande metafora della vita. Nella locanda dell’Abadessa Giacomo lavora e vive, ospite di una delle stanze destinate ai clienti.

“La gestazione del mio quinto romanzo è stata lunga e complessa confessa Bianchini . Non ho avuto fretta. Mi sono lasciato andare. E’ la storia di una persona che è sola e incontra un’altra persona; fanno amicizia e questa amicizia cambierà la vita di entrambi. I due imparano a parlare a raccontare di sé. Parlare fa bene e soprattutto fa bene dire quello che sentiamo dentro veramente. Il male del vivere di oggi è che siamo troppo concentrati sul nostro ombelico, dobbiamo imparare a guardare l’orizzonte. Senza relazioni siamo soli. Cerchiamo di unirci. Non sviliamo l’amicizia che ha pari importanza dell’amore.

Narrare una storia significa non avere paura di chi ci legge, farsi accettare per come sei.”

Le pagine del romanzo scorrono piacevolmente e si ha la netta sensazione di vivere con i personaggi, di essere lì con Rafael quando gioca a pallone con il ragazzino nel campetto o durante gli aperitivi di Giacomo a base di prosecco con la signora Silvana, un’anziana signora in lotta con una procace badante che le insedia il suo uomo.

Il vero protagonista di “Siamo solo amici” è l’amore in tutte le sue sfaccettature: l’amore venduto e comprato, l’amore tradito e vendicato, l’amore idealizzato, l’amore mai compreso o mai svelato, l’amore che non è amore, ma amicizia, o l’amicizia che non è amicizia ma amore; l’amore maturo, l’amore sbandata, l’amore fraterno e protettivo.
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Il a expliqué, [A] fiole de sang est très simple. Angie est rentré un jour avec un kit qu’elle a acheté. Il est pas du poison. Anyamount du lait maternel, vous pouvez donner à votre bébé est grande. Le rapport dit Judy Howell et d’autres membres de la famille avaient parlé de l’incident mais ne sont pas satisfaits dans leur esprit avec l’explication donnée par Patricia Howell. La police a été dit par Patricia Howell qu’elle avait laissé sa fille dans la salle de bain et la jeune fille morte a été trouvée par Wendy.

Mon mari serait alors le déplacer à son berceau. Il se réveillait vers 2h du matin, mon mari serait le bercer et il avait semble endormi, mais dès qu’il le mit dans son berceau, il se réveille et pleure. Ce sont les gens qui comptent le plus pour moi. ‘.

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La sinistra e la ragione: si impedisca qualsiasi azione ‘umanitaria’ in LibiaSe per l’Italia il movimento progressista appare confuso, senza idee e talvolta omologato al berlusconismo, per quanto riguarda la politica internazionale le cose stanno ancora peggio. Tra dogmatismo e fesserie la ‘ragione’ sembra smarrita.

Il ‘primo comandamento’ che un tempo indicava alla sinistra la strada da prendere per rivendicare l’emancipazione dei più deboli era quello dell’empatia e dell’ascolto. Capire prima di tutto le condizioni di vita, le sofferenze, i dubbi e le paure di chi ogni giorno viveva del solo e striminzito salario, quando ne aveva uno, e non immaginava neppure di poter avere dei diritti e delle chance.

Il movimento democratico, grazie a quella straordinaria capacità, ha fatto una lunga strada, conquistato posizioni, costruito una propria cultura capace di interpretare le cose del mondo senza subire le suggestioni e gli inganni dei ‘padroni del vapore’. D’altra parte il trucco di ‘conoscere per sapere’ è antico. Ci ha pensato Lutero, che proprio per affermare i principi teologici del protestantesimo tradusse con altri la Bibbia in tedesco, per offrire ai fedeli una conoscenza diretta del testo sacro, fino ad allora incomprensibile al popolo perchè redatto in latino. E lo stesso fecero le decine di enciclopedisti francesi riuniti intorno a Diderot e d’Alembert, che nel XVIII secolo realizzarono l’Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, ovvero ‘l’opera riassuntiva del sapere umano’, indispensabile per rendere gli esseri umani liberi perchè in possesso della conoscenza e quindi illuminati dalla ragione e dalla razionalità. Ed anche il dirigente comunista e grande ‘pensatore’ del ‘900, Antonio Gramsci, affermava che la conoscenza della storia e della politica non dovesse partire da una ‘filosofia’, ma dall’esperienza, ovvero dal sapere le cose, in modo da poter progredire verso la costruzione della nuova scienza.

La crisi di molti regimi autocratici del Medio Oriente e del Nord Africa di questi giorni ha origini complesse e profonde, determinate in gran parte dalla politica coloniale dell’Occidente, dal cosiddetto e recente ‘scontro di civiltà’, dalla strategia del saccheggio di quei territori e di quelle genti messa in atto da alcune potenze europee (tra le quali l’Italia) nei secoli scorsi ed anche in questo nuovo millennio e dalla inconciliabilità tra il modello democratico pensato nel Nord del mondo e le strutture sociali e culturali che organizzano gran parte del Sud del pianeta.

Il problema dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, che in realtà servono solo a far sviluppare le economie forti, tra le quali ci sono anche le new entry Cina e forse India (dove però i ‘comuni cittadini’ rimangono ancora a livelli di povertà preoccupante e non godono di alcun diritto politico e civile), non è quello di conquistare la ‘democrazia’, ma di elaborare una strada autonoma verso la ‘libertà’. Perchè la democrazia, appunto, è un mezzo e non un fine, un sistema organizzativo e non un obiettivo finale. E’ stata la Rivoluzione francese a riassumere il traguardo verso il quale i progressisti di tutto il pianeta dovevano orientare la propria ricerca: Liberté, galité, Fraternité, ovvero Libertà, Eguaglianza, Fratellanza. Traguardo raggiungibile attraverso la conoscenza critica della realtà e non a partire da ‘filosofie assolute’ attraverso le quali affermare ‘soluzioni perfette’.

Il dogmatismo, che ha permeato nella stessa misura il cosiddetto ‘socialismo realizzato’ ed il ‘capitalismo’, è duro a morire. In questa notte tragica che sta avvolgendo la Terra, le forze progressiste faticano a comprendere ed a far comprendere quanto lo sviluppo indiscriminato, liberale e liberista, sia come una dose di cianuro mortale, che uccide i ricchi ed i poveri contemporaneamente, perchè dissipa in modo ineguale le risorse, porta a mutamenti climatici imprevedibili, allarga la distanza tra le aree del mondo sviluppate e quelle non sviluppate, usate solo per per consentire il dominio globale del Nord ed il mantenimento dei suoi livelli di consumo ipertrofici.

Nello specifico del mondo arabo i sentimenti anti occidentali sono fortissimi. La migrazione quasi obbligata e la necessità di abbandonare la propria terra e le proprie origini per sopravvivere non aiuta per nulla lo sviluppo della Fraternità, ma anzi accentua il senso di rivalsa di popoli nei confronti di altri popoli. Perchè certifica l’ineluttabilità di uno ‘statu quo’ nel quale i ricchi sono ricchi ed i poveri sono poveri e rimangono tali perchè così deve essere per decisione dei ricchi stessi.

Il profitto non è un ‘peccato’, il riconoscimento dell’intelligenza e della capacità ad intraprendere non è ‘una colpa’, ma l’operare in modo esplicito o sottotraccia per prendersi tutta la polpa e lasciare l’osso ai ‘disgraziati’ è un crimine che non può essere più tollerato. Perchè sta generando conflitti terribili e potenzialmente senza via d’uscita.

In queste ore da Tripoli a Bengasi si sta consumando una guerra civile che non riguarda solo la Libia. Gli altri popoli arabi stanno a guardare e sanno bene come il petrolio ed il gas siano il vero motivo della contesa. Europa e Stati Uniti debbono garantirsi le riserve, pena il collasso delle loro economie. Le amministrazioni americane da anni lavorano per difendere i propri flussi e l’Europa non è da meno. Guerre, ‘missioni umanitarie’ inventate di sana pianta, operazioni segrete, organizzazione di colpi di stato sono all’ordine del giorno: tutto pur di difendere i giacimenti. E la Cina, appena entrata nel club dei potenti, ha subito accettato il gioco, diventando in pochi anni uno dei protagonisti della partita.

A poche ore dal probabile collasso della Grande Repubblica (Jam Araba di Libia Popolare e Socialista, ovvero del regime di Gheddafi, i ‘democratici’ italiani, nutriti con informazioni spesso ingannevoli, affermano cose del tutto improbabili. Sul giornale vicino al Pd, ‘L’Unità’, Loretta Napoleoni è arrivata a scrivere: “Dal Marocco allo Yemen, dalla Giordania all’Iran al posto degli esaltati religiosi che sognano di rivivere le battaglie di Maometto c’è un esercito di giovani che indossa jeans e scarpe da ginnastica, vive su Facebook, My space, YouTube e Twitter e al posto della sciabola usa il telefonino. Il 60 per cento della popolazione nord africana e medio orientale ha meno di 30 anni, una percentuale che oscilla tra il 15 ed il 30 per cento è disoccupata! Si tratta di valori in assoluto massimi al mondo”.

Nonostante i suoi titoli accademici Napoleoni equivoca sul Sud del mondo. A cominciare dai cosiddetti ‘tassi di disoccupazione’, che solo qualche ‘spirito fantasioso’ può aver avuto idea di calcolare. Come infatti ‘scoprire’ quanti ‘masai’ sono occupati tra Kenya e Tanzania, quanti ‘mong yao’ lo sono in Laos, quanti ‘dongria’ dell’Orissa in India? E dove sono e soprattutto quanti sono gli internauti che in jeans e t shirt, secondo la commentatrice dell’Unità, vivono al Cairo? E la redattrice forse dovrebbe tener conto del nazionalismo arabo e della complicata relazione tra questo e la religione islamica.

In un bellissimo racconto di viaggio, il reporter scrittore Massimo Fini ha raccontato così la ‘sua’ capitale egiziana: “Il Cairo, febbraio. Il cane color sabbia, scheletrico, le rosse orbite infossate, aveva azzannato la vittima al collo, aprendogli un largo taglio boccheggiante, come d’una branchia di pesce, e se lo stava trascinando al riparo d’un sarcofago per banchettare in pace. Lì per lì pensai che il nero fagotto agonizzante che gli pendeva dalle fauci fosse un gatto o un coniglio, ma avvicinandomi mi avvidi che era un altro cane, più piccolo. La mia presenza disturbò l’assassino che lasciò la presa e si mise ad ululare lamentosamente. Fu allora che le bambine raccolte intorno alla donna con la gellabeya nera, accucciata per terra, fin lì indifferenti alla scena, mi scorsero e mi si fecero incontro, esitanti. Una, più audace delle altre, fece altri due passi in avanti, fin quasi a toccarmi, stese la mano e gridò qualcosa. Fu come un segnale, da dietro le decine di sarcofaghi, sormontati alle estremità da due alte lastre di pietra (gli spiriti che, nella religione musulmana, hanno il compito di scortare in cielo il defunto), spuntarono frotte di altre bambine e si vennero ad unire alle prime. Ero a Bab el Ghaifa, la città dei morti (il cimitero dei mammalucchi, tuttora operante, che si stende per chilometri su una leggera collina sabbiosa ad est del Cairo) dove si sono rifugiati i vivi che non hanno casa”.

Nel suo anelito di ‘cambiamento’ Napoleoni ha scritto ancora: “Ecco il vero pericolo: l’esplosione demografica. Secondo una studio della Population Action International, una società di ricerca statunitense, l’80 per cento dei conflitti mondiali verificatesi tra il 1970 ed il 2000 sono avvenuti in nazioni dove il 60 per cento della popolazione era sotto i 30 anni”.

Anche questo dato è ingannevole e tutto centrato sulla ‘filosofia’ occidentale di analisi. Le risorse del Sud del mondo sono immense. Diamanti, oro, petrolio, materie prime e terra per l’agricoltura. Salvo che i danni indotti dall’industrializzazione forzata imposta dal Nord, la deforestazione, il riscaldamento del pianeta dovuto all’inquinamento stanno compromettendo l’ambiente ed uno degli elementi fondamentali per la vita, l’acqua, è diventato un bene importante quanto il petrolio, A Sud le ricadute di questi mutamenti si stanno trasformando in carestie, desertificazione ed ulteriore miseria, mentre l’urbanizzazione forzata sta demolendo culture antichissime e sagge.

Non è la sovrappopolazione, allora, il detonatore della bomba, ma il ‘codice sviluppo’ che l’Occidente ritiene debba essere applicato tout court al Sud. Salvo, ovviamente, continuare a rubare a mani basse le risorse.

Ha concluso il suo articolo la collaboratrice de ‘L’Unità’: “Troppo presi dalla vittoria della Guerra Fredda prima e dalla manipolazione della minaccia del terrorismo dopo, i nostri politici hanno messo la testa nella sabbia. Se i trilioni spesi per vincere una guerra inutile contro un terrorismo inesistente fossero finiti in progetti di sviluppo per assorbire questi giovani, se invece di concentrarci sul dittatore Saddam avessimo smesso di appoggiare tutti gli altri forse oggi l’asfalto delle piazze delle capitali arabe non sarebbe sporco del sangue di questi ragazzi. Riflettiamo su questi punti quando nei prossimi mesi pagheremo prezzi sempre più alti per benzina e alimenti. Forse, anche per noi, è giunta l’ora di dire basta”.

Un frullato misto di libertarismo e confusione che ancora una volta non centra l’obiettivo. La fine della cosiddetta Guerra Fredda ha prodotto un altro pluripolarismo, questa volta non centrato sulla minaccia nucleare, ma sulla potenza economica. Cina, Usa e Russia (poco visibile, ma sempre più potente), questa volta senza neppure un ‘accordo di Yalta’, hanno disegnato sul globo nuove invisibili frontiere e si combattono in modo ancor più violento di prima per il dominio. L’Europa si barcamena, tentando di sopravvivere alla sua spaventosa defaillance culturale, e solo francesi e tedeschi (inseguiti dai britannici in declino) possono supporre di avere ancora qualche spazio, ma solo in funzione di gregari.

Il cosiddetto ‘terrorismo’ esiste ed altro non è che una delle forme moderne della guerra dei poveri nel mondo globalizzato. Non a caso è stato utilizzato dai fondatori di Israele e poi utilizzato anche dai palestinesi. Gli ebrei perseguitati dal nazismo per arrivare alla fondazione di Israele applicarono una strategia del terrore che Robert Scheer, un giornalista americano ed editorialista del San Francisco Chronicle, insegnante di comunicazione nell’Università del sud California e considerato negli Usa un ebreo liberal ha raccontato su ‘The Nation’: “Prima che Begin fosse considerato rispettabile, quando nel 1948 visitò gli Stati Uniti, un gruppo di intellettuali ebrei famosi, fra i quali Albert Einstein, Sidney Hook e Hannah Arendt, scrisse una lettera al ‘New York Times’ per avvertire che Begin era un ex capo di “Irgun Zvai Leumi, organizzazione terroristica, di destra e sciovinista della Palestina”. Il reporter spiegava poi che la lettera spingeva gli ebrei a isolare Begin, argomentando: “E’ inaccettabile che chi si è opposto al fascismo ovunque nel mondo, se informato correttamente su qual’è l’esatta collocazione di Beghin e sulle sue prospettive, possa sottoscrivere e sostenere il suo movimento”.

E prima di diventare il ‘padre della Palestina’, Yasser Arafat ha ideato e ordinato azioni ‘terroristiche’ contro obiettivi israeliani al di fuori del territorio di Israele colpendo in modo indiscriminato civili pur di attirare l’attenzione del mondo sulla questione palestinese.

L’integralismo islamico, o meglio ‘il terrorismo inesistente’ di Napoleoni, invece esiste ed è la bizzarra conseguenza dell’intervento americano in Afghanistan durante l’invasione sovietica di quel Paese. Fu allora che armi, milioni di dollari e combattenti reclutati in giro per il mondo furono spediti ai mujaheddin afgani utilizzando denaro proveniente dal traffico di oppio.

Michel Chossudovsky, uno stimato economista canadese e professore emerito all’Università di Ottawa, ha scritto che nel 1979 “la più grande operazione occulta nella storia della Cia fu lanciata come risposta all’invasione sovietica dell’Afghanistan”, avvenuta a sostegno del governo filo comunista di Babrak Kamal. “Con l’attivo incoraggiamento della Cia e dell’Isi (Inter Services Intelligence) del Pakistan che cercava di trasformare la jihad afghana in una guerra globale pagata da tutti gli stati mussulmani contro l’Unione Sovietica, circa 35,000 radicali mussulmani provenienti da 40 paesi islamici raggiunsero i combattenti dell’Afghanistan tra il 1982 e il 1992. Decine di migliaia, inoltre, andarono a studiare nelle madrasa Pakistane. Infine più di 100,000 radicali mussulmani stranieri furono direttamente influenzati dalla jihad afghana”. Tra loro c’era Osama bin Laden.

Il professore ha spiegato che la Cia, usando l’Isi pakistano, addestrava i mujahidin non solo sul piano militare, ma curava l’insegnamento del Corano: “I temi predominanti erano che l’Islam fosse una ideologia socio politica completa ha scritto Chossudovsky che il sacro Corano era stato violato dalle atee truppe sovietiche e che il popolo islamico dell’Afghanistan avrebbe riottenuta l’indipendenza rovesciando il regime di sinistra appoggiato da Mosca”.

Ha ragione Napoleoni nel sostenere che il denaro speso dagli Usa e dall’Occidente fino ad oggi avrebbe potuto essere impegnato in altro modo, per esempio per lo sviluppo del Sud. Ma ha dimenticato il perchè sia stato speso in quel modo, il perchè da quelle parti si muoia di fame e perchè oggi l’orgoglio nazionale spesso corre il rischio di trasformarsi in integralismo.

Fino a quando la ‘sinistra’ non tornerà a recuperare la propria capacità di osservazione ed analisi e non saprà evitare i conformismi riformisti per tornare a progettare le riforme, fatti ed avvenimenti rimarranno patrimonio di chi raccontando le fiabe continua a fare affari.

Gli interventi militari umanitari o le ‘no fly zone’ in Libia o altrove sarebbe meglio lasciarli a chi ha insanguinato per decenni il Sud del mondo. Oggi sarebbe più intelligente impegnarsi a spiegare ai cittadini italiani cosa vuol dire avere una visione chiara dei problemi per affrontare domani (il più vicino possibile) un programma politico in grado di ridefinire equilibri che portino non la democrazia, ma la libertà nel mondo.

Il tiranno Gheddafi non sta combattendo contro gli angeli della libertà e questo deve essere compreso subito, prima che una nuova avventura militare spacciata per aiuto umanitario tocchi il suolo libico. Perchè a quel punto il mondo arabo avrà l’ennesima prova del cinismo bugiardo dell’Occidente ed una frattura forse insanabile dividerà due mondi per gli anni a venire.
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da MilanoMantenere bloccati gli stabilimenti, aver messo in difficoltà il mondo dell’auto e costretto migliaia di lavoratori alla cassa integrazione è un atteggiamento da irresponsabili. Non si può andare avanti così, bisogna porre fine a questa serrata. Paolo Uggè, per 23 anni leader sindacale degli autotrasportatori e dal 2003, come sottosegretario ai Trasporti, seduto dall’altra parte del tavolo durante le trattative, da un mese è impegnato a mediare sulla vertenza bisarche. Il lungo stop al trasporto di automobili ha messo in ginocchio il settore delle quattro ruote e scatenato la reazione della Fiat che ha denunciato i padroncini. Il problema per Uggè è ancora più grave in quanto tra autotrasportatori e sindacati di categoria lo scollamento è quasi completo. O si arriva a una soluzione in settimana avverte il sottosegretario in questa intervista al Giornale o la questione diventerà di ordine pubblico.Sottosegretario Uggè, le associazioni di categoria hanno perso il controllo della situazione?Nessuna di esse ritiene di assumersi la paternità del lungo blocco. Per loro quella in corso è un’iniziativa autonoma, partita dagli autotrasportatori e sfociata nello stop al servizio.Per ben due volte le proposte avanzate dal ministero e sostanzialmente condivise dalle associazioni sono state respinte dalla base che ha mantenuto i blocchi.Cosa c’è al centro della sua mediazione?L’aumento del 5% sulle tariffe in essere, il recupero del 13,7% per chi ancora non percepisce le tariffe previste dal lodo che io stesso ho siglato nel ’96,
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la concessione di 1.000 euro una tantum per camion. Ma non dimentichiamo le garanzie a copertura dei danni arrecati alle vetture trasportate, che valgono quasi un altro 3% di aumento tariffario.Qual è stata la risposta dei padroncini?Chiedono l’aumento del 10% sulle tariffe e una tantum di 5mila euro, costo che per le aziende del settore è insostenibile.Se fosse stato ancora dall’altra parte del tavolo come si sarebbe comportato?Chi guida le organizzazioni di categoria deve avere il coraggio, e io in passato l’ho fatto, di dire ai propri associati che l’accordo va bene e oltre a quello non se ne fanno altri. Il rischio è che si entri in una fase difficile da controllare, dove ognuno cerca di portare avanti le proprie istanze personali.Domani le controparti tornano a discutere. Sarà la settimana decisiva?Sulla parte normativa, che include anche la clausola di salvaguardia per gli autotrasportatori in caso di aumento spropositato del prezzo del gasolio, non ci sono problemi. Resta da sciogliere il nodo economico. Ho dato la mia disponibilità a emettere un nuovo lodo, con tanto di nuove tariffe così da chiudere la vertenza. Le parti in causa, però, hanno preferito rinviare la discussione a domani. Il ministero è pronto a intervenire per favorire l’avvicinamento tra aziende e padroncini.Si metteranno d’accordo?Voglio essere ottimista. Spero che la ragionevolezza prevalga. In caso di mancata intesa la situazione diventerebbe di ordine pubblico.Chi si vede i cancelli bloccati e non è libero di far lavorare la propria azienda può chiedere l’intervento delle forze dell’ordine.Intanto la Fiat è ricorsa alle carte bollate.La Fiat si è tutelata verso chi non ha rispettato gli impegni. Ma ci saranno anche azioni contro coloro che hanno bruciato camion,
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tagliato pneumatici e si sono resi responsabili di altri danni. Si rischia un inasprimento della vicenda. Ecco perché è importante chiudere in fretta.

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Wall Street: indici ancora in calo (Dj 0,63%), il focus resta la Grecia

Quando manca un’ora alla fine degli scambi, gli indici a Wall Street restano in calo con gli investitori che digeriscono i dati macroeconomici e restano cauti per via dei continui timori riguardanti la Grecia. Il governo greco ha detto che conta di raggiungere un accordo con i creditori entro domenica ma i funzionari europei negano che un’intesa sia vicina.

Non a caso il segretario al Tesoro Jack Lew, dal G7 in Germania, è tornato a premere affinché Atene e i suoi creditori raggiungano un accordo il prima possibile per evitare un “incidente”.

Dal fronte macroeconomico, il Pil Usa del primo trimestre è sceso dello 0,7% contro un 1% atteso. La fiducia dei consumatori calcolata dall’Università del Michigan a maggio è scesa sui minimi di sei mesi ma è risultata migliore delle stime. Il Chicago Pmi a maggio ha mostrato una contrazione dell’attività manifatturiera nella regione, una cattiva premessa per il dato di lunedì sull’Ism manifatturiero relativo all’intera nazione.

Il Dow Jones perde 115 punti, lo 0,63%, a quota 18.011, l’S 500 segna un 12,75 punti, lo 0,6%, a quota 2.108, il Nasdaq scivola di 27,28 punti, lo 0,52%, a quota 5.071. Rally del petrolio: il contratto a luglio è cresciuto del 4,5% a 60,3 dollari al barile.

Petrolio chiude a NY +4,5%, nel mese +1,1%

Per la seconda volta di fila il petrolio ha chiuso in rialzo chiudendo il mese in aumento. Al New York Mercantile Exchange il contratto a luglio ha aggiunto 2,62 dollari al barile, il 4,5%, a quota 60,3 dollari al barile. Si tratta del balzo giornaliero maggiore dal 15 aprile scorso.

Nel mese il bilancio è pari a un +1,1%. A sostenere le contrattazioni oggi è stato il calo delle trivelle petrolifere negli Stati Uniti per la 25esima settimana di fila e a un passo più rapido rispetto alla settimana precedente. Ieri inoltre le scorte settimanali in Usa sono scese per la quarta settimana di fila dopo avere toccato i massimi storici ad aprile ma la produzione è salita inaspettatamente.

Rame a NY chiude 1,4% sui minimi del 23 aprile, a maggio 5,5%

Ancora una volta il rame ha chiuso in calo, questa volta per i timori di un rallentamento dell’economia in Cina (il principale consumatore del metallo industriale). Il contratto a luglio, il più scambiato, è sceso dell’1,4% a quota 2,7525 dollari a pound al Comex, divisione del New York Mercantile Exchange.

Si tratta dei minimi del 23 aprile. Anche la revisione al ribasso del Pil americano del primo trimestre ( 0,7% contro stime per un 1%) ha condizionato l’appetito degli investitori. Il bilancio del mese è pari a un 5,5%

Petrolio in volo +4,8%, trivelle Usa calano per 25esima settimana di fila

Per la 25esima settimana di fila, il numero delle trivelle petrolifere negli Stati Uniti è sceso a un posso più rapido rispetto alla settimana precedente. Stando al rapporto pubblicato ogni venerdì dal gruppo di servizi petroliferi Baker Hughes, nella settimana finita oggi i pozzi sono scesi di 13 unità a quota 646 contro il 1 di venerdì scorso, quando i trader arrivarono a pensare che il mercato avesse toccato il fondo.

Ora le trivelle attive sono in calo del 60% rispetto al picco visto a ottobre pari a quota 1.609. Il WTI, già in rally, accelera ancor di più: il contratto a luglio sale del 4,8% a 60,45 dollari al barile. Negli ultimi due mesi il greggio ha guadagnato il 40% circa su attese che la produzione americana rallenterà ma la corsa delle quotazioni si è bloccata in area 60 dollari. Ieri sono arrivati segnali misti: le scorte settimanali in Usa sono scese ieri per la quarta settimana di fila dopo avere toccato i massimi storici ad aprile ma la produzione è salita inaspettatamente.

Humana prende il volo in borsa (+17,48%), è in vendita

A Wall Street il titolo Humana prende il volo e sale del 17,
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48% portandosi su massimi storici dopo una sospensione delle contrattazioni per eccessiva volatilità. L’assicuratore sanitario sta valutando una vendita, una mossa che potrebbe dare il via a un consolidamento nel settore.

Secondo il Wall Street Journal, il gruppo ha ricevuto l’interesse per un takeover da parte di vari soggetti tra cui Aetna (+2,22%) e Cigna (+4,72%). Goldman Sachs starebbe lavorando alla cessione. La valutazione di Humana prima delle indiscrezioni era pari a quasi 27 miliardi di dollari. Tra i competitor guadagnano Anthem (+3,76%) e UnitedHealth (+1,15%).

T Bond ancora in rally ma verso chiusura del mese in lieve calo

I Treasury restano protagonisti di un rally alimentato da una serie di dati macroeconomici deludenti e dai tipici acquisti di fine mese. Ma il mercato americano del reddito fisso si prepara a chiudere il mese di maggio in lieve calo: la recente ripresa non è bastata a controbilanciare le perdite viste a inizio mese, colpa del sell off che aveva colpito i titoli di stato dell’Eurozona e della pesante offerta di nuovi bond inclusi quelli aziendali.

Oggi a parte la contrazione dell’economia americana nel primo trimestre più contenuta delle attese a deludere è stato il Chicago Pmi, che indica come a maggio l’attività manifatturiera nella regione si sia contratta. Ciò non promette bene per il dato di luned” sull’Ism manifatturiero relativo all’intera nazione. Il decennale vede rendimenti che si muovono inversamente ai prezzi in calo al 2,1022% dal 2,132% di ieri. Il titolo a tre mesi viaggia allo 0,0025%.

Questo l’andamento delle altre scadenze:

Titoli a 2 anni, rendimento in ribasso allo 0,6092% Titoli a 5 anni, rendimento in calo all’1,4756% Titoli a 30 anni, rendimento in decrescita al 2,8527%

Wall Street riduce le perdite (Dj 0,41%), focus sulla Grecia

A metà seduta gli indici a Wall Street sono in calo ma sopra i minimi visti nel durante. Come in Europa anche in Usa la Grecia torna a preoccupare. Non a caso il segretario al Tesoro Jack Lew, dal G7 in Germania, è tornato a premere affinché Atene e i suoi creditori raggiungano un accordo il prima possibile per evitare un “incidente”.

Se non si sono fatti sorprendere da una revisione al ribasso del Pil del primo trimestre in contrazione dello 0,7% contro un 1% atteso gli investitori ora cercano conferme per capire se l’economia americana si sta o meno riprendendo nel trimestre in corso. Per quanto il dato finale sia migliore delle previsioni, la fiducia dei consumatori calcolata dall’Università del Michigan a maggio è scesa sui minimi di sei mesi.

Il Dow Jones perde 74,17 punti, lo 0,41%, a quota 18.051,95, l’S 500 segna un 6 punti, lo 0,29%, a quota 2.114,57, il Nasdaq scivola di 6,8 punti, lo 0,13%, a quota 5.091,18. Rally del petrolio: il contratto a luglio cresce del 3,55% a 59,73 dollari al barile.

Da cambi composizione indici Russell picco scambi per 40 miliardi

La prevista revisione delle componenti degli indici Russell, che tengono conto dell’andamento di determinati segmenti di mercato a livello globale, potrà generare un picco di scambi, valutato oltre 40 miliardi di dollari, nel corso della seduta del 26 giugno, quando saranno formalizzate le variazioni.

Come ricorda l’emittente televisiva Cnbc, ogni anno in questo periodo Russell Investments aggiorna le componenti degli indici Russell 1000, 2000 e 3000, in modo da rendere meglio conto dell’andamento delle aziende, per lo più in termini di capitalizzazione di mercato. Secondo indiscrezioni dovrebbero essere aggiunte oltre quaranta società, tra cui GoDaddy e Skechers Usa, al Russell 1000, da cui dovrebbero uscire più o meno altrettanti gruppi, tra cui Abercrombie Fitch. Inoltre,
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oltre 300 aziende dovrebbero entrare o uscire dal Russell 2000.

australian ugg boots Si chiama Levitate la scarpa di Brooks per il running più reattiva di sempre

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Moderna nella linea, sorprendente in fatto di reattivit e ammortizzazione. Si chiama pensata per i runners che cercano confort e prestazione.

Levitate realizzata con una nuova intersuola che Brooks ha messo a punto in 7 anni di prove condotte con la collaborazione di Basf, colosso mondiale della chimica. Il risultato la nuova schiuma ribattezzata Dna Amp, con un chiaro richiamo al tradizionale Dna utilizzato dal brand americano per le intersuole delle sue scarpe premium. Invece, Amp sta per amplificato, a sottolineare che l garantisce un ritorno di energia superiore al normale Dna; addirittura il 72% in pi secondo i dati forniti dalla casa.

Il lancio della nuova scarpa apre, o per meglio dire rinforza il dibattito esistete sulla nuova generazione di intersuole che hanno abbandonato il tradizionale Eva per inseguire nuove alchimie per ora dominate da un uso innovativo del vecchio poliuretano, lanciato da adias con Boost e poi seguito da altri brand come Puma e Saucony.

Anche Boorks ha collaborato con Basf per sviluppare il progetto Dna Amp. A differenza del Boost, la sua schiuma pi liscia, ma soprattutto cambiato il processo di costruzione dell la schiuma di poliuretano ingabbiato in una pellicola di Tpu, materiale termoplastico pi resistente, con l di ridurre l orizzontale e di favorire un ritorno di energia verticale in favore del runner.

ha lavorato 7 anni per mettere a punto questo progetto ha spiegato Giovanni Maruzzi, Country Manager di Brooks Abbiamo cominciato a sviluppare questa nuova mescola con il colosso tedesco Basf (lo stesso del Boost di Adidas e degli Ignite), ma abbiamo impiegato tempo e ben 9 cicli di prove prima di riuscire ammettere a punto la tecnologia che cercavamo. Abbiamo condotto test con migliaia di prototipi e coinvolto centinaia di runners nelle prove, per giungere al risultato migliore possibile >

Un risultato che oggi stato concretizzato nella Levitate, scarpa che Brooks ha inserito nella sua categoria Energize, ossia tra le scarpe pi che non sfigurerebbe anche nella categoria Cushion, accanto alla Glycerin.

questo modello abbiamo di fatto realizzato una nuova dimensione di running conferma Tobias Gramajo, Tech Rep di Brooks . Infatti si tratta di una scarpa ammortizzata quanto i nostri modelli premium, come Glycerin, ma reattiva quanto un modello da prestazioni. Abbiamo unito in un scarpa due concetti che solitamente sono contrapposti tra loro. La difficolt nella progettazione stato proprio trovare il giusto equilibrio nel energia verticale, per ridurre al minimo la dispersione di energia che avviene lateralmente ad ogni passo

Levitate dotata di una tomaia integrata in Fit Knit che si adatta bene alla forma del piede. Il Fit Knit di Brooks utilizza un processo di cucitura a maglia circolare per dare vita a una tomaia tecnica. La suola della scarpa flessibile, grazie a intagli di flessione molto marcati. Nel posteriore inserito un intaglio a forma di freccia, che ha il compito di aiutare i runner a passare rapidamente dal tallone alla punta, senza disperdere energia.
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ugg parma Si cercano borse e zaini per i cambi di vestiario dei senza dimora

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Il Villaggio San Francesco di Scarperia, ha diffuso un appello per la raccolta di borse e zaini per il Rifugio Fr. Jacopa che accoglie per due notti le persone senza dimora. Queste persone quando si fermano in questa struttura, hanno bisogno di un cambio completo di vestiario.

La struttura offre ai senza dimora il servizio guardaroba fornendo i cambi di vestiario puliti e anche altro come giubbotti invernali,
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scarpe etc. Tutto questo materiale ha bisogno di zaini e borse per essere distribuito agli ospiti. Questo permette di far ripartire le persone che passano dal Rifugio Fr. Jacopa dopo due notti, con materiale pulito.

Il materiale può essere portato al Villaggio San Francesco di Scarperia, dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 15 dal lunedi al venerdi. Il sabato dalle 9 alle 12.

Per ulteriori info 055/8453811Vicchio Approvato il Bilancio di previsionePiano Strutturale Mugello del territorio con 6 tavoli tematici
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Due architetti estrose che ho conosciuto solo ieri sera al Pigneto: dire che sono contagiose è dir poco. Avevo saputo che inaugurava alle 18,30 questo nuovo spazio al Pigneto. E ci sono andata. Qui puoi trovare tutto perdendo di vista cosa ti aveva spinto a entrare: forse per comprare, forse? Il rischio è di perdersi; a me sta capitando anche ora, nel ricordare gli oggetti visti. Dicevo infatti che nel nome rimanda proprio l’indefinitezza delle forme di espressione che trovano finalmente un palcoscenico creativo dove portar idee e uscirne con un gioiello o un servizio di piatti. Sfizioso quello usato per apparecchiare una tavola stile anni Settanta, con dei mobili di cucina anni Cinquenta ripensati per l’occasione. Il tutto su un antico tavolo ridipinto di bianco. Invece fai caso solo mentre ne parli che quella teiera posta sottosopra su un palo ricurvo, a finire la piantana, l’hai usata anche tu ma per servire un tè caldo. E non costa neppure tanto: potete entrare con 15 euro e aquistare: magari dei libretti fatti con l’origami. Ma potete anche spendere fino a 3mila euro per chissà cos’altro. Portandovi sotto il braccio fino a casa una delle foto esposte alle pareti,
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firmate Sephirot. Oppure con un oggetto di ceramica creato solo per voi da Lucilla Arminio.

Il locale nasce sulle ceneri di quello che fino agli anni Ottanta era lo “Scacco Bar”. Ne conserva parte del bancone, della cassa e il pavimento: tutti caratterizzati dall’alternanza dei quadrati bianchi e neri promossi a “logo” per la nuova attività. Che in verità è negozio e spazio espositivo culturale, pensato per accogliere artigiani, designer e chiunque abbia idee, trasformate in oggetti. Uno spazio dove ho ritrovato perfino una calza diventata tutt’altro.

Ma non vi dico cosa: se siete curiosi, andate in via del Pigneto 52 e lo scoprirete. Attenzione solo all’orario: toglietevi dalla mente che lo troviate aperto alle 9! Se è la vostra giornata fortunata, potrebbe aver tirato su le serrande per le 11 o mezzogiorno. anche perché rimane aperto fino alle 22. Un consiglio: telefonate prima (06 70304648).
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