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L’idea di un elenco di tutte le vittime innocenti delle mafie, nasce con Libera, grazie alla volontà del nostro presidente don Luigi Ciotti e di una madre, Saveria Antiochia. Saveria era la madre di Roberto, un poliziotto che accompagnò, per amore e per dovere, nel suo ultimo giorno di vita un altro poliziotto. Con gli stessi sentimenti e con senso di responsabilità verso una memoria che non doveva essere retorica celebrazione, ma seme di impegno, Saveria suggerì di raccogliere tutti nomi delle vittime, anche le più sconosciute.

Un’altra madre avvalorò l’impegno della memoria, Carmela, la mamma di Antonio Montinaro, ucciso con Giovanni Falcone, di cui era il caposcorta. Nel corso di una funzione religiosa in ricordo della strage di Capaci, don Luigi la incontrò e ne accolse il dolore e la preoccupazione perché il nome di suo figlio, come degli altri agenti della scorta, non veniva mai pronunciato.

Da questi primi momenti di intensa condivisione si è proseguito ad accogliere le proposte dei territori e dei familiari stessi delle vittime. L’elenco delle vittime innocenti delle mafie che ogni anno il 21 marzo, il primo giorno di primavera, leggiamo in tanti luoghi in Italia e del mondo è il frutto della raccolta paziente dei nostri volontari che scavando nella storia dei territori in cui vivono hanno chiesto, negli anni, l’inserimento dei nomi che ne fanno parte.

Spesso ci siamo scontrati con l’assenza di informazioni su alcune storie e per questo chiediamo il tuo aiuto:Sindaco di Palermo per tre anni, Emanuele Notarbartolo di mestiere fa il direttore del Banco di Sicilia da quando nel 1876 fu nominato direttore generale. Un ruolo difficile, pieno di rischi. E di preoccupazioni. Il Banco di Sicilia è sull’orlo del fallimento. E attira le mira di persone poco raccomandabili. Ben presto la sua onestà e integrità morale si scontra con i politici presenti nel consiglio della banca, molti dei quali legati alla mafia locale. Il 1 febbraio 1893, Emanuele assorto nei suoi pensieri, si incammina verso la stazione di Sciara dove sale su un vagone di prima classe diretto a Palermo. Lo scompartimento è vuoto. Il treno arriva a Termini Imerese. Sono le 18.23, il treno porta tredici minuti di ritardo. Alla stazione salgono due uomini. Impeccabili nel vestire, soprabito scuro e bombetta. Il treno riparte per entrare dopo pochi minuti in una galleria. I due uomini, successivamente identificati in Matteo Filippello e Giuseppe Fontana, entrano in azione. Il treno è al buio. I due entrano nello scompartimento e aggrediscono Emanuele. Servono 27 pugnalate per ucciderlo.

Il Natale è trascorso da due giorni. Emanuela, 17 anni, si trova nel magazzino che serve da pasteria e bottola vicino Piazza Ucciardone. Gioca con i suoi fratellini mentre la mamma al bancone pesa la pasta per un cliente. Improvvisamente si sentono due forti detonazioni provenienti dalla strada. Due fucilate violente. Una colpisce Emanuela alla tempia sinistra. Viene soccorsa e portata all’ospedale militare dove arriva già morta. E’ la prima ragazza uccisa dalla mafia. Molto probabilmente una ritorsione: i mafiosi, come emerse dal rapporto del questore di Palermo Ermanno Sangiorgi, sospettavano che la madre di Emanuela li avesse denunciati per fabbricazione di banconote false. Dopo l’omicidio della figlia, Giuseppa Di Sarno iniziò a collaborare con la giustizia, uno dei primi esempi di collaborazione.

Sin da giovane mise radici a Corleone dove partecipa con grande passione al movimento dei Fasci, distinguendosi come uno dei contadini più decisi a portare avanti il grande sciopero dell’estate autunno 1893 per l’applicazione dei “Patti di Corleone”. Nicoletti fu in prima linea anche nelle lotte per le “affittanze collettive” e questo segnò la sua condanna a morte. La sera del 14 ottobre, Luciano torna a piedi da campi. stanco. Qualcuno lo chiama per nome. Non fa tempo a girarsi che due colpi di lupara lo colpiscono al petto. Lascia la moglie e cinque figli. E il delitto venne archiviato e rimase per sempre “a carico d’ignoti”.

Medico chirurgo con la passione della politica. Viene eletto eletto consigliere comunale nelle fila socialista a Corleone. Si schiera contro contro la cricca che amministrava il comune, in primo luogo contro il metodo con cui venivano determinate le tasse comunali. Insieme a questa attività in consiglio comunale, Andrea Orlando sostenne i contadini nelle lotte per le “affittanze collettive”, aiutandoli a costituire la cooperativa “Unione agricola”. Per la mafia, gli agrari e certi amministratori comunali, certamente un personaggio scomodo. Da eliminare. E’ la sera del 13 gennaio 1906, Andrea passeggia in contrada “Rianciale”, nelle vicinanze del suo un appezzamento di terra. Viene raggiunto da due colpi di lupara. Muore sul colpo.

Originario di Padula un piccolo paese in provincia di Salerno. Nel 1873 all’età di 13 anni emigra con la famiglia a New York, dove nel 1905 diventa tenente e gli viene affidata l’organizzazione di una squadra di poliziotti italiani, l’Italian Squad, grazie alla quale divenne ancora più proficua ed efficace la sua lotta senza quartiere contro la Mano Nera, organizzazione a carattere mafioso, con ramificazioni in Sicilia, attraverso la quale si esprimeva il racket. Seguendo una pista che avrebbe dovuto portarlo a infliggere un colpo decisivo alla Mano Nera, Petrosino tornò in Italia. Alle 20.45 di venerdì 12 marzo 1909, tre colpi di pistola in rapida successione, e un quarto sparato subito dopo, suscitarono il panico nella piccola folla che attendeva il tram al capolinea di piazza Marina a Palermo. Il cadavere di Petrosino fu trovato nel giardino Garibaldi al centro della piazza. Il mandante dell’omicidio, molto probabilmente, fu il capo della Mano Nera, Vito Cascio Ferro. Ma nessuno è stato mai in grado di provarlo. I funerali di Joe Petrosino si svolsero a Palermo il 19 marzo, poi la salma fu reclamata da Theodore Roosevelt, Presidente degli Usa, dove il 12 aprile del 1909, si svolsero i secondi solenni funerali con gli onori di un capo di Stato, alla presenza di circa circa 250 mila persone.

Maestro elementare con la passione della pittura e della politica. Fondatore del Fascio siciliano di Santo Stefano Quisquina, un piccolo paese in provincia di Agrigento. All’inizio del XX secolo, alla ripresa degli scioperi agricoli, Lorenzo decise insieme ad alcuni dirigenti, come Bernardino Verro di Corleone e Nicola Alongi di Prizzi, di progettare un cambiamento di strategia politica, puntando a dare ai contadini gli strumenti delle cooperative agricole e delle Casse Agrarie, per emarginare i gabelloti dei feudi. Una decisione che decretò la sua morte. Due colpi di fucile al petto lo colpirono all’ingresso della sua casa a Santo Stefano Quisquina il 16 maggio 1911.

Militante socialista, uomo di punta del partito in Sicilia. La sua azione politica si svolge in difesa dei contadini. Il 20 maggio 1914, alle prime ore del mattino, in località Piana dei Greci (l’attuale Piana degli Albanesi) Mariano insieme al cognato Giorgio Pecoraro, lavorano a un muro a secco. Improvvisamente tre sconosciuti a volto scoperto esplodono vari colpi di fucile. Mariano e suo cognato muoiono immediatamente. Mariano, diventa una “vittima da sacrificare” per mandare un “messaggio” a suo cugino Nicola Barbato, leader politico dei socialisti, il partito candidato a vincere le imminenti elezioni amministrative.

Sindaco di Corleone, dirigente regionale di quel movimento contadino dei Fasci Siciliani che nacque in Sicilia nel 1892 e fu represso dallo Stato Italiano nel 1894. Un movimento che combatte per una miglioria delle condizioni dei contratti agrari e in particolare contro il potere dei gabelloti, borghesia imprenditoriale che prendeva in affitto enormi distese di terreni dagli agrari e li subaffittava ai contadini. Nel pomeriggio del 3 novembre 1915, alle 15, Bernardino Verro uscì dal palazzo Municipale e si diresse verso la propria abitazione. Da una casa posta all’angolo della via furono sparati ben quattordici colpi di rivoltella. Sette colpi attraversarono il corpo dì Bernardino Verro.

Di professione “cordaro”, militò nel partito socialista, partecipa alla competizione elettorale del 1914, dove viene eletto consigliere comunale nella lista del neo sindaco Bernardino Verro, che lo volle come assessore. Il 29 gennaio 1919, all’imbrunire, tre persone si appostano in via Marsala. Vedono arrivare Giovanni e gli sparano contro numerosi colpi di pistola. L’assessore cade a terra, ferito gravemente. Muore un paio d’ore dopo in ospedale. Giovanni Zangàra viene assassinato per avere negato a un mafioso il petrolio gratuito, che il comune gestiva in piccoli quantitativi per esigenze pubbliche e per distribuirlo alla povera gente.

Giuseppe Rumore mosse i suoi primi passi all’interno del movimento contadino nei primi del ‘900 per poi ricoprire la carica di segretario della sezione socialista e dei reduci di guerra. L’8 giugno 1919, la Federazione decise di aderire alla Confederazione generale del lavoro. Scopo essenziale di tutta quest’attività era, per Rumore, la costituzione di un unico fronte tra i lavoratori delle leghe e gli operai di Palermo contro i grandi gabelloti e i proprietari, per porre fine alle loro prepotenze e iniziare una nuova era di giustizia sociale. Il 31 agosto 1919 si tenne a Prizzi un grande comizio, cui seguirono quelli di Palazzo Adriano e dei comuni vicini. La sfida alla mafia era dichiaratamente aperta e spregiudicata. La risposta non si fece attendere. La mafia dei grandi latifondisti doveva mostrare tutta la sua forza, la sua autorità. Nella notte del 22 settembre, Giuseppe viene ucciso davanti alla sua abitazione, sotto gli occhi della moglie e della figlia di quattro anni.

Sindacalista di Barrafranca (EN). Nel secondo decennio del ‘900, fondò la locale Lega di Miglioramento dei Contadini e venne eletto consigliere comunale. Nel 1911 iniziava la sua battaglia contro l’Amministrazione comunale guidata da Luigi Bonfirraro che aveva imposto, tra l’altro, l’obbligo di servirsi delle carrozze comunali per il trasporto dei defunti aumentando i costi di servizio. Nel primo dopoguerra guidò le lotte contadine riuscendo a imporre contratti favorevoli ai lavoratori della terra. Ma la reazione degli agrari e della mafia locale non si fece attendere. In un agguato davanti alla sua abitazione fu ferito gravemente. Morì una settimana dopo, il 13 dicembre 1919.

Nicolò Alongi all’età di trent’anni entra nell’agone politico e sindacale, seguendo il leader del Fascio di Corleone,
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Bernardino Verro, e partecipa alla costituzione del Fascio di Prizzi. In occasione dello sciopero agrario del 1901 assume la direzione del movimento. All’impegno politico unisce quello intellettuale leggendo, da contadino appena alfabetizzato, i classici del socialismo e diventando corrispondente locale di diversi giornali palermitani. La mafia agraria locale e i suoi padrini politici tentano di fermarlo attraverso le minacce e l’uccisione del suo collaboratore Giuseppe Rumore. Nicola non si ferma e continua la sua battaglia. Viene ucciso il 29 febbraio 1920.

Giovanni Orcel, dirigente sindacale (segretario dei metalmeccanici di Palermo) e politico di primo piano, impegnato nello scontro interno al movimento operaio con opportunisti e pseudosocialisti, aperto al dibattito che porterà alla nascita del partito comunista (1921). Protagonista dell’azione di affrancamento dei lavoratori e degli strati popolari dal dominio mafioso e attore di esperienze unitarie tra città e campagna, condotte assieme a Nicolò Alongi, e come lui caduto per mano mafiosa nel 1920, quando già si profilava la minaccia fascista. Con la Fiom, Orcel s’impegnò nella lotta al carovita, per le otto ore di lavoro, per gli aumenti salariali, per il riconoscimento del ruolo del sindacato e per la costituzione di commissioni interne e incentivò la collaborazione tra contadini e operai. Una collaborazione che sta alla base del sua uccisione da parte della mafia. Muore nella notte tra il 14 e 15 ottobre per mano di un sicario e dal mistero dei limiti e dalle ombre delle operazioni di soccorso all’Ospedale San Saverio dove viene ricoverato: i primari non si trovano e l’infermiere che era andato a cercare uno di essi sostiene di essere stato aggredito.

Stefano Caronia fu un arciprete assai impegnato nell’attività di “prete sociale”, legata all’insegnamento di Leone XIII e all’azione di Don Sturzo. Vecchio esponente del Partito Popolare Italiano e sostenitore dell’azione delle cooperative popolari, si impegnò nella battaglia contro i feudatari locali e a favore della popolazione di Gibellina, domandando a Roma l’esproprio dei feudi circostanti a favore della locale Cooperativa Agricola. Nell’agosto 1920 trecentoventi persone si erano già iscritte alla sezione locale del PPI in appoggio a questa battaglia, che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere di carattere amministrativo. Venne ucciso con tre colpi di rivoltella, nel pomeriggio del 17 novembre 1920, in pieno centro del paese, vicino alla Cooperativa di Consumo che aveva contribuito a far crescere.

Il 26 dicembre 1920, quattro persone incappucciate, rimaste sconosciute, lanciarono una bomba all’interno della sezione socialista di Casteltermini (sita in via Nazario Sauro), in quel momento piena di militanti. L’esplosione provocò, oltre a numerosi feriti, la morte del professor Zaffuto, segretario locale, insieme a quattro contadini iscritti al partito: Gaetano Circom Calogero Faldetta, Carmelo Minardi e Salvatore Varsalona. Dall’accertamento compiuto dai carabinieri, incaricati di indagare sul grave attentato, risultò che l’atto criminale venne compiuto dalla mafia della Valle del Platani, perché le cooperative agricole socialiste avrebbero provocato la fine dei campieri della mafia che indisturbati imperavano su tutte le campagne e su tutti i i proprietari.

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Vito Stassi, contadino, dirigente socialista nella Sicilia dei primi anni del Novecento e presidente della Lega dei contadini. Considerato l’ala intransigente del partito che si rifiutava di fare affari e scendere a compromessi con la mafia. La sera del 28 aprile 1921 tre uomini armati di fucile lo aspettano mentre rientra a casa a Piana dei Greci. Vito aveva finito da poco una riunione al vicino circolo socialista. I tre killer lo colpiscono con numerosi colpi. Muore all’istante. Per tutta la notte il corpo di Vito fu lasciato riverso sul selciato, dove venne vegliato dalla famiglia e da un nutrito gruppo di contadini in attesa della perizia dell’autorità giudiziaria, che si presentò solo la mattina successiva.

Antonio Mancino è stato un carabiniere italiano, primo fra essi vittima della mafia e prima vittima del bandito Salvatore Giuliano. Fu uno dei componenti della pattuglia presso la località di Quarto Mulino a San Giuseppe Jato, che il 2 settembre 1943 fermarono per caso l’allora giovanissimo Salvatore Giuliano, mentre trasportava illegalmente con un mulo una grossa quantità di grano. Questi vistosi riconosciuto, scappando esplose alcuni colpi di rivoltella che raggiunsero l’inseguitore più vicino che era Mancino.

Andrea Raia, segretario della Camera del Lavoro di Casteldaccia, membro del Comitato di controllo dei “Granai del popolo” con l’incarico di distribuire ai poveri tutte le provviste alimentari che arrivavano: farina, pasta, zucchero. Proteggeva coloro i quali vivevano in difficoltà economiche e tale operato infastidiva la classe politica e mafiosa locale. Andrea viene ucciso una sera d’agosto davanti alla sua abitazione mentre, con la sedia in mano, stava entrando in casa dopo essersi riposato al fresco per andare a dormire. Venne colpito nel momento in cui si girò verso l’uscio per rincasare. Era il 6 agosto 1944.

Calogero Comaianni di mestiere faceva la guardia giurata. Girava per le campagne di Corleone insieme alle altre guardie campestri. Il 2 agosto durante un giro di perlustrazione insieme ai colleghi Pietro Splendido e Pietro Cortimiglia, si accorsero che due giovani stavano arraffando covoni di grano, caricandoli sui muli. Li fermarono e li arrestarono. Erano Luciano Liggio e Vito Di Frisco. Per quel furto Liggio rimase in galera tre mesi. A ottobre uscì dal carcere in libertà provvisoria, ma non aveva dimenticato. Il 28 marzo 1945 di prima mattina Calogero dopo aver pulito la stalla, uscì di casa per andare a buttare gli escrementi di animali nella vicina discarica. Fatti pochi passi, si accorse di avere dietro gli uomini. Si guardò intorno. Vide il portone aperto della stalla di un vicino di casa e provò a cercarvi riparo. Ma l’uomo glielo chiuse in faccia. Provò a tornare precipitosamente a casa. Ebbe appena il tempo di bussare, che uno dei due inseguitori gli sparò addosso due colpi di pistola. La porta si aprì e, nonostante già fosse ferito,
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l’uomo provò a salire i primi gradini. Fu raggi

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Molteni e Dada inaugurano il nuovo Flagship store a Bologna in occasione di Bologna Design Week che si svolgerà dal 30 settembre al 3 ottobre.

Il Gruppo Molteni consolida così la collaborazione trentennale con Arredamenti Lolli, azienda leader nella progettazione di arredi di prestigio per la casa e punto di riferimento per il design a Bologna, con sede storica a Casalecchio di Reno.

Special guest della serata inaugurale, il primo ottobre, sarà Rodolfo Dordoni, designer di fama internazionale e partner di lunga data per Molteni e Dada. Lo showroom situato in Via Murri 56, si trova nelle vicinanze di Porta Santo Stefano, nonché del polmone verde di Bologna e dei giardini Margherita. Si tratta di uno dei più prestigiosi quartieri della città.

Il Flagship Store è stato progettato seguendo due concetti base: neutralità e naturalità. Lo spazio è stato concepito seguendo la logica progettuale della flessibilità aprendo il più possibile gli spazi esistenti e semplificando l’aspetto architettonico al fine di esaltare nel miglior modo possibile l’aspetto rappresentativo. Il risultato finale è uno spazio neutro che riesce a mettere in risalto i diversi progetti Molteni e Dada.

Tra le novità presenti nello showroom, si trova la collezione di sedie e poltrone Chelsea disegnata da Rodolfo Dordoni, ed arricchita di tre nuovi elementi. Un divano, una poltrona con schienale basso e un pouff, a completamento di una collezione che dal suo lancio, nel 2014, ha riscontrato grande successo tra gli estimatori del designer milanese.

Il divano si ispira all’idea originale del progetto Chelsea, dotandolo di un nuovo elemento d’arredo, protagonista della zona living. Un telaio in legno massello, disponibile in diversi colori, essenziale nel disegno ma raffinato nelle proporzioni, accoglie una seduta avvolgente ed ergonomica ma soprattutto confortevole grazie agli ampi cuscini in piuma d’oca. La poltrona con schienale basso, che riprendegli stilemi della bergère presentata l’anno scorso, introduce un criterio di modernità delle forme. Il pouff completa la collezione, ideale da abbinare alle poltrone per un completo relax. Tessuti e pelli della collezione Molteni impreziosiscono il progetto rendendolo unico e senza tempo.

Sempre di Rodolfo Dordoni, il nuovo store bolognese ospiterà Fulham, il letto che prende il nome da Fulham Road, nel cuore della City londinese. Il letto che il designer milanese ha progettato con l’obiettivo di rendere il nostro riposo confortevole e rigenerante, ha una base in legno, disponibile in diversi colori per integrarsi agevolmente in ogni camera da letto, che rende il letto protagonista della stessa. La testata avvolgente, in tessuto o pelle, permette di creare intorno a sè un confortevole ambiente dove riposarsi, leggere o guardare la televisione in tutto relax. Una panca da posizionare ai piedi del letto completa il progetto.

Per finire tra le novità di Rodolfo Dordoni troveremo Filigree, una serie di tavoli fissi ed allungabili. Strutture in alluminio pressofuso si sposano con piani in diverse finiture. La tecnologia impiegata è protagonista discreta, con sistemi di allungamento telescopico, piani rinforzati a spessore ridotto, trattamenti delle superfici specifici per ogni tipo dimateriale impiegato. Presenti versioni fisse, rettangolari e quadrata e una versione allungabile rettangolare.

Cambiando designer, troviamo Gliss Master di Vincent Van Duysen, un progetto che nasce dalla volontà di presentare una nuova serie di armadi concettualmente all’avanguardia sia tecnologicamente che sotto il profilo estetico. Gliss Master, infatti, unisce la purezza delle forme, l’uso dei materiali e tecnologie esclusive che si compongono armoniosamente per dar vita ad un progetto funzionale, dove l’aspetto visivo e tattile riveste grande importanza, seguendo due nuove tendenze oggi diffuse nell’abitare: il mimetismo, ossia l’armadio che scompare (anta plaster), contrapposto all’anta vetro, dove l’armadio mostra il suo contenuto in un raffinato gioco di vetri e trasparenze.

I sistemi di apertura rappresentano una sintesi del pensiero architettonico di Vincent Van Duysen declinato in un raffinato contesto domestico. Dettagli architettonici, studio dei materiali ed ergonomia sono gli ingredienti che hanno permesso di progettare una vasta tipologia di ante adatte ad ogni contesto. Nove sono le tipologie di ante proposte. Soluzione tecnologiche avanzate come i meccanismi di scorrimento, sovrapposti e complanari, che si avvalgono di un sistema di ammortizzatori magnetici che elimina il rumore in fase di attivazione. Questo sistema richiede una forza di soli 1,5 Kgper aprire o chiudere l’anta, migliorando, così la fluidità di scorrimento. Le nuove cerniere ad incasso, in finitura peltro, inserite nella base e nel coperchio dell’armadio consentono una pulizia estetica a 360. Le maniglie in materiali e finiture pregiate si abbinano perfettamente alle ante su cui sono montate. L’attrezzatura interna, di nuova concezione, è studiata per soddisfare tutte le esigenze di contenimento richieste dal mercato. Il sofisticato porta camicie estraibile, i cassetti e i vassoi estraibili, i ripiani porta scarpe, gli accessori come i portacravatte, i portagioielli in “eco skin” e il un nuovo sistema di illuminazione a led sono alcune delle novità proposte. Completal’offerta una nuova cassettiera ad isola che può essere posta nel centro della stanza.

Infine chiudiamo con Vela, un classico senza tempo di Dante Bonuccelli. tecnologica con discrezione, una certezza al centro della casa. Vela disegna le superfici con forte unità. tutta nella continuità dei pannelli, nella trama esile delle linee di divisione. Gli spessori dell’anta si riducono a 13 mm, assottigliandosi e smaterializzandosi. La tecnica costruttiva si evolve e stratifica materiali differenti, compensandone le tensioni e disegnando nuove proporzioni e dettagli tecnici distintivi, come il nuovo meccanismo di apertura battente che consente una particolare rotazione dell’anta. Vela si apre da sempre con la maniglia; nella nuova re interpretazione della collezione, diventa segno grafico che enfatizza e sottolinea le linee orizzontali dei piani. Sovrapposizione di linee sottili caratterizzano i top, che nascondono la tecnologia delle lavorazioni. I materiali di rivestimento propongono l’essenza di Eucalipto, sapientemente lavorato con vena orizzontale, e la nuova
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Importanti novità in casa Cycle, il brand di jeanswear e casualwear d’alta gamma, che ha siglato un accordo di licenza per la propria collezione di calzature uomo con lo storico calzaturificio marchigiano Galizio Torresi, attivo dal 1979 e specializzato nella produzione di scarpe da uomo totalmente Made in Italy.

L’accordo prevede una collaborazione per sei collezioni, con rinnovo dopo le prime tre. La collezione si compone di trenta modelli, per il 70% sneakers e per il 30% calzature dressing.

“Siamo molto soddisfatti della nuova collaborazione con Galizio Torresi, partner perfettamente in linea con la nostra strategia produttiva grazie al profondo know how Made in Italy e alla capacità di effettuare trattamenti particolari ai pellami che rendono le calzature il perfetto complemento per l’abbigliamento Cycle. Su questo fronte, il team di Galizio Torresi ha lavorato in stretta collaborazione con Andrea Bertin, lo stilista di Cycle Uomo”, ha commentato Mirco Rota, Direttore Commerciale di Cycle. “Per il momento abbiamo deciso di focalizzarci sull’uomo perché riteniamo che il mercato delle sneakers e della scarpa giovane in generale sia oggi il più interessante per noi e quello con il maggior potenziale di crescita”.

La nuova collezione sarà presente nei 20 showroom Cycle dislocati in Europa e Cina; gli altri Paesi esteri saranno invece serviti direttamente nel nuovo showroom Cycle a Milano, recentemente inaugurato. Lo showroom si colloca all’interno dell’ex area industriale Richard Ginori, nella zona sud di Milano.

Il layout, curato dallo studio Storage Associati, il piano terra ospita le collezioni uomo e donna, ricreando contemporaneamente al suo interno un salotto dal sapore “industrial vintage” che contrasta con il rivestimento in doghe di legno dipinte in un tono di grigio più scuro rispetto allo spazio generale. Al piano superiore lo stesso volume si colloca al centro dello spazio e fa da quinta alla sala riunioni.
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Il circuito Barbara è stato tirato a lucido per ospitare lunedì 2 giugno la terza prova di Campionato. Quella in Toscana è sicuramente una tappa importante, perché rappresenta la metà esatta della stagione in corso e poi perché darà un quadro più completo dei valori in campo. Grande assente Andrea Cervellin che pochi giorni fa si è sottoposto ad intervento chirurgico alla spalla destra martoriata da frequenti infortuni. Forse lo rivedremo alle ultime due tappe di settembre. Auguri di pronta guarigione. Per quanto riguarda le attuali posizioni in classifica, Simone Zecchina (KTM SRT) è il leader della MX1 con Matteo Bonini (Kawasaki Motoworld), Cristian Beggi (Honda Motobase) e Samuele Bernardini (TM Racing) pronti a fargli le scarpe, mentre al comando della MX2 c Alessandro D (Honda River Car) che dovrà guardarsi le spalle soprattutto da Michele Cervellin (Honda Racing Technology) e Stefano Pezzuto (Suzuki Fly Over). Come di consueto, sabato 31 maggio alle ore 14.30 si svolgerà l promossa da FX Action in colaborazione coi motoclub e con la FMI, Porte Aperte al Motocross. Seguire le indicazioni per Ponte a Egola e poi Crossdromo Santa Barbara, distante circa 5 km dall Da Firenze: dall A1, uscita Firenze Scandicci, procedere in direzione Pisa Livorno sulla Superstrada FI PI LI. Uscire a Santa Croce sull’Arno.
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Michelle Obama compie 50 anni mentre le voci di una possibile crisi tra lei e il marito Barack si rincorrono per venire rapidamente smentite. Una (possibile) crisi che per il momento non sembra intaccare la popolarità della First Lady, che negli ultimi cinque anni si è guadagnata parecchie simpatie in quegli Stati Uniti che inizialmente la guardavano con non poco sospetto. Merito soprattutto del suo lavoro, concentrato sull’educazione alimentare e allo sport rivolto più giovani. E in un paese affetto dall’obesità, il tentativo è lodevole.

Per lei Obama ha organizzato per domani sera un ballo esclusivo con cui si concluderà un periodo di estremo relax per Michelle, trascorso in buona parte sola soletta alle Hawaii a casa dell’amica Oprah Winfrey (e proprio ciò sta alla base delle voci di crisi). Un ballo esclusivo a Washington, dicevamo; ma non bisogna pensare ad abiti da sera, tacchi vertiginosi, smoking (o “tuxedo”, per dirla all’americana) e rinfreschi, almeno a giudicare dal biglietto d’invito che chiede agli ospiti di arrivare a stomaco pieno e con scarpe comode. La lista degli invitati resta ancora segreta. Anche se è quasi certa la presenza di Beyoncé e del marito Jay Z, amici degli Obama. Così come la diva tv Oprah Winfrey.

50 anni di vita, cinque di Casa Bianca, e tempo di ridefinire gli obiettivi, che da quello che si capisce si concentreranno su nuovi temi come il diritto allo studio. Primi passi verso un futuro da politica? I paragoni con Hillary Clinton vengono in mente, visto che quest’ultima divenne senatrice appena il marito concluse il secondo mandato e poi tentò invano di conquistare la nomination democratica, sconfitta proprio da Obama.

E Michelle? Nelle interviste ha parlata del suo futuro, ma solo per spiegare che non ha nessuna intenzione si starsene con le mani in mano. Difficile ancora dire se ritornerà alla sua attività politica (la signora è avvocato, come Hillary Clinton) o che invece decida di buttarsi nell’arena della politica.

Chi è Michelle Obama, biografia

Nata a Chicago nel 1964 con il nome di Michelle LaVaughn Robinson, padre impiegato comunale (iscritto al Partito Democratico) e madre segretaria, il fratello maggiore Craig Robinson è oggi allenatore di una squadra di basket universitario. Michelle ha soli 17 anni quando lascia casa per trasferirsi a studiare alla Princeton University e poi ala prestigiosa Harvard Law School.

Conclusi gli studi, torna a Chicago per iniziare a praticare la professione di avvocato associato presso lo studio legale Sidley Austin ed entrare nello staff del sindaco di Chicago Richard Daley. in questo periodo che conosce Barack Obama: i due si incontrano nel 1989 durante uno stage estivo da Sidley Austin e Michelle rimane impressionata dall’impegno politico e sociale di Barack. Il primo appuntamento al cinema li porta a vedere “Fa la cosa giusta” di Spike Lee. Nel 1992 si sposano.

La carriera professionale di Michelle si concentra su questioni relative al marketing e alla proprietà intellettuale, nel 1993 cambia tipo di lavoro quando divenne direttore esecutivo presso l’ufficio di Chicago di Public Allies, una organizzazione non profit che incoraggiava i giovani a lavorare in gruppi non profit e in agenzie governative che si occupavano di questioni sociali.

L’impegno sociale a questo punto diventa il nodo centrale della vita professionale di Michelle Obama: nel 1996 è “Associate Dean of Student Services” alla Università di Chicago, dove lavora allo sviluppo del centro servizi comunitario. Nel 2002 inizia a lavorare per gli ospedali dell’Università di Chicago. Nel frattempo sono nate le due figlie: Malia (1998) e Sasha (2001).

Due anni più tardi, è il 2004, il marito parla alla convention democratica che vuole eleggere John Kerry e si capisce che sta per sorgere una stella. Barack all’epoca è senatore dell’Illinois. La luce si riflette anche sulla moglie, che inizia a imperversare sulle copertine dei magazine statunitensi. Nel luglio del 2008 comparve sulla copertina di Vanity Fair (edizione internazionale) nella lista delle persone meglio vestite al mondo (e in effetti i suoi vestiti appariscenti al di là dei giudizi sono decisamente fuori canone per una first lady). Nel 2008 il marito diventa presidente, il resto è storia recente. Per inquadrare meglio il personaggio, rubiamo qualche riga a Panorama:

Questa figlia di una famiglia della piccola borghesia nera, con antenati schiavi ma anche schiavisti, mandata a studiare giurisprudenza nelle prestigiose università dell’Ivy League, è sempre stata una donna forte, netta e radicale. Anche nelle sue idee politiche. Molto più del marito. Che fosse (sia) poco incline al compromesso, gli americani l’hanno capito bene quando dopo la vittoria del 2008, Michelle ha detto: “Per la prima volta sono orgoglioso del mio paese”. Segno che l’elezione del primo afroamericano alla Casa Bianca aveva sanato una ferita che anche lei sentiva forte sulla sua pelle.
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Mi sono ritrovato in gran parte in quelle situazioni descritte nell’articolo e oggi mi sembraindecente che un terapeuta professionista possa aver detto a L., quando per la prima volta lei gli aveva parlato della nostra crisi di coppia, “in questi mesi tu sei cambiata, mentre lui è rimasto indietro”, senza un minimo accenno al fatto che una crisi depressiva incide anche sul rapporto con il partner. Brucia, anche perché il motivo “finale” (per così dire) per cui lei non è più tornata indietro è stato: “mi sento molto cambiata”. C’è un nesso? Lo psicologo CrickCrock può aver banalizzato in maniera così superficiale un malessere così profondo?

Vediamoi sintomi (ho sottolineato i brani che più si avvicinano all’esperienza passata):

“La depressione può presentarsi con una sintomatologia molto diversa da individuo ad individuo, ma c’è un sintomo che accomuna tutte le persone depresse ed è la anedonia. L’anedonia ovvero la ridotta capacità di provare gioia e piacere è in un certo senso l’essenza della depressione. Chi è depresso prova una profonda sensazione di noia e apatia, o, nei casi più gravi, di impotenza e disperazione. Tutto appare grigio e senza scopo, non si riesce più a divertirsi, a provare entusiasmo per niente. Anche la capacità d’amare risulta (momentaneamente) menomata : le persone care ci diventano improvvisamente indifferenti quando non sentiamo di detestarle. ”

I mesi dell’apatia e della noia vissuti da L., ma soprattutto il senso di rabbiae di astio nei miei confronti checi hanno portato alla pausa di riflessione.

“Il corpo esprime la fatica di vivere con una serie di malesseri : ci sono i dolori alle gambe per indicare la fatica di reggersi sulle proprie gambe, la stanchezza cronica diventa l’espressione della propria stanchezza interiore, la cefalea parla di una testa troppo piena di ansie e preoccupazioni, i disturbi gastrointestinali diventano il simbolo delle cose che facciamo fatica a ” digerire” e così via. Il desiderio sessuale ha un vistoso calo: la persona depressa sperimenta poca o nessuna voglia di fare l’amore. Il sonno è disturbato : ci può essere un insonnia persistente oppure si può avere un eccessivo bisogno di sonno. In genere queste persone girano da un medico all’altro e si sottopongono ad una serie di esami che risultano essere negativi ma continuano a pensare di avere un ” brutto male”.”

Illuminante. L. in quel periodo sembrava avere tutte le malattie del mondo. Nonostante gli esami davano, per fortuna, sempre esito negativo lei era convinta di avere qualche “brutto male”. Quest’angoscia era surrogata dal fatto che lei il dolore lo sentiva veramente: mal di testa sempre, senza tregua; mal di stomaco molto forte; stanchezza perenne.

La capacità di provare amore è diminuita: non si prova più niente nemmeno verso il partner e i propri figli che appiano all’improvviso degli estranei. Il desiderio sessuale è assente. Tipicamente, la persona depressa si colpevolizza moltissimo per questo stato di cose e si sente un individuo indegno. L’autostima è a terra : la persona dà un interpretazione negativa della sua vita. Cominciano a comparire pensieri di morte, anche se spesso non c’è un vero intento suicida. In questa fase la persona comincia a pensare che gli altri starebbero meglio senza di lui, oppure che nessuno sarebbe dispiaciuto per la sua morte. Non si riesce più a pensare con chiarezza: si fa fatica a concentrarsi, ci si dimentica le cose, anche la capacità decisionale diminuisce : chi è depresso lamenta spesso di non riuscire a prendere da solo neanche le decisioni più semplici. Il mattino è il momento più critico della giornata : la persona depressa fa moltissima fatica ad alzarsi dal letto, mentre verso sera si verifica un leggero miglioramento del tono dell’umore.”

L. non riusciva più a dare amore, ne in senso fisico ne in senso spirituale. Si sentiva inutile, non realizzata nella sua vita. La mattina non riusciva ad alzarsi prima delle 11 12.

Vediamo invece gli effetti sulla relazione di coppia.

“D’altra parte, poche cose possono incidere negativamente in un rapporto come una prolungata depressione. E’importante sapere che questi sentimenti sono assolutamente normali e sono la prova dell’affetto che ci lega alla persona che sta male”.

Ho capito dopo che il mio essermi “allontanato” in quel periodo dipendeva da questo: da una parte il sentirmi respinto; dall’altra il senso di frustrazione per non riuscire a farla essere felice.

“La depressione influenza negativamente tutte le relazioni con gli altri. Ma più la relazione è intima, più diventa difficile e doloroso relazionarsi ad una persona depressa.”

E infatti l’incomunicabilità in quel periodo era fortissima, soprattutto con me. E questo aumentava il nostro malessere di coppia.

“Hai la sensazione di non riconoscerlo/ a più. Lui o lei sembrano diventati un’altra persona : una persona negativa, apatica, indifferente a tutto e in alcuni casi, irritabile e sempre di cattivo umore. Ovviamente questo cambiamento ti disorienta e non ti piace,
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continui a chiederti che fine ha fatto il tuo caro e se l’individuo distruttivo e spento che ha preso il posto della persona a che conoscevi e amavi, se ne andrà un bel giorno.”

Ho cominciato a chiedermi se quella che avevoaccanto era la persona che volevo accanto a me per sempre. Di colpo ho messo in dubbio il nostro rapporto, masubito dopoho cominciato ad aver paura che potesse essere lei ad andarsene (a volte, ne avevo quasi la certezza).

“Nel vedere una persona a cui volgiamo bene andare alla deriva, proviamo un profondo senso di pena e di dispiacere. Nel vedere l’altro soffrire, soffriamo anche noi. Se siamo molto legati alla persona depressa, specialmente se è un rapporto genitore figlio, ci possono essere dei sensi di colpa. Infatti tutti noi, tendiamo a sentirci responsabili del benessere delle persone che amiamo e, di conseguenza, possiamo sentirci parzialmente responsabili della loro infelicità. Questa convinzione si traduce nella sensazione di non fare abbastanza per aiutare e rendere felice la persona che sta male.”

Io soffrivo insieme a lei. Non sono riuscito a “sdrammatizzare” e di questo me ne è stata fatta una colpa. Poi, come detto, il senso di inadeguatezza nell’impossibilità di farla felice.

“Spesso, il depresso ferisce i sentimenti delle persone che gli stanno accanto senza nemmeno accorgersene. La depressione è caratterizzata dalla diminuzione della capacità di provare amore e gioia. Chi è depresso in modo grave non sente più niente verso le persone che un tempo gli erano care, l’amore viene sostituito da una profonda indifferenza verso tutto e tutti. La depressione comporta, inoltre, un ripiegamento su se stessi e i propri problemi. Proprio per questo, essere il figlio o il partner di una persona depressa è dolorosissimo e può favorire la sensazione di scontrarsi contro un muro di gelida indifferenza. ”

Notavo, a volte, una sorta di “cattiveria” di L. nei miei confronti. Nelle piccole cose, per stupidaggini spesso. Poi, nel momento della vera e propria crisi di coppia, una gelida indifferenza, un muro invalicabile, una persona con cui di colpo era impossibile ogni dialogo.

“Hai la sensazione che il tuo caro stia facendo una tragedia di una piccolezza e ti fa rabbia che non sappia reagire. Tu hai la sensazione che si pianga addossa e che faccia poco o niente per star meglio. Lui è diventato una persona completamente diversa, una persona che non ti piace,e tu puoi sentirti tradito o imbrogliato. Non sentirti in colpa per la rabbia che provi : è un sentimento perfettamente naturale, che dimostra quanto tu sia emotivamente legato alla persona depressa.”

A volte cercavo si spronarla a fare qualcosa, maper tutta risposta lei si irrigidiva sempre più e mi diceva che io non potevo capire il suo stato d’animo.

“La riluttanza a farsi curare è un altro aspetto della depressione. Il depresso ha la sensazione di essere un caso senza speranza, che le cure non servano a nulla e che il suo futuro sarà senza prospettive e senza gioia. Questi sentimenti di pessimismo, di impotenza, di sfiducia nella vita e nelle persone sono aspetti centrali della depressione. Inoltre il rifiuto delle cure, può nascondere un inconscio bisogno di punirsi a causa di forti sensi di colpa.”

L. non immaginava più il futuro, per lei l’essere umanoera destinato a soffrire sempre e non c’era scampo a questo destino.

Io sono depresso e se ho dei sensi di colpa è perchè ho fatto delle cose veramente gravi e la cosa peggiore è che ho continuato per anni, senza mai rendermene conto.

Alla fine ho avuto il fatto mio, come se avessi sfidato le leggi della fisica,
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come se mi fossi buttato da un palazzo senza paracadute.

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Momenti di trascurabile felicit di Francesco PiccoloEntro in un negozio di scarpe, perch ho visto delle scarpe che mi piacciono in vetrina. Le indico alla commessa, dico il mio numero, 46. Lei torna e dice: mi dispiace, non abbiamo il suo numero.Un formato piccolo, quello della collana Arcipelago Einaudi, per il nuovo libro di Francesco Piccolo, che parla di piccoli momenti di felicit quotidiana. Perdonerete il gioco di parole, cari lettori, ma siate certi che Francesco Piccolo apprezzerebbe. Un autore poliedrico, scrittore e sceneggiatore di film di gran successo (Il caimano, Caos calmo, La prima cosa bella), la cui penna ha il dono incredibile di far ridere e sorridere e di essere allo stesso tempo tagliente come una lama.Momenti di trascurabile felicit una raccolta di ricordi e di piccoli momenti quotidiani. Un catalogo di abitudini e manie in cui ognuno di noi pu riconoscersi, in tutto o in parte. Un variopinto mosaico di situazioni quotidiane, divagazioni piene di ironia, ragionamenti inutili sulle cose. Il tutto mescolato a una travolgente e innocente perfidia, a un delicato stupore di ragazzino.Diciamoci la verit chi non ha fatto almeno una volta pensieri maligni sul martello frangivetro che troviamo sulle carrozze dei treni? E soprattutto sul senso della bacheca di vetro che lo protegge?Tutti i giorni accadono piccole cose che ci fanno sorridere, alleviando seppur momentaneamente la pesantezza che spesso la vita ci riserva. Sono questi i momenti di felicit spesso considerati che invece sono assolutamente necessari per dare valore anche a giorni qualunque e per darci la forza di affrontare con seriet i problemi.Momenti di trascurabile felicit ci sorprende con una dichiarazione di debolezze, segreti inconfessabili, digressioni, intelligenze per le piccole cose, bugie impudenti, piaceri che illuminano di gioia improvvisa e passeggera un momento della giornata. E vi dietro un umorismo sottile, diverso dalla comicit grossolana a cui siamo abituati oggi, che spesso si vela di un filo di vera, seppur bonaria, cattiveria, quando racconta cose che si fanno e non si ha il coraggio di dire. Come chiudersi a chiave nel bagno di una casa in cui non sei mai stato e curiosare sui prodotti che usano. O provare sollievo per la morte di un canarino di cui finalmente non dobbiamo pi preoccuparci. C infatti anche il senso della perfidia nel libretto di Piccolo, che coraggiosamente confessa azioni che il buon senso considera riprovevoli. Perch la felicit anche in questo, nel piacere incoffessabile della cattiveria che in alcuni momenti, naturalmente, si insinua in noiInsomma, quello di Piccolo un libro che racconta la vita e l Un libro divertente, di un’allegria contagiosa, scritto da un raffinato e tagliente umorista, che ci vuol ricordare l di saper ridere, prima di tutto, di se stessi. Perch la leggerezza (che non dobbiamo confondere con frivolezza o superficialit come ci insegn Calvino) nella verit scrive Kundera citando Kafka, accettare i propri difetti, riconoscersi anche in essi e sentirsi sinceramente nei propri panni.In un momento in cui in auge una narrativa tutta concentrata sull sull complicato, sulla sovrabbondanza dei soggetti e degli svolgimenti, Momenti di trascurabile felicit punta sulla digressione, sull per il concetto e il ragionamento, e pu soffermarsi per pagine e pagine a discutere della provenienza di una bottiglia di vino. Si mescolano quindi interesse sociologico, autobiografico, ludico e romanzesco, e il tutto raccontato con uno stile colloquiale che cattura il lettore e richiama alla mente l Mi ricordo di Georges Perec. Ne viene fuori che la felicit trascurabile della vita quotidiana, quella che deriva dalla somma delle piccole cose che siamo e viviamo tutti i giorni, raramente messa in luce. Forse siamo sempre troppo impegnati a inseguire solo le grandi felicit Per questo motivo il libro di Piccolo viene in nostro soccorso. E sfido chiunque a restare incollato alla pagina senza pensare ce l mi manca come quando ci scambiavamo le figurine tra i banchi di scuola. Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 20090 Assago MIReg. Licenza SIAE n. 513 / I / 06 359.Concessionaria di pubblicit A. Manzoni C.Con la collaborazione di ArgentoVivo per il settore editoria libraria.Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provveder prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
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Il Mugello promette paesaggi silenziosi e affascinanti, scorci mozzafiato, ambienti ancora incontaminati nei quali immergersi completamente, affrontando salite e discese nei folti boschi: faggete ad alto fusto vicine ai crinali, secolari castagneti da frutto, inattesi e freschissimi ruscelli, prati in cui spesso pascolano caprioli e daini, vecchi seccatoi, antichi eremi posti in cima a valli lontane. Fare trekking nel Mugello permette di scoprire un fiore sconosciuto, una farfalla dai colori particolari, una pianta dalle dimensioni monumentali. (Rete Escursionistica Toscana), senza dimenticare i percorsi del Parco Culturale del Monte Giovi, del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e del Monte Falterona o della storica Via degli Dei.

Una fitta rete sentieristica con un’altrettanta capillare rete di cartelli nel complesso Giogo Casaglia, tutti quanti georeferenziati e riportati sulla mappatura della Protezione civile. Nei mesi scorsi l’Ufficio Associato di Protezione civile Mugello con il Soccorso Alpino Toscano (Sast) ne ha posizionati 37 lungo i vari sentieri, 12 su rifugi e bivacchi e 9 specifici nell’area della Valle dell’Inferno nel territorio di Firenzuola. E altri 63 sono presenti lungo il percorso dell’Ultra Trail. Sui cartelli sono riportati i numeri di reperibilità del Soccorso Alpino (335281002) e dell’emergenza sanitaria 118. In particolare, sui cartelli dell’Ultra Trail è specificato anche il punto chiamata mentre quelli posizionati nella Valle dell’Inferno riportano oltre al punto chiamata le coordinate geografiche.

Sulla Via degli Dei, nel tratto toscano, sono 61 i cartelli, in legno, installati ex novo da parte dell’Unione dei Comuni (con delega anche dei comuni di Fiesole e Vaglia tramite il Club Alpino Italiano). Su 34 di questi è riportato il numero telefonico d’emergenza del Sast oltre a un numero, identificativo della georeferenziazione semplificata (cioè corrispondente alle coordinate geografiche).

Frequenti sono nel periodo estivo i suggerimenti e proposte di itinerari che turisti e appassionati di trekking richiedono all’Ufficio Turismo. Del resto, il Mugello offre numerose occasioni per un’immersione nella natura, dai sentieri facili per un cammino lento ad altri più impegnativi che richiedono esperienza e pratica. Ma qual è l’approccio corretto per affrontare un’escursione? Ecco un piccolo vademecum, con i consigli più elementari: scegliere un percorso adatto in base alla propria preparazione e studiarlo prima di partire, consultare le previsioni meteo, partire preferibilmente in compagnia, vestirsi a strati con abbigliamento tecnico (camicia e pantaloni lunghi per non ferirsi con i rovi, un cappello per proteggersi dal sole) e scarpe specifiche (scarponi o scarpe da trekking, assolutamente vietato e pericoloso partire con scarpe da ginnastica), portarsi uno zaino, acqua a sufficienza e qualcosa da mangiare, cellulare (possibilmente con batteria di riserva). Oltre, ovviamente, a una cartina.

Vicchio Approvato il Bilancio di previsionePiano Strutturale Mugello del territorio con 6 tavoli tematici
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La mia più grande passione è la musica,sono diplomato in piano dall’età di 15 anni.Ho conseguito la maturità classica a 17 anni poichè sono entrato a scuola a 5 ed ho saltato la I media sostenendo un esame.Il 27.6.2007 mi sono laureato in medicina e proseguirò con la specializzazione in ortopedia.Amo molti sport ed in particolare quelli acquatici ed ho una sfrenata passione per le Harley Davidson.Adoro gli animali,ho un gatto certosino che si chiama Romeo,un labrador di nome Honey e Black Devil,un magnifico stallone nero,che vive in campagna con i miei nonni paterni.Il mio cantautore preferito è Amedeo Minghi ed una sua canzone ha dato il nome al mio blog.Amo Mozart e Chopin e tutta la buona musica che ascolto per rilassarmi nel tempo libero.Dal 4.6.2007 sono sposato con Erika, che ha compiuto 22 anni proprio lo stesso giorno ed ha un fratellone di 24 anni (4.8.1983) che si chiama Reinhard,dei genitori stupendi e un magnifico cagnolone di nome Mozart,figlio del mio Honey e di Principessa.Reinhard e i genitori vivono ad Innsbruck,la città dov’è nata anche la mia dolce Erika.Il primo di agosto la mia famiglia si è arricchita con la nascita di Mattia,il bimbo che Erika ed io abbiamo da sempre desiderato : ))))))Faccio volontariato con gli anziani ed un loro sorriso è il regalo più bello.Ringrazio tutti quanti mi hanno incoraggiato ad aprire questo blog e spero di non aver deluso le aspettative di nessuno.Un grazie particolare ai miei famigliari,alla mia governante messicana Paquita e ai miei amici del cuore Patrick,Matteo,Gianluigi,Grace,Chiara e Carla.
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Il truck del progetto “Vibram Sole Factor”, il laboratorio su ruote, sarà nella Capitale dal 12 al 16 ottobre

per raccontare al pubblico il progetto di upgrade della calzatura.

Vibram, azienda di riferimento a livello mondiale nel settore delle suole in gomma ad alte prestazioni, torna a Roma con il truck di Vibram Sole Factor, il progetto di upgrade e customizzazione della scarpa mediante l’applicazione di una suola Vibram.

Il tour Vibram Sole Factor, che dal 2015 ad oggi ha visto il truck con a bordo il laboratorio attraversare l’Italia e l’Europa in occasione di fiere, manifestazioni sportive ed eventi legati alla moda e al design, farà tappa nella capitale da giovedì 12 a lunedì 16 ottobre, in Piazzale XII Ottobre 1492, nei pressi di Eataly.

Il progetto mira a sensibilizzare il consumatore finale sull’importanza della suola, a tutto diritto protagonista della scarpa e in grado di cambiarne performance e look. Vibram Sole Factor offre la possibilità di migliorare le prestazioni delle proprie calzature, applicandovi una suola Vibram scelta sulla base delle proprie specifiche esigenze. Si potrà migliorare il grip grazie a suole Vibram studiate appositamente per una maggiore aderenza, oppure optare per una suola dal volume importante ma ultra leggera, o preferire una suola in fantasia camouflage o in mescola EcoStep per un’alternativa sostenibile: si tratta solo di alcune tra le diverse proposte disponibili nella collezione Sole Factor per personalizzare la propria calzatura, che si tratti di una sneaker, una scarpa outdoor o uno stivale.

In questa attesa tappa nella città eterna, i calzolai specializzati effettueranno dimostrazioni di risuolature personalizzando le scarpe con la celebre suola Vibram Carrarmato, l’iconico disegno ideato dal fondatore Vitale Bramani nel 1937 e che celebra quest’anno l’ottantesimo anniversario. La suola sarà disponibile per l’occasione in tante varianti di colore e di mescola. I primi fortunati che si recheranno al truck, avranno inoltre la possibilità di sperimentare in prima persona l’improvement della propria calzatura. Ricordatevi di portare un paio di scarpe!

Inoltre, nell’area antistante al mezzo Vibram, sarà possibile provare le Vibram FiveFingers, la scarpa a cinque dita pensate per lo sport, e le Vibram FUROSHIKI The wrapping sole, una calzatura perfetta per viaggi e tempo libero. Ai visitatori interessati ad acquistare i prodotti, Vibram offrirà un buono sconto da utilizzare presso gli store partner.
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