ugg amberlee l’imputato si spogli delle sue propriet per vanificare le pretese di Giulia

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Nella prima udienza del 2018 del processo al dermatologo ravennate Matteo Cagnoni accusato di avere ucciso la moglie Giulia Ballestri nel settembre del 2016 che si svolto ieri nell della Corte d di Ravenna, sono tre i temi che tengono banco. Si parte parlando di questioni patrimoniali e finanziarie, poi si torna sul tema delle impronte dei palmi delle mani intrise nel sangue di Giulia trovate nella casa abbandonata di via Padre Genocchi, infine si entra ancora una volta nella casa del delitto per un nuovo sopralluogo

LA SVENDITA DEL PATRIMONIO IMMOBILIARE AL FRATELLO

Il primo a sedere sul banco dei testimoni il luogotenente del nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Ravenna, Enrico Negrini. La PM Cristina D ricorda che la Tributaria, appunto, ha avuto un ruolo nell svolgendo indagini di natura patrimoniale immobiliare ed effettuando l di documentazione bancaria riguardante l e chiede al testimone Negrini di riferire. I fatti a cui il teste fa riferimento risalgono a qualche mese prima dell e sono stati in parte anticipati nel corso dell udienza, in occasione della testimonianza del notaio Fabrizio Gradassi. I rapporti con la moglie sono decisamente deteriorati e Matteo Cagnoni decide di spogliarsi di tutte le sue propriet tanto da diventare in modo che la moglie Giulia non possa avanzare pretese economiche in sede di separazione.

Cagnoni si rivolge allora all notaio (si conoscono da anni ed stato pure il suo testimone di nozze) e l viene perfezionata in due atti notarili rispettivamente del 10 e del 23 marzo 2016. Attraverso questi atti, l vende al fratello Stefano le sue quote di propriet di alcuni immobili. Le vendite in particolare, precisa Negrini riportando, a questo proposito le valutazioni dell (l del Mercato Immobiliare), avvengono ad un prezzo decisamente rispetto al valore stimato degli immobili. Accade per esempio per la casa di Marina Romea: Matteo Cagnoni cede il 50 per cento della nuda propriet al fratello per poco meno di 55.000 euro, contro un valore stimato dall di oltre 300.000. Idem per la casa di via Giordano Bruno dove l vive insieme alla famiglia: in questo caso al fratello cede addirittura il 100 per cento della nuda propriet in cambio di 30.000 euro contro uno valore stimato che si aggira fra i 300 400.000 euro.

Per rimanere nella sua abitazione di via Giordano Bruno pagher un affitto di 3.000 euro annui. Cagnoni cede anche il 50 per cento della nuda propriet di due immobili situati in via Cattaneo a Ravenna, compreso quello dove si trova il suo studio professionale. Il primo viene venduto per 40.000 euro, il secondo a 60.000, entrambi a meno di un terzo del loro reale valore sempre secondo la valutazione OMI. Ma il dato pi clamoroso riguarda un appartamento nell localit di Cortina d 30.000 euro il prezzo pattuito sempre per la vendita del 50 per cento della nuda propriet al fratello contro il milione e mezzo di euro stimato dall non tutto. Il 4 luglio 2016 l Cagnoni apre un conto corrente presso la filiale Toscana Est di Unicredit e il 5 luglio viene concessa al fratello Stefano la possibilit di operare sul conto corrente in questione. Su questo conto Stefano Cagnoni fa un versamento di 130.000 euro che corrispondono al valore finale della vendita degli immobili effettuati attraverso l notarile del 10 marzo. Il 10 agosto vengono versati i 30.000 euro provento della vendita del 50 per cento dell di Cortina. L non riguarda solo le propriet immobiliari. Matteo Cagnoni, insieme al padre Mario, al fratello Stefano e alla madre Vanna Costa possiede anche sei fondi d per un totale di un milione 263.271 euro. Il 16 marzo questa posizione viene chiusa e poi riaperta: Matteo Cagnoni non pi fra i titolari dei fondi d Nessuna domanda degli avvocati di parte civile e neppure da parte dell difensore dell viene posta al luogotenente della Tributaria che viene dal Presidente della Corte Corrado Schiaretti.

LA VILLA, IL BASTONE, IL SANGUE E LE IMPRONTE

L Giovanni Trombini concentrer invece la sua attenzione sui testimoni successivi continuando nel suo tentativo di trovare crepe nell accusatoria e di dimostrare la sua tesi dell di Giulia ad opera di uno sconosciuto che sarebbe entrato nella casa di via Padre Genocchi per rubare o trovare riparo. Piuttosto duro il suo controesame del testimone Enrico Filippini del Gabinetto della Polizia scientifica di Bologna che nella penultima udienza del 2017 aveva riferito il merito alle impronte dei palmi delle mani intrise nel sangue della vittima trovate su un muro e sul frigorifero della villa di Padre Genocchi, impronte attribuite a Matteo Cagnoni. Gi nell precedente l Trombini aveva posto l dell degli accertamenti, rigettata dalla Corte. E anche nella prima udienza dell in occasione del controesame di Filippini e della sua collega Lombardo cerca di mettere entrambi in difficolt Filippini per tiene duro: le minuzie rilevate (rispettivamente 20 e 28) sulle impronte dei palmi delle mani intrise nel sangue di Giulia Ballestri trovate sullo spigolo di un muro e sul frigorifero della casa dell rendono queste impronte concretamente attribuibili all sforzo del difensore di Matteo Cagnoni si concentra infine nei confronti del sostituto commissario di polizia Francesco De Paolis, coordinatore regionale del settore operativo del Gabinetto di Polizia scientifica di Bologna, non solo l testimone, ma il testimone pi della giornata. De Paolis, nel corso dell ha partecipato ad un sopralluogo tecnico per integrare quello effettuato dalla Scientifica di Ravenna nella casa del delitto e all di Giulia Ballestri. Nella villa abbandonata ha effettuato una serie di interventi alla ricerca di quella che lui definisce la della prova utilizzando strumentazioni tecnologiche sofisticate. Ha fatto rilievi fotografici. Alcune di queste foto scorrono sullo schermo allestito nell dove si svolge il processo accompagnate dal suo commento puntuale e molto articolato. Il ballatoio, dice ribadendo quella che da sempre la tesi della Pubblica Accusa suffragata da una serie di elementi, il luogo dove inizia l di Giulia;
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lo scantinato il punto finale. De Paolis parla di decine e decine di tracce di sangue che documentano la violenza.

Poi torna sul bastone sporco di sangue della vittima trovato nella casa abbandonata dello stesso tipo del legname accatastato nel garage del casa di via Giordano Bruno. Si sofferma su due impronte di calzature diverse trovate sul luogo del delitto: una simile a quello delle Timberland trovate ad asciugare su un termosifone nella casa di Firenze dei genitori dell e ritenute di propriet del padre Mario, l che sembra mostrare il logo tipico della marca Hogan ritenuto compatibile con quello delle scarpe che Cagnoni indossa nel video che lo riprende nella pasticceria dove ha fatto per l volta colazione con Giulia la mattina dell Scarpe, queste ultime, che non sono mai state trovate. L accusatoria suffragata anche dalla testimonianza qualificata del commissario della Scientifica De Paolis non convince affatto l Trombini. A suo parere, lo ha fatto capire a pi riprese nel corso delle varie udienze, la colpevolezza del suo assistito stata data per scontata e non si sarebbe indagato anche in altre direzioni.

Questo sarebbe avvenuto anche nella casa dell Nel suo lungo controinterrogatorio il difensore insiste sul fatto che non sarebbero state effettuate indagini accurate in altri luoghi della villa, ad esempio in una delle camere da letto al piano superiore dove sarebbero stati trovati i cassetti aperti e vari oggetti sparsi sul letto. L Trombini afferma anche che nel video del primo sopralluogo girato dalla Polizia che mostrer alla Corte, nella casa di via Genocchi la porta che conduce al terrazzo sul tetto era aperta, al contrario di quanto appare nel video del sopralluogo mostrato in aula e al contrario di quanto dichiarato dal commissario De Paolis che ha detto a sua volta di avere visto chiusa sia la porta che conduce al terrazzo, sia tutti gli ingressi della casa.

Il processo riprender venerd prossimo, 26 gennaio con l di altri testimoni della Pubblica Accusa.

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