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God bless Black Friday! Ieri negli Stati Uniti si è aperta la stagione dello shopping natalizio, benedetta dagli americani e dai turisti per gli incredibili sconti promossi da negozi e grandi magazzini. Il nome, nero in italiano, deriverebbe dall usata dalla polizia di Philadelphia per descrivere il traffico che si creava negli anni Cinquanta e Sessanta durante la giornata dedicata ai saldi che seguiva il Ringraziamento. Dal 2005, al Black Friday si è affiancato il Cyber Monday (lunedì cibernetico) fino ad arrivare a un weekend lungo della convenienza, aperto anche ai cittadini d oceano grazie allo shopping online,
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fruibile sia da mobile che da desktop. Secondo una ricerca, due sono i motivi che spingono sempre più italiani (1 su 3) a scegliere l risparmiare tempo e denaro per non perdere le migliori occasioni. Da Harvey Nichols 25% di sconto su abbigliamento e accessori, ma scaricando l Rewards by Harvey Nichols la percentuale sale al 35. Tantissime le offerte che riempiono i negozi online di Amazon, con uno sconto medio del 40% rispetto al prezzo di listino, di H di Victoria Secret (fino al 30 novembre), di French Connection, di Gap e di Larsson Jennings. Anelli,
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Un PM ha chiesto l’arresto di un promoter musicale perchè il concerto di Bruce Springsteen del 2008 a San Siro ha sforato di 22 minuti. Ora, a parte il sorriso ironico per l’assurdità della cosa, mi è venuta una riflessione su come viene intesa la musica in Italia. Io sono un discreto frequentatore di concerti: almeno una volta al mese vado a sentire l’Orchestra Verdi a Milano, a volte vado a sentire concerti da camera in Conservatorio e nell’ultimo anno credo di aver sentito più di una decina di concerti rock tra U2, Muse, Elton John, Baustelle e altri. Una cosa che accomuna tutte queste esibizioni piuttosto differenti dal punto di vista musicale è che ovunque mi sono ritrovato ad innervosirmi (a volte di più, a volte di meno) perchè qualcuno chiacchierava. Ma non solo commento a una canzone o a una cadenza ben riuscita, no: proprio chiacchiere, cazzi propri. Ora, io sarò un po’ venale, però se pago un biglietto voglio sentire il concerto, non mi metto a parlare come se fossi al bar: vado al bar, spendo meno e chiacchiero quanto voglio. La sensazione che ho è che la musica in Italia sia solo un sottofondo. Ovunque si vada, dai centri commerciali ai ristoranti, ai pub c’è musica in sottofondo. In televisione è tutto un fiorire di programmi che scovano talenti musicali. Gente senza nessuna formazione classica ti viene a dire che ha tutti i cd di Allevi e Bocelli, quindi ascoltano musica classica. Ecco, forse questa sovra esposizione musicale e questo pretendere di capirne di musica, quando non si è mai studiata (e in questo le colpe del sistema scolastico sono evidenti) sta portando a una svalorizzazione totale della cosiddetta arte dei suoni, a discapito di chi magari questa preparazione ce l’ha o vuole farsela con impegno e di chi, molto più semplicemente, vive la musica come un’esperienza quasi essenziale e non come un semplice sottofondo per parlare dei fatti propri. In tutto questo, la conseguenza è che un concerto del Boss (che è un vero e proprio evento per la qualità musicale e per il carisma del cantante) non possa proseguire più del tempo stabilito, perchè i sottofondi non sono arte, sono sottofondi.

Alcuni tifosi di calcio non sostenitori di Lolito Berlusconi, tempo fa, lamentavano il fatto che Lolito, appunto, gli avesse tolto la gioia di gridare Forza Italia ai mondiali o alle partite della nazionale per inciso, con la nascita del PDL, ora si può tornare a gridarlo.

L’uso di quello slogan come nome di partito è stato portato, in tutti questi anni, quale esempio delle straordinarie capacità di comunicatore di Berlusconi. E l’uso è stato talmente spudorato e smaccato da averlo fatto diventare insopportabile, per cui forse non lo urleremo mai più.

Nella campagna elettorale appena passata si è inventato lo slogan dell’amore che vince sempre. E’ questa monopolizzazione delle parole che un pò mi spaventa. Perché le parole sono parole, importanti, ma sono strumenti che non possono essere politicizzati.

E poi perché non vorrei tornare a casa una sera e dover salutare LSdM, dicendole: “Tesoro, ti odio!”.

E allora qual è il nome esatto?

Guai! Sopire! Non soffiare sul fuoco o anche soltanto chiamare le cose con il loro nome. Dopo i fatti di via Padova, a Milano, il sindaco Moratti, del tutto incapace di fare il suo mestiere, s’è preoccupata solo che attorno al caso non sorgesse un’altra emergenza. “No, che poi mi tocca gestire anche questa”, deve aver detto ai suoi collaboratori.

Intanto, siamo al terzo accoltellato nel giro di quindici giorni.

Nonostante che, a Milano e in tutto il Paese, la destra abbia fatto tutta la campagna elettorale al grido di “Più sicurezza!”, promettendo polizia, carabinieri e soldati. I soldati, comenò, ci sono eccome: sono in dieci in Stazione Centrale a guardare il culo alle ragazze che passano.

Bene, si scopre che mancano quasi 1000 agenti e Milano ha circa un terzo degli agenti di Roma.

Non chiamatela banlieu. non ancora: aspettate il prossimo morto.

Ecco, magari non era il caso di sparare quella su Bertolaso e l’Expo. Lo dico come elettore di Penati per le Regionali della Lombardia.

Pochi giorni fa, Penati se n’è uscito con questa idea, per tentare di evitare la rinuncia di Milano all’Expo. I fatti, in soldoni, sono che, da una parte, c’è questa enorme torta degli interventi privati per l’Expo e c’è un sacco di gente che vuole sedersi a mangiarla e dall’altra, ci sono gli interventi pubblici che, guardacaso!, non hanno soldi per essere finanziati. Il Comune è incapace di decidere per i primi, mentre quello sveglione di Stanca (un altro genio tipo Tremonti o Toyota la parola genio sta perdendo velocemente il suo valore) non sa decidere sui secondi. Anche perché il Governo non smolla i soldi per le metropolitane, ad esempio. Tra poco si riunisce la commissione internazionale che deve valutare le opere e c’è l’ipotesi, nemmeno tanto campata per aria, che Milano rinunci all’Expo.

Penati, gistamente allarmato, ha proposto “per salvare l’onore patrio” di affidare la faccenda a Bertolaso. Che ho temuto di aver letto male e l’ho riletto. E aveva detto proprio così.

Che fosse una pessima idea era chiaro già da allora: questi superuomini che risolvono tutto in un battibaleno. decisionisti, che saltano tutti i processi di discussione, deliberazione e passano direttamente all’attuazione. io non ci ho mai creduto molto. Anzi, ne ho sempre diffidato. Mi basta soltanto la misura del loro ego per fameli andare di traverso. e Bertolaso ne ha uno enorme: manca solo che si rivolga a se stesso dandosi del Loro.

Ora, poi, viene fuori che, da buon cattolico (pare anche nipote di Ruini) è un corrotto e puttaniere. Ma l’errore di Penati viene prima di questo ed è duplice: il primo è non riuscire a immaginare, da sinistra, una alternativa possibile al problema e invocare, di conseguenza, l’aiuto che pare ultraterreno di un uomo di destra; il secondo è quello di non accorgersi di essere finito perfettamente nella trappola del Governo. Far diventare l’Expo un’emergenza, in modo da affidarla alla Protezione civile spa, che decide in deroga e per via emergenziale la più grossa spartizione di fondi pubblici degli ultimi 50 anni in Italia. E farla gestire a chi? A Bertolaso, che è uomo di Berlusconi che è uomo di tanti altri come lui e pure peggio.

La cosa veramente odiosa, allo scoccare del primo anno dalla morte di Eluana Englaro, sono le parole del presidente del consiglio. Lo stato di Eluana e la vicenda politica di Berlusconi sono contemporanei. Se Berlusconi avesse davvero voluto “salvare” (cioè, evitarle l’epilogo a tutti noto altro che salvezza!) Eluana, avrebbe potuto. Eccome, se avrebbe potuto! In 15 anni, per quanti anni ha governato? Per quanti anni è stata maggioranza in Parlamentola parte politica che ritiene di avere in appalto i principi della “buona vita”? Non l’hanno fatto prima, salvo scatenarsi nell’ultimo quartodora.

La cosa veramente odiosa è il cinismo di Berlusconi. Diversamente da quanto dice, non gli fregava niente della vita di Eluana, così come non gli frega niente della vita della più gran parte delle persone che governa. Il punto è usare la vicenda Eluana per mandare un messaggio al potere ecclesiale: ai vescovi, che si stanno scannando per un’altra faccenda in Vaticano. In una fase di rapporti complicati anche per l’altra faccenda (cioè il caso Boffo) tra Vaticano e Governo italiano,Berlusconi, che governa con e ha bisogno dell’appoggio della chiesa, usa il caso Eluana per dire ai vescovi: tranquilli, sono ancora io quello interpreta e dà voce agli interessi della gerarchia ecclesiastica.

E’ una delle tante cose orrende a cui ci ha abituato e sulle quali non riflettiamo nemmeno più. Ma rimane una cosa orrenda.

Ieri mi sono dimenticato il cellulare a casa. Non ci sarebbe stato problema se fosse stato un giorno solito: ricevo poche telefonate e lo uso come terminale sms tant’è che sto quasi cominciando a pensare di farne a meno del tutto. Ma ieri non era una giornata qualunque. Ieri ovviamente era un giorno in cui il cellulare era di vitale importanza. Va sempre a finire così.

Prima di uscire dall’ufficio, via mail, ho dato appuntamento a LSdM perché venisse a prendermi in stazione. Tutto bene, tutto perfettamente pianificato, a parte che tra me e l’appuntamento con LSdM c’erano di mezzo quei buffoni di Trenitalia. A Rogoredo, infatti, il mio treno aveva 30 minuti di ritardo e quello successivo era stato cancellato del tutto. Motivo: ignoto, ci scusiamo per il disagio. Ed è qui che entra (o meglio, non entra) in ballo il cellulare, rimasto placido sulla scrivania di casa.

Ho cercatoun modoper avvisare LSdM del ritardo: che stesse a casa una buona mezz’ora ancora, che, tanto, c’era tutto il tempo. In tutta la nuova stazione di Rogoredo, quellada cui partono i Fecciarossa per il resto del mondo, non c’è un telefono pubblico. Né in stazione, né sui binari. Sono sceso alla stazione della metropolitana, e manco lì. Questo lo avevo notato già per i cestini. In stazione puoi buttare la carta, la plastica e le lattine. Ma prova a buttare via una cicca. Non vuoi buttarla per terra, ma prova a buttarla in un cestino. Non c’è un cestino per il rifuto generico.

Uguale per i telefoni. In stazione puoi usare l’iPhone per comunicare con tutto il mondo, tramite internet, ma prova a chiamare casa senza un cellulare. Non ce la farai mai.

Da buoni arretrati, ci affanniamo per tentare di recuperare il terreno perduto e facciamo le cose a cacchio: tutto quello che c’era prima, e andava benissimo, viene messo da parte per far spazio all’ultima tecnologia. Come per far vedere che siamo allo stesso passo degli altri. In Italia il divario tra chi ha a disposizione le tecnologie più sofisticate e chi non le ha è abissale: come quello che passa tra una passeggiata nello spazio e unsoggiorno in una caverna.

E’ bello essere governati da persone che scientificamente cercano la risposta sbagliata a grandi questioni.

Pochi giorni fa avevo scritto del blocco del traffico a Milano. Troppo smog, basta auto: questa la soluzione individuata dal Comune di Milano. Passa una settimana, la situazione dell’aria in città non cambia di un’acca (stessa secchezza alla gola e stesso bruciore che prende la mia gola appena sbarco in Stazione Centrale). Rifacciamo il blocco delle auto? No. Come “no”? Eh, no. Anzi, studiamo una riorganizzazione delle linee dei tram e sai cosa facciamo? Togliamo delle linee dal centro. Come “togliamo delle linee dal centro”? Sì, troppi incidenti: meglio non rischiare.

Dove sta la logica in tutto questo? Semplice: non c’è. Da una parte c’è l’inquinamento che, per essere evitato, prevederebbe un incremento dei mezzi pubblici, specie quelli a impatto zero. Dall’altro c’è un’azienda gestita da un incapace, quello dei fallimenti eccellenti, Catania, che non fa manutenzione e, a quanto pare, ha pure enormi problemi di droga tra i dipendenti. E’ vero che negli ultimi tempi i tram a Milano erano tra i mezzi più pericolosi, ma, da qui a toglierli, mi pare che in mezzo c’è tutto l’abisso della stupidità che la giunta di Milano è in grado di esprimere. Inquinamento e salute dei cittadini da una parte; manutenzione e cura dei mezzi dall’altra. Non sono proprio argomenti che stanno sullo stesso piano. E loro quali privilegiano? I secondi. Allora toglieteli completamente, ‘sti tram, e il problema è risolto alla radice.

E questi sono quelli che devono gestire i mila miliardi dell’Expo?

Per carità, lo sapevamo, eh, che, caduti i partiti tradizionali, politici ed elettori si sono affrettati a cercarsi una nuova collocazione e possibilmente una che, stringi stringi, determinasse il minimo cambiamento possibile. Fuori poteva succedere il finimondo: l’importante era che non succedesse niente per sé e, sotto sotto,
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anche in generale.