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L’architetto Zara Hadid ha disegnato questo paio di scarpe, rigorosamente in edizione limitata, realizzato con un tacco davvero vertiginoso, alto 16,5 centimetri. Nova Shoes, questo il nome che è stato dato alla scarpa, è stato prodotto per il marchio United Nude. Per la sua realizzazione è stata usata la rotazione di stampaggio, una fabbricazione davvero unica per una calzatura che è stata creata ricorrendo anche allo stampaggio ad iniezione e alla colata sottovuoto.

La scarpa di Zaha Hadid propone una superficie striata che ricorda le formazioni geologiche, tanto care all’architetto che le ha proposte anche per il Galaxy Soho di Pechino. La scarpa è rivestita in pelle, che sovrasta il vinile metallico cromato che troviamo nella parte superiore, mentre il platform e il tacco sono proposti in fibra di vetro. La suola, infine, è in gomma.

Le scarpe sono state presentate nel negozio L’Eclaireur di Parigi. Ovviamente sarà difficile utilizzare queste shoes luccicanti e scultoree per camminare: sono più una vera e propria opera d’arte create per il brand inglese fondato da Galahad Clark e Rem D Koolhaas.

E veniamo alle dolenti note: queste zeppe scolpite sono in vendita in edizione limitata di 100 paia al costo di 1300 sterline e sono disponibili in nero, bronzo e oro rosa.
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da MilanoMantenere bloccati gli stabilimenti, aver messo in difficoltà il mondo dell’auto e costretto migliaia di lavoratori alla cassa integrazione è un atteggiamento da irresponsabili. Non si può andare avanti così, bisogna porre fine a questa serrata. Paolo Uggè, per 23 anni leader sindacale degli autotrasportatori e dal 2003, come sottosegretario ai Trasporti, seduto dall’altra parte del tavolo durante le trattative, da un mese è impegnato a mediare sulla vertenza bisarche. Il lungo stop al trasporto di automobili ha messo in ginocchio il settore delle quattro ruote e scatenato la reazione della Fiat che ha denunciato i padroncini. Il problema per Uggè è ancora più grave in quanto tra autotrasportatori e sindacati di categoria lo scollamento è quasi completo. O si arriva a una soluzione in settimana avverte il sottosegretario in questa intervista al Giornale o la questione diventerà di ordine pubblico.Sottosegretario Uggè, le associazioni di categoria hanno perso il controllo della situazione?Nessuna di esse ritiene di assumersi la paternità del lungo blocco. Per loro quella in corso è un’iniziativa autonoma, partita dagli autotrasportatori e sfociata nello stop al servizio.Per ben due volte le proposte avanzate dal ministero e sostanzialmente condivise dalle associazioni sono state respinte dalla base che ha mantenuto i blocchi.Cosa c’è al centro della sua mediazione?L’aumento del 5% sulle tariffe in essere, il recupero del 13,7% per chi ancora non percepisce le tariffe previste dal lodo che io stesso ho siglato nel ’96,
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la concessione di 1.000 euro una tantum per camion. Ma non dimentichiamo le garanzie a copertura dei danni arrecati alle vetture trasportate, che valgono quasi un altro 3% di aumento tariffario.Qual è stata la risposta dei padroncini?Chiedono l’aumento del 10% sulle tariffe e una tantum di 5mila euro, costo che per le aziende del settore è insostenibile.Se fosse stato ancora dall’altra parte del tavolo come si sarebbe comportato?Chi guida le organizzazioni di categoria deve avere il coraggio, e io in passato l’ho fatto, di dire ai propri associati che l’accordo va bene e oltre a quello non se ne fanno altri. Il rischio è che si entri in una fase difficile da controllare, dove ognuno cerca di portare avanti le proprie istanze personali.Domani le controparti tornano a discutere. Sarà la settimana decisiva?Sulla parte normativa, che include anche la clausola di salvaguardia per gli autotrasportatori in caso di aumento spropositato del prezzo del gasolio, non ci sono problemi. Resta da sciogliere il nodo economico. Ho dato la mia disponibilità a emettere un nuovo lodo, con tanto di nuove tariffe così da chiudere la vertenza. Le parti in causa, però, hanno preferito rinviare la discussione a domani. Il ministero è pronto a intervenire per favorire l’avvicinamento tra aziende e padroncini.Si metteranno d’accordo?Voglio essere ottimista. Spero che la ragionevolezza prevalga. In caso di mancata intesa la situazione diventerebbe di ordine pubblico.Chi si vede i cancelli bloccati e non è libero di far lavorare la propria azienda può chiedere l’intervento delle forze dell’ordine.Intanto la Fiat è ricorsa alle carte bollate.La Fiat si è tutelata verso chi non ha rispettato gli impegni. Ma ci saranno anche azioni contro coloro che hanno bruciato camion,
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tagliato pneumatici e si sono resi responsabili di altri danni. Si rischia un inasprimento della vicenda. Ecco perché è importante chiudere in fretta.

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Era il 1970. Un anno prima, Neil Armstrong aveva lasciato la sua impronta sulla luna con scarponi leggendari, ma tutt che fashion. Ispirato dall spaziale, Giancarlo Zanatta, di Tecnica, cre Moon Boot, un doposci in nylon colorato e la schiuma di poliuretano, all una vera rivoluzione. E un successo: 22 milioni di paia vendute in tutto il mondo. Chi avesse conservato (o ricevuto in eredit gli originali, potrebbe tirarli fuori subito. Vanno fortissimo, sia vintage che nelle nuove incarnazioni autunno inverno 2013 2014.

Dalla luna alla montagna. E dalla montagna, alla citt Complici i mutamenti climatici, gli inverni sempre pi freddi, la fine delle regole rigide sul look metropolitano e la voglia di stare comodi, i tronchetti tipo Moon Boot o Ugg Australia, must dei surfisti dopo le cavalcate marine, e Mou, gli scarponcini eschimesi, sono diventati urban (perch relegarli nello spazio ristretto della settimana bianca?) e poi glam. D e d come nella limited edition natalizia di Moon Boot per Marella, spruzzati di borchie, specchietti e grandi cristalli dallo splendore lunare, appunto, resi cool in tutti i sensi da dettagli in pelliccia e cashmere o rivisitati in stile rock, accesi da colori acidi, verde, fucsia, viola, mixati con dettagli da biker, i doposci sono diventati pi gentili nelle forme,
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pi moderni, e hanno conquistato un posto di tutto rispetto nel guardaroba delle it girl. Sotto i cappotti, i piumini, con i leggings o i jeans. Senza contare le incursioni degli stilisti (negli anni scorsi con i Moon Boot si sono misurati sia Valentino che Jimmy Choo ed Emilio Pucci).

A Milano, nel quadrilatero della moda, le vetrine pi eleganti accostano il tacco 12 allo stivaletto da neve con le pi ardite contaminazioni: pelliccia e fibbie da Rucoline, cachemire con plateau, stringhe e bordo di volpe da Malo, borchie argentate su bianco o vere e proprie decorazioni gioiello da Nando Muzi, osabili, non essendo troppo tradizionalisti, anche con un abito da sera. Ugg Australia, che produce le scarpe meno sexy del mondo (amatissime dalle donne, per non si tira indietro nella competizione con i sandali dei giorni di festa e inventa versioni spiazzanti: camouflage, pizzo e paillettes, fiocchi di raso e punti luce, un bottone di cristallo che brilla come un diamante, una calda versione in maglia da Capodanno in baita e una addirittura da sposa, bianca o glitterata. Che sia tendenza lo dimostra la variet dell dal lusso estremo al low cost, dal sofisticato mix di cachemire e pelliccia (Loro Piana) al basico di Bata, da poco meno di duemila euro a poco pi di trenta, senza contare le copie delle copie.

Come sempre, le star diventano i modelli da seguire e impongono la linea. Blake Lively (quella di Girl Jennifer Lopez e Vanessa Hudgens hanno contribuito al successo di Ugg Australia dimostrando che la comoda scarpa post surf (la conquista della luna non c e neanche la montagna, ma le onde dell non scherzano, quanto a temperatura) pu funzionare benissimo a centinaia di chilometri dal mare. Sarah Jessica Parker, reduce da un pubblico pentimento sull del tacco alto alla Sex and The City ha comprato un intero assortimento di Mou in montone con cucitura realizzata a mano all modello Eskimo. Come lei, la filiforme, elegantissima Marion Cotillard e l Tamara Ecclestone,
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si sono lasciate fotografare in giro per shopping con le Ugg pastello rasoterra.

ugg originali australia Scarpe adatte per guidare

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Quando si guida una vettura, per forza di cose bisogna avere ai piedi delle calzature comode, tutto ciò al fine di rendere la vostra guida sicura ed efficiente. Ma a questo punto una domanda sorge spontanea: quali sono le scarpe maggiormente adatte per guidare? Indubbiamente le scarpe da ginnastica forse sono le più adatte. E tutto questo perché sono molto agili e vi garantiscono una guida sicura, i vostri piedi sui pedali saranno sempre saldi e tutto ciò garantirà una perfetta condotta di guida. Invece per le donne, possono essere usate le ballerine, con esse la guida diventa sicura ed efficiente. Sono, invece, da scartare le scarpe coi tacchi troppo alti, le ciabatte e ogni altra tipologia di scarpe che non rendano del tutto sicura la guida della vostra vettura.

Quindi, in conclusione, è bene sempre indossare le scarpe maggiormente idonee ad una guida efficiente e sicura. Guidare,
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per esempio, con le ciabatte non è vietato, ma in caso di un sinistro stradale, le assicurazioni potrebbero riconoscere tale fatto come una “negligenza grave”. E, come conseguenza potrebbero dare dei grattacapi per non risarcire il danno subito. Quindi è bene essere prudenti, onde evitare dei guai di vario genere. Quando le due squadre erano ancora ferme sullo 0 0 il tecnico dei rossoneri Gennaro Gattuso se l presa con il terzino giallorosso Aleksandar Kolarov.

Milano, sfregiato il murale di Falcone e Borsellino

Giovanni Falcone che spara a Paolo Borsellino. In questo modo stato deturpato il murale di Corso di Porta Ticinese a Milano e dedicato ai due giudici assassinati dalla mafia. Qualcuno ha ora disegnato in mano a Falcone una pistola arancione, nell di sparare, puntata alla tempia di Borsellino. Ecco gli altri casi in cui i vandali hanno sfregiato la memoria dei due uomini di giustizia. Quando le due squadre erano ancora ferme sullo 0 0 il tecnico dei rossoneri Gennaro Gattuso se l presa con il terzino giallorosso Aleksandar Kolarov.

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ugg boot outlet Serve un patto con i produttori per riformare il sistema distributivo

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“La crisi dei consumi sta colpendo duramente i negozi di abbigliamento e calzature che sono il comparto più importante, nella nostra regione, della distribuzione commerciale. Se ne devono rendere conto anche le industrie del settore, a cominciare dalle tante realtà venete: è tempo di sederci attorno ad un tavolo per affrontare il mercato con strategie comuni”. A lanciare l’appello per un cambio nelle relazioni tra produzione e filiera distributiva nell’abbigliamento è Alessandro Cestonaro, presidente della categoria dettaglianti tessili di Confcommercio Vicenza ed eletto qualche giorno fa nel consiglio nazionale di Federazione Moda Italia. La più rappresentativa organizzazione del settore ha infatti recentemente rinnovato il direttivo, confermando il presidente Renato Borghi.

Le problematiche che si trovano oggi ad affrontare i quasi 9mila negozi di abbigliamento veneti (1.200 nella sola provincia di Vicenza) e gli oltre 2mila esercizi del comparto “calzature ed articoli in cuoio” (sono 297 nel Vicentino) non derivano, infatti, esclusivamente dalla flessione degli acquisti che, nel primo semestre di quest’anno, si sono ridotti del 2,5%: anche l’attuale sistema di approvvigionamento dei punti vendita gioca un ruolo sempre più di rilievo nelle difficoltà che caratterizzano il settore.

“I capi che oggi proponiamo sono stati ordinati ai marchi moda anche 10 mesi fa, senza poter prevedere il netto peggioramento delle possibilità di spesa dei nostri clienti che caratterizza la situazione economica attuale spiega il presidente Cestonaro . Questo è un esempio lampante del fatto che il rischio d’impresa nel settore abbigliamento è quasi tutto sulle spalle del negoziante, una situazione oramai insostenibile, alla quale va posto quanto prima rimedio con un “patto” tra industria della moda e dettaglio di cui,
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a livello di Federazione veneta, si è già cominciato a parlare”.

I distributori finali delle griffe della moda, dunque, chiedono ai produttori una sorta di compartecipazione al rischio: “Abbiamo bisogno di avvicinare il più possibile gli ordini all’avvio effettivo della stagione prosegue Alessandro Cestonaro e di aumentare la marginalità anche attraverso un accordo sulla gestione delle rimanenze finali e sul riassortimento dei magazzini”. E poi c’è la questione outlet, per la quale la Federazione Moda Italia pensa ad una regolamentazione per legge.

Infine, il presidente Cestonaro boccia l’ipotesi dell’assessore regionale Isi Coppola sull’ampliamento delle aperture domenicali in Veneto: “Sarà un altro duro colpo ai nostri negozi afferma , perché aumenteranno i costi del personale senza un reale ritorno economico. Mi meraviglia, poi, che una simile proposta sia arrivata da una donna: le nostre dipendenti, che rappresentano l’80% del personale nel settore, già faticano a conciliare i tempi di lavoro con quelli della famiglia e ora dovrebbero rinunciare alle uniche giornate in cui possono finalmente stare con i loro cari. E mentre loro, di domenica, sono in negozio, i servizi che il settore pubblico dovrebbe garantire alle lavoratrici per poter svolgere l’attività come in un normale giorno feriale rimangono desolatamente chiusi. Un bell’aiuto all’occupazione femminile,
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non c’è che dire”.

ugg socks Scarpe italiane di Mankell Henning e pubblicato da Marsilio

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Scarpe italiane di Henning Mankell”Una figura nera si stagliava contro la distesa bianca. Il sole era vicino all Socchiusi gli occhi per distinguere chi fosse. Vidi che era una donna, sembrava appoggiata a una bicicletta. Ma poi mi resi conto che si trattava di un deambulatore. Tremavo per il freddo. Chiunque fosse, non potevo restare l nudo, accanto al mio buco. Mi affrettai a tornare in casa chiedendomi se avessi avuto una visione.”C un tipo di solitudine che solamente nordica: questa la nostra prima riflessione, dopo aver terminato la lettura di Scarpe italiane di Henning Mankell.Perch ci pare impossibile identificare la solitudine assoluta, quella del corpo e dell con il blu del cielo e del mare del Mediterraneo, con il calore del sole. Mentre il bianco di ghiaccio e neve a perdita d il gelo che stringe il cuore in una morsa, sono l di colore di chi vive da solo e la mancanza di palpiti di chi non ha affetti.Come per il protagonista di questo romanzo dell matura di Mankell, un uomo di sessantasei anni che una volta era un chirurgo e adesso vive nella casa dei nonni, in un di un arcipelago al largo di Stoccolma. Assolutamente solo, con un vecchio cane, un gatto e un formicaio, la sua solitudine interrotta dalle visite del postino che arriva a giorni fissi in hydrocopter.Ogni mattina lui fa un buco nel ghiaccio e si immerge nell gelida.Per sentirsi vivo.Per punirsi, forse.Perch Fredrik Welin accenna ripetutamente al fatto di aver interrotto la carriera tredici anni prima, senza dircene il motivo fino a quasi met libro, ma possiamo anche immaginarlo. Un giorno sul ghiaccio appare una figura e questa una scena cos incisiva, che intuiamo cos densa di significato, da sembrare quella di un film in bianco e nero, magari un film di Bergman (che, non un caso, era il suocero di Mankell). Perch la figura intabarrata avanza spingendo davanti a s un girello ed la donna che Welin aveva amato e lasciato in asso trentasette anni prima.E pur se le scarpe sono una metafora amorosa e sessuale e si ritorna spesso nel libro sul tema dell delle calzature , Scarpe italiane non un romanzo d piuttosto un romanzo sul rimpianto d sull di riconoscere il valore dei sentimenti nel momento in cui li viviamo, sulla pietas che finisce per prendere il posto dellEd anche un romanzo sulla capacit di affrontare le proprie colpe, pagando il prezzo che c da pagare. Perch la donna che cammina sul ghiaccio del passato gravemente ammalata ed venuta a cercare l di un tempo per esigere da lui l di una promessa: che la porti a vedere il lago di cui le aveva parlato, dove suo padre aveva portato lui, bambino di dieci anni.Inizia quindi il viaggio di questi due personaggi, verso dove? Il lago incantato? L magico dell della giovinezza? O la morte?Perch la morte sembra essere sempre in agguato in queste pagine; come se l morto, o il cane, o il gabbiano, o la vecchia signora alla cui casa arrivano guidati da un cane fedele, o la ragazza che gira con una spada da samurai, non fossero altro che un della morte di Harriet, tenuta a bada da medicine e alcool, mentre Welin si prende cura di lei con tiepido affetto che non certo amore.Il viaggio dei giovani sempre un viaggio di scoperta, o di formazione; un viaggio di due persone anziane un viaggio di resa dei conti, anche se c una scoperta che Welin far E chiss se la sua vita sarebbe stata diversa, se avesse saputo prima. E comunque la consapevolezza improvvisa di aver causato tanto dolore lo porta inevitabilmente anche a riaprire la pagina della sua sconfitta come medico.Alla fine del libro, dopo che cos tanto successo in cos poco tempo, Fredrik Welin un uomo diverso, non sente pi la necessit di immergersi nel buco nel ghiaccio e la solitudine gli pesa c sempre ammenda possibile per chi ha il coraggio di riconoscere gli errori.Forse c troppo, nel romanzo di Mankell. Forse alcune delle vicende, quella delle ragazze problematiche ad esempio, sono in eccesso, e tuttavia Scarpe italiane un libro molto bello, che ha la tristezza di un tramonto su una distesa ghiacciata, la malinconia della vita che sta per terminare.Ed meglio tenersi pronti per la fine.Titolo originale: Italienska skorTraduzione di Giorgio PuleoLe prime pagineSempre, quando fa freddo, mi sento pi solo.Il freddo fuori dalla finestra mi ricorda il freddo del mio stesso corpo. Sono attaccato da due direzioni. Ma resisto, contro il gelo e contro la solitudine. per questo che ogni mattina faccio un buco nel ghiaccio. Se l fuori, nella baia gelata, ci fosse qualcuno a osservarmi con un binocolo, potrebbe credere che sono pazzo e che sto preparando la mia morte. Un uomo nudo, nel freddo gelido, con un’accetta in mano, che sta facendo un buco nel ghiaccio?In verit forse spero che un giorno ci sia qualcuno l fuori, un’ombra nera contro tutto il bianco, che mi vede e si chiede se avr il tempo di intervenire prima che sia troppo tardi. Ma non necessario salvarmi, dato che non ho intenzione di suicidarmi.Un tempo, dopo la grande catastrofe, accadeva che la disperazione e l’ira fossero cos forti da farmi considerare di mettere fine ai miei giorni. Ma non ci ho mai provato. La vigliaccheria sempre stata mia fedele compagna. Allora come oggi, penso che nella vita non bisogna arrendersi. La vita un fragile ramoscello sopra un abisso. Vi rimarr appeso finch ne avr la forza. Poi cadr gi come tutti, e non so quello che mi aspetta. Ci sar qualcuno laggi ad accogliermi? O sar soltanto il buio freddo e duro che mi correr incontro?Il ghiaccio molto esteso.L’inverno rigido quest’anno, all’inizio del nuovo secolo. Questa mattina, quando mi sono svegliato nel buio di dicembre, mi sembrato di sentire il ghiaccio cantare. Non so come mi sia venuta l’idea che il ghiaccio possa cantare. Forse stato qualcosa che mio nonno, che era nato su quest’isola, mi ha raccontato quando ero piccolo.Eppure mi sono svegliato nel buio a causa di un rumore. Non era il gatto, neppure il cane. Ho due animali che dormono pi profondamente di me. Il mio gatto vecchio e anchilosato, mentre il cane completamente sordo dall’orecchio destro e dall’orecchio sinistro ci sente molto male. Posso passargli accanto senza che se ne accorga.
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La sinistra e la ragione: si impedisca qualsiasi azione ‘umanitaria’ in LibiaSe per l’Italia il movimento progressista appare confuso, senza idee e talvolta omologato al berlusconismo, per quanto riguarda la politica internazionale le cose stanno ancora peggio. Tra dogmatismo e fesserie la ‘ragione’ sembra smarrita.

Il ‘primo comandamento’ che un tempo indicava alla sinistra la strada da prendere per rivendicare l’emancipazione dei più deboli era quello dell’empatia e dell’ascolto. Capire prima di tutto le condizioni di vita, le sofferenze, i dubbi e le paure di chi ogni giorno viveva del solo e striminzito salario, quando ne aveva uno, e non immaginava neppure di poter avere dei diritti e delle chance.

Il movimento democratico, grazie a quella straordinaria capacità, ha fatto una lunga strada, conquistato posizioni, costruito una propria cultura capace di interpretare le cose del mondo senza subire le suggestioni e gli inganni dei ‘padroni del vapore’. D’altra parte il trucco di ‘conoscere per sapere’ è antico. Ci ha pensato Lutero, che proprio per affermare i principi teologici del protestantesimo tradusse con altri la Bibbia in tedesco, per offrire ai fedeli una conoscenza diretta del testo sacro, fino ad allora incomprensibile al popolo perchè redatto in latino. E lo stesso fecero le decine di enciclopedisti francesi riuniti intorno a Diderot e d’Alembert, che nel XVIII secolo realizzarono l’Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers, ovvero ‘l’opera riassuntiva del sapere umano’, indispensabile per rendere gli esseri umani liberi perchè in possesso della conoscenza e quindi illuminati dalla ragione e dalla razionalità. Ed anche il dirigente comunista e grande ‘pensatore’ del ‘900, Antonio Gramsci, affermava che la conoscenza della storia e della politica non dovesse partire da una ‘filosofia’, ma dall’esperienza, ovvero dal sapere le cose, in modo da poter progredire verso la costruzione della nuova scienza.

La crisi di molti regimi autocratici del Medio Oriente e del Nord Africa di questi giorni ha origini complesse e profonde, determinate in gran parte dalla politica coloniale dell’Occidente, dal cosiddetto e recente ‘scontro di civiltà’, dalla strategia del saccheggio di quei territori e di quelle genti messa in atto da alcune potenze europee (tra le quali l’Italia) nei secoli scorsi ed anche in questo nuovo millennio e dalla inconciliabilità tra il modello democratico pensato nel Nord del mondo e le strutture sociali e culturali che organizzano gran parte del Sud del pianeta.

Il problema dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, che in realtà servono solo a far sviluppare le economie forti, tra le quali ci sono anche le new entry Cina e forse India (dove però i ‘comuni cittadini’ rimangono ancora a livelli di povertà preoccupante e non godono di alcun diritto politico e civile), non è quello di conquistare la ‘democrazia’, ma di elaborare una strada autonoma verso la ‘libertà’. Perchè la democrazia, appunto, è un mezzo e non un fine, un sistema organizzativo e non un obiettivo finale. E’ stata la Rivoluzione francese a riassumere il traguardo verso il quale i progressisti di tutto il pianeta dovevano orientare la propria ricerca: Liberté, galité, Fraternité, ovvero Libertà, Eguaglianza, Fratellanza. Traguardo raggiungibile attraverso la conoscenza critica della realtà e non a partire da ‘filosofie assolute’ attraverso le quali affermare ‘soluzioni perfette’.

Il dogmatismo, che ha permeato nella stessa misura il cosiddetto ‘socialismo realizzato’ ed il ‘capitalismo’, è duro a morire. In questa notte tragica che sta avvolgendo la Terra, le forze progressiste faticano a comprendere ed a far comprendere quanto lo sviluppo indiscriminato, liberale e liberista, sia come una dose di cianuro mortale, che uccide i ricchi ed i poveri contemporaneamente, perchè dissipa in modo ineguale le risorse, porta a mutamenti climatici imprevedibili, allarga la distanza tra le aree del mondo sviluppate e quelle non sviluppate, usate solo per per consentire il dominio globale del Nord ed il mantenimento dei suoi livelli di consumo ipertrofici.

Nello specifico del mondo arabo i sentimenti anti occidentali sono fortissimi. La migrazione quasi obbligata e la necessità di abbandonare la propria terra e le proprie origini per sopravvivere non aiuta per nulla lo sviluppo della Fraternità, ma anzi accentua il senso di rivalsa di popoli nei confronti di altri popoli. Perchè certifica l’ineluttabilità di uno ‘statu quo’ nel quale i ricchi sono ricchi ed i poveri sono poveri e rimangono tali perchè così deve essere per decisione dei ricchi stessi.

Il profitto non è un ‘peccato’, il riconoscimento dell’intelligenza e della capacità ad intraprendere non è ‘una colpa’, ma l’operare in modo esplicito o sottotraccia per prendersi tutta la polpa e lasciare l’osso ai ‘disgraziati’ è un crimine che non può essere più tollerato. Perchè sta generando conflitti terribili e potenzialmente senza via d’uscita.

In queste ore da Tripoli a Bengasi si sta consumando una guerra civile che non riguarda solo la Libia. Gli altri popoli arabi stanno a guardare e sanno bene come il petrolio ed il gas siano il vero motivo della contesa. Europa e Stati Uniti debbono garantirsi le riserve, pena il collasso delle loro economie. Le amministrazioni americane da anni lavorano per difendere i propri flussi e l’Europa non è da meno. Guerre, ‘missioni umanitarie’ inventate di sana pianta, operazioni segrete, organizzazione di colpi di stato sono all’ordine del giorno: tutto pur di difendere i giacimenti. E la Cina, appena entrata nel club dei potenti, ha subito accettato il gioco, diventando in pochi anni uno dei protagonisti della partita.

A poche ore dal probabile collasso della Grande Repubblica (Jam Araba di Libia Popolare e Socialista, ovvero del regime di Gheddafi, i ‘democratici’ italiani, nutriti con informazioni spesso ingannevoli, affermano cose del tutto improbabili. Sul giornale vicino al Pd, ‘L’Unità’, Loretta Napoleoni è arrivata a scrivere: “Dal Marocco allo Yemen, dalla Giordania all’Iran al posto degli esaltati religiosi che sognano di rivivere le battaglie di Maometto c’è un esercito di giovani che indossa jeans e scarpe da ginnastica, vive su Facebook, My space, YouTube e Twitter e al posto della sciabola usa il telefonino. Il 60 per cento della popolazione nord africana e medio orientale ha meno di 30 anni, una percentuale che oscilla tra il 15 ed il 30 per cento è disoccupata! Si tratta di valori in assoluto massimi al mondo”.

Nonostante i suoi titoli accademici Napoleoni equivoca sul Sud del mondo. A cominciare dai cosiddetti ‘tassi di disoccupazione’, che solo qualche ‘spirito fantasioso’ può aver avuto idea di calcolare. Come infatti ‘scoprire’ quanti ‘masai’ sono occupati tra Kenya e Tanzania, quanti ‘mong yao’ lo sono in Laos, quanti ‘dongria’ dell’Orissa in India? E dove sono e soprattutto quanti sono gli internauti che in jeans e t shirt, secondo la commentatrice dell’Unità, vivono al Cairo? E la redattrice forse dovrebbe tener conto del nazionalismo arabo e della complicata relazione tra questo e la religione islamica.

In un bellissimo racconto di viaggio, il reporter scrittore Massimo Fini ha raccontato così la ‘sua’ capitale egiziana: “Il Cairo, febbraio. Il cane color sabbia, scheletrico, le rosse orbite infossate, aveva azzannato la vittima al collo, aprendogli un largo taglio boccheggiante, come d’una branchia di pesce, e se lo stava trascinando al riparo d’un sarcofago per banchettare in pace. Lì per lì pensai che il nero fagotto agonizzante che gli pendeva dalle fauci fosse un gatto o un coniglio, ma avvicinandomi mi avvidi che era un altro cane, più piccolo. La mia presenza disturbò l’assassino che lasciò la presa e si mise ad ululare lamentosamente. Fu allora che le bambine raccolte intorno alla donna con la gellabeya nera, accucciata per terra, fin lì indifferenti alla scena, mi scorsero e mi si fecero incontro, esitanti. Una, più audace delle altre, fece altri due passi in avanti, fin quasi a toccarmi, stese la mano e gridò qualcosa. Fu come un segnale, da dietro le decine di sarcofaghi, sormontati alle estremità da due alte lastre di pietra (gli spiriti che, nella religione musulmana, hanno il compito di scortare in cielo il defunto), spuntarono frotte di altre bambine e si vennero ad unire alle prime. Ero a Bab el Ghaifa, la città dei morti (il cimitero dei mammalucchi, tuttora operante, che si stende per chilometri su una leggera collina sabbiosa ad est del Cairo) dove si sono rifugiati i vivi che non hanno casa”.

Nel suo anelito di ‘cambiamento’ Napoleoni ha scritto ancora: “Ecco il vero pericolo: l’esplosione demografica. Secondo una studio della Population Action International, una società di ricerca statunitense, l’80 per cento dei conflitti mondiali verificatesi tra il 1970 ed il 2000 sono avvenuti in nazioni dove il 60 per cento della popolazione era sotto i 30 anni”.

Anche questo dato è ingannevole e tutto centrato sulla ‘filosofia’ occidentale di analisi. Le risorse del Sud del mondo sono immense. Diamanti, oro, petrolio, materie prime e terra per l’agricoltura. Salvo che i danni indotti dall’industrializzazione forzata imposta dal Nord, la deforestazione, il riscaldamento del pianeta dovuto all’inquinamento stanno compromettendo l’ambiente ed uno degli elementi fondamentali per la vita, l’acqua, è diventato un bene importante quanto il petrolio, A Sud le ricadute di questi mutamenti si stanno trasformando in carestie, desertificazione ed ulteriore miseria, mentre l’urbanizzazione forzata sta demolendo culture antichissime e sagge.

Non è la sovrappopolazione, allora, il detonatore della bomba, ma il ‘codice sviluppo’ che l’Occidente ritiene debba essere applicato tout court al Sud. Salvo, ovviamente, continuare a rubare a mani basse le risorse.

Ha concluso il suo articolo la collaboratrice de ‘L’Unità’: “Troppo presi dalla vittoria della Guerra Fredda prima e dalla manipolazione della minaccia del terrorismo dopo, i nostri politici hanno messo la testa nella sabbia. Se i trilioni spesi per vincere una guerra inutile contro un terrorismo inesistente fossero finiti in progetti di sviluppo per assorbire questi giovani, se invece di concentrarci sul dittatore Saddam avessimo smesso di appoggiare tutti gli altri forse oggi l’asfalto delle piazze delle capitali arabe non sarebbe sporco del sangue di questi ragazzi. Riflettiamo su questi punti quando nei prossimi mesi pagheremo prezzi sempre più alti per benzina e alimenti. Forse, anche per noi, è giunta l’ora di dire basta”.

Un frullato misto di libertarismo e confusione che ancora una volta non centra l’obiettivo. La fine della cosiddetta Guerra Fredda ha prodotto un altro pluripolarismo, questa volta non centrato sulla minaccia nucleare, ma sulla potenza economica. Cina, Usa e Russia (poco visibile, ma sempre più potente), questa volta senza neppure un ‘accordo di Yalta’, hanno disegnato sul globo nuove invisibili frontiere e si combattono in modo ancor più violento di prima per il dominio. L’Europa si barcamena, tentando di sopravvivere alla sua spaventosa defaillance culturale, e solo francesi e tedeschi (inseguiti dai britannici in declino) possono supporre di avere ancora qualche spazio, ma solo in funzione di gregari.

Il cosiddetto ‘terrorismo’ esiste ed altro non è che una delle forme moderne della guerra dei poveri nel mondo globalizzato. Non a caso è stato utilizzato dai fondatori di Israele e poi utilizzato anche dai palestinesi. Gli ebrei perseguitati dal nazismo per arrivare alla fondazione di Israele applicarono una strategia del terrore che Robert Scheer, un giornalista americano ed editorialista del San Francisco Chronicle, insegnante di comunicazione nell’Università del sud California e considerato negli Usa un ebreo liberal ha raccontato su ‘The Nation’: “Prima che Begin fosse considerato rispettabile, quando nel 1948 visitò gli Stati Uniti, un gruppo di intellettuali ebrei famosi, fra i quali Albert Einstein, Sidney Hook e Hannah Arendt, scrisse una lettera al ‘New York Times’ per avvertire che Begin era un ex capo di “Irgun Zvai Leumi, organizzazione terroristica, di destra e sciovinista della Palestina”. Il reporter spiegava poi che la lettera spingeva gli ebrei a isolare Begin, argomentando: “E’ inaccettabile che chi si è opposto al fascismo ovunque nel mondo, se informato correttamente su qual’è l’esatta collocazione di Beghin e sulle sue prospettive, possa sottoscrivere e sostenere il suo movimento”.

E prima di diventare il ‘padre della Palestina’, Yasser Arafat ha ideato e ordinato azioni ‘terroristiche’ contro obiettivi israeliani al di fuori del territorio di Israele colpendo in modo indiscriminato civili pur di attirare l’attenzione del mondo sulla questione palestinese.

L’integralismo islamico, o meglio ‘il terrorismo inesistente’ di Napoleoni, invece esiste ed è la bizzarra conseguenza dell’intervento americano in Afghanistan durante l’invasione sovietica di quel Paese. Fu allora che armi, milioni di dollari e combattenti reclutati in giro per il mondo furono spediti ai mujaheddin afgani utilizzando denaro proveniente dal traffico di oppio.

Michel Chossudovsky, uno stimato economista canadese e professore emerito all’Università di Ottawa, ha scritto che nel 1979 “la più grande operazione occulta nella storia della Cia fu lanciata come risposta all’invasione sovietica dell’Afghanistan”, avvenuta a sostegno del governo filo comunista di Babrak Kamal. “Con l’attivo incoraggiamento della Cia e dell’Isi (Inter Services Intelligence) del Pakistan che cercava di trasformare la jihad afghana in una guerra globale pagata da tutti gli stati mussulmani contro l’Unione Sovietica, circa 35,000 radicali mussulmani provenienti da 40 paesi islamici raggiunsero i combattenti dell’Afghanistan tra il 1982 e il 1992. Decine di migliaia, inoltre, andarono a studiare nelle madrasa Pakistane. Infine più di 100,000 radicali mussulmani stranieri furono direttamente influenzati dalla jihad afghana”. Tra loro c’era Osama bin Laden.

Il professore ha spiegato che la Cia, usando l’Isi pakistano, addestrava i mujahidin non solo sul piano militare, ma curava l’insegnamento del Corano: “I temi predominanti erano che l’Islam fosse una ideologia socio politica completa ha scritto Chossudovsky che il sacro Corano era stato violato dalle atee truppe sovietiche e che il popolo islamico dell’Afghanistan avrebbe riottenuta l’indipendenza rovesciando il regime di sinistra appoggiato da Mosca”.

Ha ragione Napoleoni nel sostenere che il denaro speso dagli Usa e dall’Occidente fino ad oggi avrebbe potuto essere impegnato in altro modo, per esempio per lo sviluppo del Sud. Ma ha dimenticato il perchè sia stato speso in quel modo, il perchè da quelle parti si muoia di fame e perchè oggi l’orgoglio nazionale spesso corre il rischio di trasformarsi in integralismo.

Fino a quando la ‘sinistra’ non tornerà a recuperare la propria capacità di osservazione ed analisi e non saprà evitare i conformismi riformisti per tornare a progettare le riforme, fatti ed avvenimenti rimarranno patrimonio di chi raccontando le fiabe continua a fare affari.

Gli interventi militari umanitari o le ‘no fly zone’ in Libia o altrove sarebbe meglio lasciarli a chi ha insanguinato per decenni il Sud del mondo. Oggi sarebbe più intelligente impegnarsi a spiegare ai cittadini italiani cosa vuol dire avere una visione chiara dei problemi per affrontare domani (il più vicino possibile) un programma politico in grado di ridefinire equilibri che portino non la democrazia, ma la libertà nel mondo.

Il tiranno Gheddafi non sta combattendo contro gli angeli della libertà e questo deve essere compreso subito, prima che una nuova avventura militare spacciata per aiuto umanitario tocchi il suolo libico. Perchè a quel punto il mondo arabo avrà l’ennesima prova del cinismo bugiardo dell’Occidente ed una frattura forse insanabile dividerà due mondi per gli anni a venire.
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Black Friday 2017 Italia: arrivano gli sconti più pazzi dell pronti a sbizzarrirvi nello shopping più sfrenato? Il Black Friday è arrivatocon tutte le sue offerte pazzesche. Il24 novembreè la giornata ideale per dedicarvi alle compere, sia in negozio che online: moltissimi punti vendita e siti web mettono a disposizione i loro prodotti a prezzi scontatissimi che però avranno validità per sole 24 ore. Se avete intenzione di acquistare vestiti, scarpe, profumi o cosmetici, cominciate a farvi un dando uno sguardo alle offerte che vi propongono marche come Ugg, Yoox e e se ancora non vi basta, ricordatevi che in arrivo c anche il Cyber Mondaye che aspettando domani potete scoprire quali sono gli sconti già attivi e consultare una sorprendente lista di offerte!

Vediamo le migliori offerte di ognununo di questi brand molto amati:Sconti Black Friday 2017 Italia: UGG è ormai un brand di riferimento non solo nel settore delle calzature, ma anche in quello dell e degli accessori. I suoi stivali sono famosi in tutto il mondo e, con l della stagione invernale, non possono mancare nel vostro guardaroba. In occasione del Black Friday, la catena mette a disposizione sconti imperdibili su tantissimi prodotti acquistabili sia nei punti vendita che sul sito online: le offerte riguarderanno i classici stivaletti invernali, ma anche scarpe, stivali, borse, guanti,
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cappelli, accessori e le collezioni uomo e bambino, con mocassini, scarpe casual, sneakers, ciabatte e molto altro. Il risparmio per un paio di calzature può superare anche i 50 euro quindi approfittatene!

Sconti Black Friday 2017 Italia: Yoox, fondato in Italia nel 2000, è un negozio online diventato famoso a livello globale: lo store lavora con i migliori designer ed offre una vasta gamma di prodotti spesso difficili da trovare presso altri rivenditori. possibile fare shopping consultando il suo sito ufficiale o scaricando l da Google Play o App Store. Il suo catalogo è vastissimo e spazia dacollezioni in esclusiva, libri introvabili, oggetti dal design unico e un vasto assortimento di moda dei brand più importanti. Durante il Black Friday si potranno acquistare i capi dei marchi più famosi a prezzi davvero stracciati che, magari, potrete sfruttare anche come regali di qualità per il prossimo Natale.

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Fondato nel 1973, è il brand francese di vendita al dettaglio di profumi e cosmetici di marca. Anche se il Black Friday punta solitamente a promozioni su oggetti di elettronica e capi d quest anche la catena di cosmesi aderisce all con sconti imperdibili. Durante il 24 novembre si potrà usufruire di molti sconti sui prodotti cosmetici, che si tratti di trucchi o profumi di marca. bene ricordare che, per questa edizione,
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ha affidato a CupoNation le proprie migliori offerte quindi fate un giro sul sito web ufficiale per scoprire i prodotti più convenienti da accaparrarvi!

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Stanchi di chinarvi per allacciare le scarpe? Da oggi basta premere un bottoncino e farànno tutto loro, aggiustandosi automaticamente al piede, anche quando è in movimento.

A lanciare la rivoluzione è Nike, presentando le HyperAdapt 1.0, scarpa che mostra la svolta tecnologica del colosso per l’abbigliamento sportivo. Realizzando una delle innovazioni preconizzate da Ritorno al futuro.

Il livello di innovazione è senza precedenti per Nike, ha spiegato l’amministratore delegato Mark Parker, presentando anche Nike+, la nuova app che offre un ‘servizio’ personalizzato, inclusi suggerimenti per prodotti ad hoc per chi la usa e consigli per l’allenamento.

APP IN ARRIVO A GIUGNO. Gli atleti vogliono qualcosa in più che una lavagna e dei dati. Vogliono una relazione più personale, ha proseguito Parker, illustrando la nuova app, che sarà introdotta a giugno e consentirà anche l’accesso esclusivo ai nuovi prodotti, come le scarpe che si allacciano da sole.

Le HyperAdapt 1.0 saranno disponibili nei prossimi mesi a un prezzo non ancora comunicato. Per il lancio, Nike ha scelto Cristiano Ronaldo come testimonial.

Con i nuovi prodotti Nike si augura di poter centrare l’obiettivo di aumentare i ricavi a 50 miliardi di dollari entro il 2020, di cui un terzo realizzati con vendite dirette ai consumatori.

FITNESS DIGITALE. L’industria dell’abbigliamento sportivo negli ultimi anni si è orientata sempre di più all’offerta di fitness digitale, senza perdere di vista l’aspetto moda. Dai bracciali ‘fashion’ che monitorano l’attività sportiva a capi d’abbigliamento, utili per lo sport, che possono essere usati per tutti i giorni. Basta pensare che la tuta da ginnastica è l’ultimo dei pantaloni trendy da indossare con la giacca in ufficio. L’abbigliamento sportivo e il fashion vanno sempre di più a braccetto, rispondendo così alle richieste dei consumatori.

Milano, sfregiato il murale di Falcone e Borsellino

Giovanni Falcone che spara a Paolo Borsellino. In questo modo stato deturpato il murale di Corso di Porta Ticinese a Milano e dedicato ai due giudici assassinati dalla mafia. Qualcuno ha ora disegnato in mano a Falcone una pistola arancione, nell di sparare, puntata alla tempia di Borsellino. Ecco gli altri casi in cui i vandali hanno sfregiato la memoria dei due uomini di giustizia.

Neve a Roma, fatti vostri non vanno in onda: ecco quando il comitato sgrid i presentatori

Caos Rai a Roma a causa della nevicata che ha colpito la Capitale. mancato arrivo di pubblico, tecnici, ospiti e conduttori oggi I Fatti Vostri non va in onda. Ci vediamo domani ha scritto il presentatore Giancarlo Magalli sui social. E in assenza della trasmissione riviviamo uno dei momenti di massima tensione vissuti in questa stagione nel celebre programma di Rai 2. Laura Forgia venne ripresa in diretta dal Comitato per un errore. La presentatrice si sciolse poi in un pianto passato alla storia. Quando le due squadre erano ancora ferme sullo 0 0 il tecnico dei rossoneri Gennaro Gattuso se l presa con il terzino giallorosso Aleksandar Kolarov.

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ugg and jimmy choo collaboration Sesso col professore di latino a scuola

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Margherita, nome di fantasia, ha 32 anni, vive a Roma, è sposata ed ha figlia. Ha raccontato la sua esperienza a Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, conduttori di ECG, programma in onda suRadio Cusano Campus, emittente dell degli Studi Niccolò Cusano.

La donna, quando andava al liceo, all di 17 anni ha avuto una relazione con un suo professore di latino: mi sentivo la più furba del mondo per questa storia, ora che ho una figlia penso che un giorno lei potrebbe trovarsi nella stessa condizione e mi vengono i brividi. Penso che chiunque abbia un ruolo predominante sia più facilitato nel sedurre una ragazza. Lui aveva 50 anni, era di bell sposato. A metà del terzo anno ha iniziato prima a farmi battutine, apprezzamenti, cose tipo siamo carine oggi attenzioni a cui non davo troppo peso. Poi nei corsi di recupero pomeridiani che la scuola organizzava una volta a settimana, è capitato di stare da soli. Lì il nostro rapporto è diventato più intimo. Mi faceva leggere poesie, mi parlava di filosofia, storia, faceva pesare la sua cultura, il suo ruolo. Un giorno dopo il corso di recupero mi chiese di seguirlo in palestra. Eravamo completamente soli, c solo un bidello dall parte dell Lì mi ha guardato negli occhi, si è scusato e mi ha baciato. Mi tremavano le gambe. Fuori pioveva, era una situazione da film, terribilmente eccitante. Sapevo che stavo facendo qualcosa di sbagliato, forse se ne rendeva conto anche lui, ma ci ritrovammo a fare sesso sul materassino che utilizzavamo al mattino per gli esercizi di educazione fisica. Per me non era la prima volta, ma fu un pazzesca. Praticamente eravamo diventati amanti. La cosa è andata avanti due mesi. Finiti i corsi di recupero, a scuola ci comportavamo come se nulla fosse. Ci sentivamo ogni sera, lui stando attento a non farsi scoprire dalla moglie, io a non farmi beccare dai miei. E ci vedevamo il pomeriggio una volta a settimana per fare sesso. Era molto bravo, ad oggi resta il migliore amante che abbia mai avuto da quel punto di vista. Sapeva quello che voleva e sapeva come prenderselo. All un giorno, mi ha detto che la nostra storia doveva finire. Che non poteva andare avanti, che era tutto sbagliato, che rischiava di innamorarsi di me e che per questo era meglio smettere di frequentarci. Ci sono stata male, mi sono sentita usata. A distanza di anni capisco che sono stata il suo giocattolino e che quando si è stufato mi ha messo da parte. Io ho sbagliato, non lo nego, non pretendo nulla, avevo diciassette anni, ero inesperta ma non mi consideravo una bambina, però deve essere chiaro che il tuo insegnante di 50 anni, quando tu sei una giovane liceale, può affascinarti, è facile che accada. Nessuno dovrebbe mai approfittarsi del ruolo che ricopre
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