Allegri alla vigilia di Bologna

Allegri alla vigilia di Bologna

Massimiliano Allegri, tecnico della Juventus, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della trasferta di Bologna. I bianconeri si presenteranno al Dall’Ara senza diversi indisponibili e senza Paulo Dybala, che almeno inizialmente si accomoderà in panchina.

“Difficile che giochi. Devo vedere come stanno tutti. Anche in passato sono stati fuori dei grandi campioni come Pirlo, Pogba e Vidal. Quello che è stato fatto, rimane, poi bisogna rimettersi sempre in gioco. Certi discorsi mi danno anche un po’ fastidio”.

Allegri ammette di non aver ancora deciso il modulo, dal quale dipenderanno anche alcune maglie da titolare: a centrocampo ci sarà spazio per Marchisio solo in caso di linea a tre.

“Pjanic sta bene continua , Cuadrado sarà disponibile per la Roma, Chiellini rientrerà con la squadra in settimana, Buffon ha un problema al polpaccio e va valutato di giorno in giorno. Pjaca anticipa è recuperato ed è convocato, Lichtsteiner sta bene. Alex Sandro? Ora sta meglio sia fisicamente che, soprattutto, mentalmente. Con il Bologna gioca titolare. Tutti non possono giocare, senza Cuadrado ho uno in meno davanti. Marchisio dipende dal centrocampo: se sarà a due o a tre”.

L’importante sarà non sottovalutare il Bologna, squadra tradizionalmente ostica per la Juventus. “A Bologna per la Juve è sempre difficile. Bisogna fare una gara solida, tecnica, agonistica e tattica, altrimenti buttiamo a mare quanto fatto con Napoli e Inter”.

Infine, Allegri si toglie qualche sassolino dalla scarpa appena gli viene chiesto del Var: negli ultimi giorni le polemiche sono state furiose. Qualcuno dalle parti di Torino lo aveva predetto

“Io dicevo che bisogna decidere bene quando usarla. Altrimenti invece dell’arbitro si critica la Var, poi l’altro arbitro etc. Io avevo detto che a marzo c’era il rischio di utilizzarla troppo, e invece ci siamo arrivati a dicembre. Detto questo, è stata molto utile per evitare alcuni errori. La cosa più importante è comunque accettare le cose che succedono”.

Allearsi con Erdogan e i Fratelli Musulmani nella guerra contro l

Allearsi con Erdogan e i Fratelli Musulmani nella guerra contro l

Riporto qui di seguito uno scambio epistolare con il direttore de Foglio Claudio Cerasa. Ma non prima di applaudire l piroetta del suo giornale, tra i più attenti alle dinamiche della politica internazionale, dopo l di Istanbul. Nel mentre mi fa il predicozzo in ultima pagina per mie asserite simpatie nei confronti dei Fratelli Musulmani, Foglio sottolinea in prima e in terza pagina quanto sia importante e necessario sia pure tardivo l della Turchia di Erdogan nella guerra contro il sedicente Stato Islamico. Basterà una registratina agli ingranaggi e, fra un paio di giorni, Cerasa co si accorgeranno che Erdogan svolge da alcuni anni il ruolo di protettore della Fratellanza. Non diventano stinchi di santo sol perchè combattono l Però evolvono, cambiano, ed è nostro interesse accompagnare queste dinamiche interne al mondo islamico anzichè rimanere lì fermi impettiti a sbraitare. Ma ecco la mia lettera e la risposta di Cerasa.

Al direttore Vorrei potermi compiacere della meticolosità archivistica con cui Giulio Meotti scandaglia da anni il mio lavoro, il mio abbigliamento e perfino la mia residenza. Non fa eccezione il cordiale ritratto che mi ha dedicato ieri sul Foglio (“Lerner maestro di soumission. L’infedele vestito di tweed torna in Rai a rieducarci sull’islam. Come evitare spot ai Fratelli musulmani”). Se colgo l’occasione e approfitto della sua ospitalità non è per esporre puntuali controdeduzioni che mai scuoterebbero le certezze di Meotti, avendo egli cucito sulla mia persona l’habitus che lo ossessiona: cioè lo stereotipo dell’ebreo che odia se stesso e si offre come tramite per l’invasione del nemico islamico. Le scrivo dunque solo allo scopo di togliermi dalla scarpa un sassolino che m’infastidisce da un paio d’anni.

Mi riferisco alle pagine a me dedicate (peraltro in nobilissima compagnia, da Natalia Ginzburg a Primo Levi a Tullia Zevi, per restare solo agli italiani) nel pamphlet “Ebrei contro Israele” di Giulio Meotti dove vengo accusato di voler “dissacrare cito testualmente la sofferenza delle migliaia di civili israeliani assassinati dai terroristi suicidi”. Tale intendimento, che non esito a definire odioso, sarebbe comprovato da alcune frasi estrapolate dal mio libro “Scintille”, in cui descrivo il macabro indugiare di tanti servizi televisivi “sulle membra violate dei cadaveri, sulle pozze di sangue, sui feriti che urlano”, manifestando così “una morbosità con cui si celebra il dolore”, “insinuante fino a obnubilare i sensi”.

Il guaio è che, nella circostanza, l’unico obnubilato risulta essere il Meotti medesimo. Chiunque avesse la pazienza di leggere quelle mie pagine, difatti, constaterebbe che esse trattano delle televisioni arabe, e libanesi in particolare, allorquando informano il loro pubblico, con resoconti macabri, su episodi di cosiddetto “martirio”. Ben diverso è il codice deontologico dei media israeliani che mai e poi mai trasmetterebbero immagini del genere. Fuorviato dal suo pregiudizio, Meotti ha quindi letteralmente rovesciato il senso del mio scritto. Mi piace qui ricordare che dopo l’uscita del pamphlet mi telefonò l’ambasciatore d’Israele in Italia per esprimermi solidarietà e prenderne le distanze. Per quanto tardiva, mi preme che questa rettifica venga registrata, anche perché non può considerarsi un semplice qui pro quo.

Trattasi solo di una (la più grave per la mia già scarsa onorabilità) fra le tante falsificazioni di Meotti. Ma è rivelatrice di un vero e proprio metodo di lavoro: forse ispirato da Marco Travaglio, Meotti costruisce le sue argomentazioni col taglia e cuci capzioso delle citazioni. Manipola, assembla, omette. Può ricordarsi addirittura una trasmissione Rai di quasi vent’anni fa nel Palasport di Vicenza con centinaia di fedeli musulmani radunati dall’Ucoii (omettendo quel che accadde quando vi calai una gigantografia di Brigitte Bardot in bikini), ma certo non ricorda la drammatica trasmissione in diretta che feci l’anno successivo da una piazza di Algeri con i parenti delle vittime del jihadismo (quando lui probabilmente non aveva ancora sentito nominare Osama bin Laden).

La denigrazione dell’avversario, quando si è dominati dal pregiudizio ideologico, sollecita forzature che spesso conducono all’esito penoso di prendere fischi per fiaschi. Diventa così difficile affrontare con il dovuto discernimento un tema scottante come il travaglio in corso all’interno dell’islam tradizionalista e/o integralista. La galassia dei Fratelli Musulmani, posta oggi di fronte al nuovo blocco di potere rappresentato dal Daesh, ne viene percossa e lacerata, sollecitando anche alle democrazie occidentali un approccio che vada al di là della mera demonizzazione. Temo però che non sia possibile discuterne col metodo Meotti.

Caro Lerner, il diritto di tribuna è un diritto sacrosanto e può scrivere quello che crede. Quanto alle mistificazioni, visto l’importante ruolo che lei avrà nei prossimi mesi nel nostro servizio pubblico, le suggerirei di fare attenzione. Glorificare la galassia dei Fratelli musulmani, raccontando una realtà bizzarra in cui la santa Fratellanza sarebbe assediata dall’Isis dimenticando però che la stessa Fratellanza è bandita in quanto organizzazione terroristica in Egitto, negli Emirati Arabi e persino in Arabia Saudita, è una storia alla quale lei può continuare a credere. Ma prima di dare spazio in televisione alle preziose chicche della dottrina del suo adorato Tariq Ramadan e dei suoi fratelli moderati che sognano la fine di Israele la inviterei, da ebreo quale lei è, a fare quanto meno una riflessione. Non le chiediamo di andare a raccontare nel suo programma casi di imam che anche in territorio italiano fomentano l’odio contro Israele e non le chiediamo, si figuri, di suggerire al figlio del suo amico Hamza Piccardo (Davide Piccardo, a capo del Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano) di smetterla di difendere predicatori che invitano a nutrire odio verso gli ebrei (le dice qualcosa quel Tareq al Suwaidan che prima di essere cacciato dall’Italia invitava “tutte le madri della nazione islamica non solo quelle palestinesi a nutrire i loro figli con l’odio verso gli ebrei”?). Le chiediamo solo un piccolo sforzo. Le chiediamo quando ci racconterà le meraviglie dell’islam italiano, che sicuramente ci saranno, di fare lo stesso sforzo che spesso fa il nostro Giulio Meotti: non considerare, nella scala dei valori di ciascuna persona che si considera vicina o a una religione o a una cultura, il sentimento di odio contro gli ebrei e contro Israele come un elemento secondario sul quale si può allegramente sorvolare. E quando deciderà di parlare e magari di dar voce al suo amico Ramadan si ricordi cosa fece nel 2005 un suo collega ulivista, Luciano Caveri, allora presidente della Val d’Aosta. Il suo amato Ramadan venne invitato all’università ma Caveri bloccò la lezione. Spiegando che “l’università non può sponsorizzare l’intervento di oratori che sostengono tesi come quelle di Ramadan: contro gli ebrei, contro Israele o a sostegno della supremazia dell’islam”. “Mio padre disse Caveri è stato ad Auschwitz, dovrei accogliere chi sostiene che Israele va distrutto?”. Chi è che mistifica? Un caro saluto.

Allargare le scarpe di un numero

Allargare le scarpe di un numero

Il primo non è un trucco, ma un consiglio, andate dal calzolaio. Vi metterà in forma la scarpa, attraverso un macchinario che riscalda leggermente la pelle, allargandola un pochino. E’ un’ottima soluzione anche prima di indossare un paio di scarpe nuove, per evitare spiacevoli sorprese (tipo vesciche diffuse).

Per sfruttare sempre il calore, potreste utilizzare il phon di casa. Prendete dell’ovatta e bagnatela leggermente, poi passatela dentro alla scarpa (potete usare l’acqua o anche un po’ d’alcol). A questo punto con il phon al massimo, sparate dell’aria calda, finché non avete la sensazione che la pelle stia un po’ cedendo. Ripetete l’operazione una volta al giorno per una settimana. Potreste anche lasciare uno straccio arrotolato imbevuto di alcol all’interno della scarpa. sicuramente una tecnica meno impegnativa. Quando diciamo imbevuto, vuol dire appena bagnato non fradicio, o rischiate di rovinare la scarpa.

Un altro modo per allargare le scarpe è indossarle in casa, per poco tempo, con su un paio di calzini spessi. L’effetto piccolo sarà ancora più evidente, ma in questo modo riuscirete ad allargarle sfruttando semplicemente il calore del vostro piede.

Alla Roma sarei venuto di corsa

Alla Roma sarei venuto di corsa

Roberto Mancini,a circa due mesi dal benservito ricevuto dal Manchester City e dal suo proprietario, lo sceicco Mansour, rivela al ‘Corriere dello Sport’ che in Italia ci sarebbe tornato volentieri, perché c’era un progetto che lo avrebbe affascinato: “La Roma? Mai avuto un contatto diretto, è un grande club, dal prestigio assoluto, che sta cercando di ricostruire un ciclo. Un’avventura che avrebbe avuto un suo fascino, non lo nego. Mai dire mai. Avrei preso in considerazione una proposta interessante”, detto l’ex tecnico di Inter e Fiorentina. La nuova Roma di James Pallotta, dunque, non lo ha cercato realmente, ma se lo avesse fatto, Mancini sarebbe tornato di corsa nella capitale, nella sponda opposta a quella frequentata da calciatore.

Una confessione a 360 quella fatta da Mancini oggi al quotidiano sportivo romano, nel corso della quale l’ex manager del Manchester City si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa:

“Lo sceicco Mansour e il presidente Khaldoon sono due grandissimi dirigenti, a cui sarò grato per sempre dice ancora ‘Il Mancio’ Mi chiamarono e mi dissero: in tre anni vogliamo lo scudetto e io al secondo anno l’ho vinto. Ci sono rimasto male, pensavo di meritare più rispetto per quello che avevo fatto per il Manchester City. In tre stagioni e mezzo, con il mio staff, è stato fatto un lavoro straordinario. Il club non vinceva un titolo da oltre quarant’anni. Io ho vinto un campionato, una FA Cup, una Supercoppa e nell’annata peggiore, l’ultima, ho perso una finale e sono arrivato secondo. I numeri sono chiari, questo esonero ancora oggi non ha una motivazione. Sono, comunque, orgoglioso del mio lavoro”.

Mancini è dunque convinto di aver fatto bene, nonostante abbia vinto la Premier League a pari punti con i cugini dello United. Il nemico interno, stando a quanto rivelato dallo stesso tecnico italiano, pare sia stato l’amministratore delegato dei ‘Citizens’, Ferran Soriano:

“Non l’ho trovato una persona interessante dal punto di vista calcistico, non parlavamo la stessa lingua e non mi riferisco all’italiano, allo spagnolo o all’inglese. Credo che prima si fosse occupato di una compagnia aerea, dice risentito Mancini ma io non l’avevo mai sentito nominare. Io vivo di calcio da quando avevo 13 anni e Soriano prima di Manchester non l’avevo mai incrociato. E’ arrivato in Inghilterra, ha assunto il ruolo di manager e vedo che gli piace esporsi sempre, gli piace parlare, stare in primo piano. La cosa non mi riguarda più. Ormai il City è al vertice del calcio europeo e il più è fatto”.

L’ex tecnico dell’Inter, inoltre, lamenta di non essere stato ascoltato per la campagna di rafforzamento subito dopo la conquista del titolo inglese.

“Subito dopo la conquista dello scudetto, siccome vivo di calcio e sono stato giocatore, avevo pensato di fare almeno tre innesti importanti. Van Persie? Lo sapevano tutti, non era un mistero. Avevamo già un accordo, sapevo che sarebbe stato l’uomo della differenza. Ma non ci siamo mossi, come poi per De Rossi e Hazard, gli acquisti che avevo indicato per fare il bis da scudetto. Non è un caso che la Premier sia stata vinta dalla squadra che aveva preso Van Persie”.

Nel corso della sue esperienza inglese, Mancini ha allenato Mario Balotelli e Carlos Tevez, due bei caratterini che oggi si ritrovano avversari per il titolo in Italia: il primo al Milan, l’argentino appena sbarcato alla Juventus:

“I goal di Mario ci sono mancati spiega Mancini tornando sulla stagione appena conclusa però da tempo avevo capito che in Inghilterra non stava più bene. Lui, come Suarez, era stato preso di mira dagli avversari, dagli arbitri, dal pubblico. Certo, lui non ha fatto niente per evitare certe situazioni. La nostra lite in allenamento? Vi giuro, non era successo niente. Partitella cinque contro quattro, decisi di giocare perché eravamo dispari e quando ho visto che Mario aveva colpito un suo compagno con un calcio gli ho detto di allontanarsi. Trenta secondi di scontro verbale sono diventati un caso che non esisteva”.

“Tevez? Colpo straordinario, che qualcuno sta sottovalutando. Con Carlos ha messo ancora parecchia distanza tra lei e le rivali da scudetto. Con Tevez farà meglio anche in Champions. In Italia l’argentino diventerà un giocatore decisivo. Io l’avrei tenuto al City: con Aguero e Cavani. Si rifiutò di entrare a Monaco contro il Bayern, per me il giorno dopo il caso era chiuso. Lo chiamai a casa e gli dissi di chiedere scusa a tutti. Lui non lo fece, ma fu consigliato malissimo. Tevez è un bravo ragazzo, a quell’epoca fu montato e fu spinto ad avere certi atteggiamenti. Rientrò dopo qualche mese e fu decisivo per lo scudetto”.

Dunque, se fosse rimasto Mancini ancora un anno al Manchester City, sarebbe arrivato quasi certamente Edinson Cavani, bomber del Napoli ora al centro di un vero e proprio intreccio di mercato, che coinvolge Chelsea e PSG:

“Cavani, un top player a cui ci eravamo già avvicinati. E’ nel pieno della maturità, un giocatore straordinario, che attacca, difende e fa gol. Avrei fatto di tutto per prenderlo. E Fernandinho l’ho scelto io. Scambio Cavani Dzeko? Non conosco la volontà del presidente De Laurentiis, ma se il Napoli vende Cavani e prende Dzeko sappia che andrà sul sicuro. Acquisterebbe un grandissimo attaccante, da 25 gol, che ha un solo difetto: ha bisogno di giocare sempre”.

Oltre alla Roma, nei giorni scorsi si è parlato di un interesse di alcuni club francesi per Mancini, ma ormai i giochi sono chiusi. Lo conferma il diretto interessato:

alla Celentano che chiede la sua sospensione

alla Celentano che chiede la sua sospensione

LA SFIDA A SQUADRE Dopo la sigla (voto: 5, troppe imprecisioni dei cantanti nella parte iniziale, non entusiasmante il coro finale) parte la prima sfida a squadre della nona edizione di Amici (7). Presenti anche cinque discografici: Rudy Zerbi, Marco Alboni, Stefano Senardi, Marcello Balestra e Alessandro Massara. Votano nella sfida e possono indicare in una busta chiusa due nomi di ragazzi a cui sono interessati. Nel caso in cui cambino idea sarà reso noto altrimenti la loro scelta resterà segreta. Se più discografici punteranno sullo stesso allievo/a sarà lui/lei a scegliere il progetto più interessante.

Prima prova, canto, I maschi per Emma (7,5, intonata e con una grande personalità, sa stare perfettamente sul palco) e Valeria (6, più urla che note, troppo piena di sè durante l’esibizione). 8 1 per Emma. Votano per Emma Charlie Rapino, Massara, Balestra, Beppe Vessicchio, Loretta Martinez, Grazia Di Michele, Senardi e Alboni. Vota per Valeria Zerbi “ma solo per affetto”. Luna Sole 1 0.

Seconda prova, ballo, assolo uomini di Garrison Rochelle per Riccardo (6, poco grintoso, le faccine prevalgono sui momenti puliti) e Stefano (7, buone linee ed espressività adeguata). 4 2 per Stefano. Votano per Riccardo Alessandra Celentano (“Espressivo”) e Giuseppe Carbone. Votano per Stefano Kris, Garrison (“Riccardo fuori musica”), Steve La Chance e Hans Camille Vancol. Luna Sole 2 0.

Terza prova, canto, Monsoon per Davide (5, non azzecca una nota, un invasato che maldestramente prova a far “vedere” la musica) e Desperado per William (6, molte imprecisioni ma si cala discretamente nell’atmosfera della canzone). 5 3 per Davide. Votano per Davide Balestra (“Meglio il trasgressivo che la normalità”), Rapino, Zerbi (“Ci crede molto”), Massara (“William da karaoke”) e Alboni (“William da ninna nanna”). Votano per William la Martinez, la Di Michele e Senardi. Vessicchio: “Pari nel demerito, non so chi ha cantato peggio”.

Quarta prova, canto, Killing me softly per Loredana (7,5, è meglio “sentirla” grande voce che “vederla” esagitata a dir poco ma a gran parte del pubblico non dispiace) e Denis (6, esibizione “normale”, priva di guizzi o di forti imprecisioni). 8 1 per Loredana, per Denis solo il voto della Martinez. Luna Sole 4 0. E un filmato rivela che Loredana ha già cantato questo brano ai provini il 15 luglio. Lei: “Chiedo scusa, signora Maria (De Filippi, ndB), non lo ricordavo”. La conduttrice che se lo ricordava: “Allora non sono vecchia vecchia”.

Quinta prova, ballo, assolo uomini di Steve La Chance per Maddalena (5,5, poca musicalità o espressività) e Elena (7, buone linee e un sorriso che conquista). 6 0 per Elena, Luna Sole 5 0.

Sesta prova, canto per i cantautori, tocca prima ad Enrico (6,5, discreto rock e buona capacità di coinvolgimento del pubblico) e poi a Rosolino (6, testo scontato, molta tenerezza e poco più) che dedica il brano alla ragazza incinta (il bambino nascerà a febbraio). 5 3 per Rosolino. Votano per Enrico la Di Michele, Senardi e Balestra. Luna Sole 5 1.

Settima prova, ballo, passo a due di Garrison Rochelle per Michele Borana (7, tecnica e buon affiatamento di coppia) e Stefano Elena (6, molte imprecisioni e poco feeling). 5 1 per i primi, Carbone vota per i secondi. Luna Sole 6 1.

Luna troppo forte come era prevedibile e Maria De Filippi dichiara quello che pensano in molti: “Forse dobbiamo rimischiare le squadre”.

PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE PER DAVIDE Rvm della lezione di danza classica. Davide: “Non so cucire (le scarpette da ballo, ndB). Sono un maschio e sono lavori da donna quelli. Qualcuno mi insegni!”. E tenta di andar via dalla palestra. La Celentano: “Non accetto questo comportamento! Fuori dalla classe! Non ci si rivolge così agli insegnanti”. Lui: “Idiota! Meglio maleducato che farsi mettere i piedi in testa. Ridicolo non sono io”. In studio la Celentano: “Situazione imbarazzante per l’allievo, lui non voleva neanche seguire le lezioni di classica. I ragazzi ci guardano e imitano gli allievi”. Lui: “Ho sbagliato, ho mancato di rispetto, ero sotto stress, ci ho ripensato, ho avuto una crisi di pianto, mi scuso, voglio rimediare”. La Celentano propone la sospensione: “Sbagliando si impara. A lezione mi dimenticai le punte e il professore non mi guardò per una settimana”. La conduttrice: “D’accordo con l’esempio ma non si dice ‘Ti tiro una scarpa’ (lo ha detto l’assistente Rita, ndB). Anche gli insegnanti sono d’esempio e dovrebbero usare toni consoni al loro ruolo. Davide, ho l’impressione che ti ricapiterà. Ed è passata solo una settimana.”. La Martinez: “E’ colpa di Charlie che lo ha montato”. Rapino: “I Tokio Hotel non si cuciono le scarpe. Per il suo alter ego è giusto questo comportamento ribelle”. Denis: “Davide non è ancora un divo, siamo tutti allo stesso livello”. Rapino: “Davide canta in maniera atroce e quanto successo gli servirà. Facciamogli fare due mesi di danza classica e ricamo e cucito. La musica è una visione, il resto sono dibattiti da reality show”.

PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE PER LOREDANA Per Loredana, che aveva maneggiato spesso il cellulare nelle pause delle lezioni, la “punizione” è la sfida. Lei ribadisce le scuse.

Alessandro Calabrese

Alessandro Calabrese

Alessandro Calabrese è l’imprenditore romano che ha partecipato alla quattordicesima edizione del Grande Fratello, il reality che tornerà in onda su Canale 5 presumibilmente la prossima stagione. Come ricordiamo, l’ultima edizione andata in onda del GF è stata vinta da Federica Lepanto.

Ripercorriamo a grandi linee (se proprio dobbiamo.) anche il percorso di Alessandro all’interno della casa più spiata d’Italia: l’imprenditore, dopo aver trascorso la prima settimana in cantina in compagnia di Federica, fece il proprio ingresso nella casa, scoprendo che anche Lidia Vella, sua ex fidanzata, era stata scelta come concorrente del gioco; Alessandro, quindi, decise di sfruttare quest’occasione per chiarirsi definitivamente con Lidia; la giovane catanese, però, rifiutò le attenzioni del suo ex, salvo ricambiare idea una volta terminato il programma.

Alessandro, quindi, a causa di questa sua spinosa situazione sentimentale, si fece un bel po’ di pianti (molti dei quali rigorosamente a secco.), beccandosi la nomea poco simpatica di “piagnone”, come si suol dire nella Capitale.

Alessandro, approfittando della messa in onda de L’Isola dei Famosi e dei pianti dei naufraghi, quindi, ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti dei suoi detrattori.

Questo è il messaggio pubblicato su Instagram:

Come mai all’Isola, alla prima settimana, alla prima pressione piangono tutti e nessuno dice niente? A me hanno messo pressioni 12 puntata su 12, ho pianto dopo un mese e mi hanno massacrato per prima i “critici” e poi, di conseguenza, il pubblico. mah, cose strane.

E niente.

Ad Alessandro, il fatto di essere passato per un “piagnone”, proprio, non va ancora giù.

Per la cronaca, Alessandro Calabrese e Lidia Vella stanno ancora insieme e la loro storia prosegue a gonfie vele.

Le sue lacrime, quindi, hanno portato ai risultati sperati.

Di che si lamenta.

Domenico Manfredi, invece, ha optato per una replica ancora più decisa, anche lui togliendosi qualche sassolino, o meglio dire qualche macigno, dalle scarpe:

Credo onestamente che tu possa essere l’ultimo a potersi lamentare, ma non per quanto riguarda questa edizione ma in tutte le edizioni del GF. Non credo di aver mai visto una persona che può solo ringraziare il modo in cui è stato trattato quanto te. Nessuno di noi ha mai avuto un opinionista “personale”, a differenza tua, così come tutti noi siamo arrivati in fondo grazie al televoto (i personaggi in un reality dovrebbero essere scelti dal pubblico), a differenza tua che hai beneficiato di un particolare gioco per arrivare in finale. Non è colpa di nessuno, se qualcuno è piaciuto al pubblico più di noi, dobbiamo solo accettare il risultato che deriva dalle nostre azioni.

Alberto Guardiani scarpe uomo autunno inverno 2017 2018

Alberto Guardiani scarpe uomo autunno inverno 2017 2018

Alberto Guardiani presenta la nuova collezione maschile per il prossimo autunno inverno 2017 2018, che si caratterizza per la sua versatilità. Guardiani propone un guardaroba di calzature di gran carattere, che parte da una precisa constatazione: la necessità sempre più stringente per il gentleman del giorno d’oggi di disporre di accessori trasversali, in grado di combinare design originale, qualità, ma anche una facile interpretazione in chiave quotidiana. L’approccio è dunque una attitudine casual bilanciata dal savoir faire.

Il risultato sono calzature capaci di coniugare appeal dressy, piglio pratico e un tocco fashion in un gioco di equilibri mai scontato, che non dimentica un heritage ricco di riferimenti formali. Questa scelta di campo appare evidente a cominciare dall’accurata selezione dei materiali. Si tratta di pellami pregiati: veri e propri classici della calzoleria, che sono resi attuali e assolutamente unici dai sofisticati trattamenti a cui vengono sottoposti. Il vitello viene abrasivato, per svelare un discreto motivo decorativo, oppure delavato per regalargli un finish piacevolmente vissuto, o ancora laminato e spazzolato, in una continua ricerca di effetti inediti e lavorazioni up to date.

Un filone alternativo è quello dei pellami texturizzati: dal classico vitello saffiano a quello intagliato per simulare il pitone, passando per il floccato ad effetto squama di pesce e l’abrasivato stampa lino, il focus sugli effetti materici occupa un posto d’onore nella collezione. Non mancano poi elementi “a sorpresa”, come l’audace vernice ad effetto marmorizzato, gli estrosi suede stampati come quello ad effetto tartan o i tessuti come la lana melange. Tutte opzioni che aggiungono una nota inaspettata, e rappresentano un’ulteriore possibilità decorativa nella già ricca cartella dei materiali.

La palette dei colori si muove di pari passo, a cavallo fra tradizione e innovazione: a tonalità iperclassiche come nero, cuoio e testa di moro si alternano sfumature più originali, come il blu, il prugna e il verde scuro. In ogni caso, non si tratta mai di tinte piatte, ma piuttosto di colorazioni variegate, che vengono esaltate dalla componente materica di materiali e lavorazioni.

Quest’attitudine alla versatilità si riflette naturalmente anche nei modelli, a partire dalla One, nuovo must have della prossima stagione. Perfetto connubio tra spirito active e inclinazione dressy, sartoriale nella costruzione e disinvolta nel look, One non è una sneaker di performance ma di design. Concepita come evoluzione formale di una scarpa sportiva, combina un fondo tipicamente running ad una tomaia essenziale, declinata in materiali sofisticati, che paiono rubati al mondo della sartoria maschile. Curata in ogni minimo dettaglio dal fondo tecnico composto da tre parti al puntale cucito in vitello gommato è identificata dal battistrada, che riproduce nel motivo a rilievo, il logo della maison: un elemento che ritorna, declinato in metallo, sulla fascia elastica della tomaia, e che trasforma questa calzatura in un’agile slip on.

Altro perfetto esempio dell’attitudine trasversale è la Heritage, che rappresenta invece l’evoluzione in chiave sporty della classica calzatura stringata. Creata a partire da un modello presente negli archivi della maison, è una derby leggera e ultra funzionale che poggia su una suola in gomma superleggera corredata da un’intersuola di cuoio. Definita da una silhouette squadrata e impreziosita da dettagli accurati come lo spoiler rosso granato e realizzata secondo i più alti standard di lavorazione artigianale come svelano le cuciture a mano presenti sul puntale è portabandiera di uno stile trasversale, paradigma di contemporaneità.

Il connubio tra mondo outdoor e formale torna invece protagonista nella Forrest, che abbina ad un importante fondo dentellato, tomaie ispirate alle francesine oppure agli stivaletti beatles e impreziosite da trafori décor all’inglese, rubati alle calzature più formali. Sulla stessa lunghezza d’onda si muove la Kipling, che ricorda nella foggia le tipiche calzature da montagna, con le loro linee arrotondate e la loro struttura massiccia. Qui però al fondo importante (costruito a strati, da una suola a dente di squalo, un inserto in gomma e un guardolo in cuoio) si sposa una tomaia realizzata in materiali lussuosi, oppure declinati in chiave fashion, come nel caso del suede a stampa scozzese.

Un’altra novità di stagione è la Benson, che rappresenta egregiamente lo spirito “Unconventional Formal”. Si tratta di una calzatura pulita ed essenziale, capace di combinare senza sforzo suola in cuoio e battistrada in gomma. A renderla indimenticabile sono dettagli contemporanei, come l’elastico laterale

obliquo e materiali inusuali come la vernice ad effetto marmorizzato.

Sempre formale, ma caratterizzata da una decisa inclinazione fashion è la Tom John, identificata da linee sobrie e squadrate e da una suola in gomma superleggera e flessibile. Presentata in versione slip on e in francesina, è declinata in materiali preziosi, resi ancora più ricercati dalle accurate lavorazioni, come il laminato spazzolato che svela variegate sfumature di colore.

Identica declinazione francesina e slip on per la Philo, ma con un’impronta decisamente più sportiva. La nuova sneaker leggerissima con fondo a cassetta è proposta in versioni multimateriale, che combinano suede liscio e quello a stampa tartan, vitello liscio e laminato. Si tratta di una calzatura essenziale, ma capace di declinarsi in un’invitante varietà di stili. Si rinnovano infine anche due evergreen della casa, la Clatyon e lo Sharkboot: entrambe queste strutture tra le più amate delle ultime stagioni vengono ora impreziosite da un inserto sul fondo, che combina pelle laminata e un elemento in catena metallica. Un inedito tocco décor per due calzature dall’animo maschile, a dimostrare che le cose migliori nascono dagli incontri inaspettati.

Al Genoa basta Pandev

Al Genoa basta Pandev

11:30 GDS CENA DI NATALE: PRESENTE ZHANG JR, THOHIR IN FORSE 11:15 FFP, SERVONO 70 MILIONI ENTRO IL 30 GIUGNO 2018. SUNING VUOLE LA CL, A GENNAIO OPERAZIONI ALLA GAGLIARDINI 11:00 TS INTER, L’ARRIVO DI BASTONI ANTICIPATO A GENNAIO 10:45 ODDO: “INTER SQUADRA FISICA CHE VIVE SULLE INDIVIDUALIT. JANKTO? NON ANCORA PRONTO PER UNA BIG” 10:30 CDS INTER, DE VRIJ E GORETZKA OBIETTIVI PER GIUGNO 10:15 TS MERCATO INTER, PASSA TUTTO DA J. MARIO: SI LAVORA A UNO SCAMBIO CON PASTORE. MATA MKHITARYAN ALTERNATIVE 10:00 GDS VERSO SASSUOLO INTER, SPALLETTI PENSA A QUALCHE CAMBIO: DENTRO JOAO CANCELO E NAGATOMO? 09:45 TS BORSINO INTER: SCENDE RAMIRES, SALE ALEX TEIXEIRA 09:30 CDS JOAO MARIO RISTABILITO: ORA PUNTA IL SASSUOLO

EDITORIALE di Gabriele Borzillo

Finalmente, mi viene da dire. Finalmente siamo inciampati, con buona pace di quelli che il VAR vi aiuta, quelli che siete in alto solo per fortuna, quelli che ritiro la squadra dal campionato, c un complotto per far andare avanti l quelli che abbiamo p.

Air Yeezy 2

Air Yeezy 2

Di ‘matti’, si sa, ne è pieno il mondo, ma quel che si è visto nelle ultime ore su eBay supera davvero qualsiasi immaginazione. Un paio di Nike disegnate da Kanye West sono infatti finite in ‘vendita’ sul celebre sito inserzionistico alla modica cifra di 10 milioni di sterline.

Esatto. A far conoscere la verità l’account Twitter della stessa Nike, per un prodotto la cui vendita sarebbe consigliata al prezzo di 220 sterline. L’Air Yeezy 2, questo il nome della scarpa, subito dopo la sua realizzazione ha praticamente sancito la fine della collaborazione tra West e la casa sportiva, con clamoroso passaggio alla concorrenza.

Il rapper si è infatti poi accordato con l’Adidas, trascinandosi non poche polemiche con i ‘vecchi’ colleghi di lavoro. A causa della diffusione estremamente limitata delle Air Yeezy 2, il prezzo di base pubblicato su Ebay per due delle pochissime scarpe ‘intonse’ ancora in vendita ha ovviamente lasciato tutti di sasso, anche se un possibile pazzo e milionario compratore potrebbe persino decidere di mettere a segno l’acquisto più incredibile di questo 2014.

Le Air Yeezy, primo paio di scarpe realizzato da West per la Nike, sono invece apparse su eBay ad un prezzo decisamente più basso, ovvero ‘solo’ 1.120 sterline. Praticamente regalate, rispetto all’incredibile sparata delle sue ‘sorelle’ più giovani. Presto vendute per 12 milioni di euro? Roba da non indossarle neanche per camminarci in casa. Non sia mai si dovessero rovinare.

Adidas scarpe calcio 2015

Adidas scarpe calcio 2015

Sono state presentate venerdì sera alla “Football Revolution” tenutasi a Milano negli spazi della Pelota. Parliamo delle Adidas X e Adidas Ace, i due nuovi modelli di scarpe da calcio della casa tedesca che sostituiranno i vecchi modelli in commercio, come le F50, le Predator, le 11Pro.

Per Adidas, nel calcio moderno esistono solo due tipi di giocatori, quelli che provocano il caos e quelli che controllano il gioco. La Adidas Ace è la scarpa realizzata per i calciatori “di controllo” che danno ritmo al gioco (i gamechange), mentre le Adidas X sono state pensate per quei calciatori che “non possono essere controllati”, ma che sono liberi di esprimere il loro talento e creare gioco (i playmaker). Le prime sono indossate da da campioni del calibro di zil, James Rodrguez, Oscar e Rakiti, mentre le seconde sono indossate da Thomas Mller, Bale, Benzema, Luis Suarez e lo juventino Alvaro Morata.

Durante la serata presentata dai conduttori TV Federico Russo e Pier Pardo, è stato organizzato un torneo di calcetto con 32 giocatori italiani al fine di individuare un gamechanger e un playmaker italiano. Ospite d’eccezione dell’evento David Trezeguet, che prima della serata è intervenuto sul calciomercato in corso ed in particolare sull’arrivo di Dybala in bianconero: “E’ un giocatore importante per la Juve. Deve ancora crescere molto ma ci auguriamo tutti che faccia bene” .

Dopo le interviste di rito, l’ex fuoriclasse della Juventus si è esibito in una delle partite del torneo, misurandosi anche con il celebre Sean Garnier, campione del mondo di freestyle, che ha impressionato i presenti con giocate di altissimo livello balistico.