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Sono circa 500 le persone uccise, tra civili e uomini della sicurezza, in seguito all’avanzata dello Stato Islamico (Is) a Ramadi, capoluogo della provincia di al Anbar nell’Iraq occidentale conquistata ieri dai jihadisti. Lo riferisce un portavoce dell’amministrazione provinciale di al Anbar, Muhannad Haimour, stimando che ”circa in ottomila sono fuggiti” da Ramadi. Ieri sera lo stesso Is aveva rivendicato la conquista di Ramadi affermando di aver ucciso ”decine di apostati”. I dati si aggiungono all’enorme esodo di aprile, quando secondo l’Onu almeno 114mila iracheni hanno lasciato Ramadi e i villaggi circostanti per l’avanzata dei jihadisti dell’autoproclamato Stato Islamico.

Per riconquistare la citt il governo iracheno sta inviando a Ramadi le milizie sciite sostenute dall’Iran. Note come Mobilitazione popolare, le milizie sciite due mesi fa ebbero un ruolo determinante nella riconquista di Tikrit, la citt natale di Saddam Hussein,
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anche se vennero accusate di crimini efferati e saccheggi. L’invio coincide con la visita a Baghdad del ministro della Difesa di Teheran Hossein Dehghan per colloqui con la sua controparte irachena, Khaled al Obeidi,

Attivisti, morti 5 civili in attacco Is su Palmira Continuano intanto gli scontri a Palmira, dopo che ieri le forze di Damasco hanno annunciato di aver respinto i jihadisti da diverse zone della parte settentrionale della citt Oggi cinque civili, tra cui due bambini, sono morti in un attacco con razzi lanciato dallo Stato islamico. Lo hanno riferito su Twitter gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, un gruppo vicino all’opposizione con sede a Londra. Secondo gli attivisti, che possono contare su una rete di fonti in tutto il paese,
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stamane si sono registrati nuovi scontri tra le truppe del regime e i jihadisti nelle zone alla periferia del famoso sito archeologico.

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Quaranta esemplari di testuggine palustre (Emys orbicularis ingauna) sono stati rilasciati questa mattina in habitat naturali in due siti di Interesse Comunitario nel savonese, nella Piana di Albenga, la cava Valloni e uno stagno nell’alveo del fiume Centa, nella zona di Bastia, oggetto quest’anno della rimozione degli esemplari di testuggini alloctone finanziata all’interno del progetto europeo Lifeemys.

Approvato a luglio 2013 con una durata di 3 anni, il progetto Lifeemys, cofinanziato all’interno del programma Life+ per un valore totale di 1,3 milioni di euro, coinvolge l’Acquario di Genova, ente capofila, Arpal, Universit di Genova (Distav), Parco di Montemarcello Magra e Giardino Zoologico di Pistoia, con il supporto della Provincia di Savona e della Regione Liguria.

Obiettivo del progetto la conservazione della testuggine palustre Emys orbicularis in due zone umide della Liguria, tramite la rimozione delle specie aliene, testuggini acquatiche esotiche acquistate come animali da compagnia e poi rilasciate in natura, il miglioramento dell’habitat e il ripopolamento.

Il progetto prevede, tra l’altro, la cattura delle testuggini palustri aliene nelle aree di intervento e il loro trasferimento nello stagno creato nel Giardino Zoologico di Pistoia, l’allevamento ex situ di Emys orbicularis ingauna e ripopolamento nella piana di Centa, il miglioramento della qualit dell’habitat e dei luoghi di nidificazione, tramite la rimozione di vegetazione erbacea e arbustiva e l’inserimento di nuove aree di basking dove gli animali possono sostare al sole.

Gli esemplari reintrodotti nell’ambiente naturale sono nati negli anni passati grazie al primo progetto pensato per la conservazione di questa specie, il Progetto Emys, che dal 2000 coinvolge diversi partner impegnati fianco a fianco per la conservazione e riproduzione della testuggine palustre Emys orbicularis ingauna, originaria del territorio albenganese, che fino a qualche anno fa si reputava estinta a causa delle fortissime alterazioni del suo habitat naturale, sub a partire dagli anni 60.
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ugg autralia 3D CICLICO Cosa vorreste che vi fosse regalato per natale

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EDIT : a me il capo me l’ha regalato , l’aumento :asd:contrariamente a quando ero piccolo, non amo particolarmente i regali. desidero cose che un genitore, un parente o un amico non regalerebbero mai e che le persone (poche, tendenti allo 0) con cui scambio i doni non potrebbero permettersi di regalarmi.l’unica che si salva è la mia ragazza. Adesso che ho fatto un po’ di pace dentro me mi piace trascorrere quelle giornate in vacanza e rilassata con i parenti che mi son rimasti, giocando a carte ridendo e scherzando e facendo casino per fesserie, chiaccherare davanti al camino acceso e pranzare tutti assieme, dato che non lo facciamo mai. Provo questo soprattutto dall’anno scorso, dopo che mia zia ha avuto un ictus ed è stata salvata in extremis da un bravissimo chirurgo, pensare che avremmo potuto non passare mai più una cena di natale assieme mi ha fatto capire che è meglio approfittare, dato che non c’è sempre tempo per i vari impegni, di queste occasioni per godere reciprocamente della presenza dei propri cari, anche se per far questo devo anche sopportare la presenza di parentado non gradito, ma per stare con chi amo posso anche fare il piccolo sacrificio di tollerarli o ancor meglio ignorarli :){e;
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19746135′]Fino a qualche tempo fa lo odiavo, ma mi rendo conto che lo odiavo solo perché odiavo tutto il mondo perché stavo male con me stessa, e mi dava fastidio vedere la gente che mi sembrava forzatamente felice mentre io volevo fare l’alternativa dark depressa inside che, contrariamente a tutti gli esseri comuni mortali, odiava il natale. Adesso che ho fatto un po’ di pace dentro me mi piace trascorrere quelle giornate in vacanza e rilassata con i parenti che mi son rimasti, giocando a carte ridendo e scherzando e facendo casino per fesserie, chiaccherare davanti al camino acceso e pranzare tutti assieme, dato che non lo facciamo mai. Provo questo soprattutto dall’anno scorso, dopo che mia zia ha avuto un ictus ed è stata salvata in extremis da un bravissimo chirurgo, pensare che avremmo potuto non passare mai più una cena di natale assieme mi ha fatto capire che è meglio approfittare, dato che non c’è sempre tempo per i vari impegni, di queste occasioni per godere reciprocamente della presenza dei propri cari, anche se per far questo devo anche sopportare la presenza di parentado non gradito, ma per stare con chi amo posso anche fare il piccolo sacrificio di tollerarli o ancor meglio ignorarli 🙂
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TRIESTE. Ottimo successo per la prima tappa stagionale dei campionati regionali di pattinaggio artistico su rotelle. A Gradisca gli atleti in gara si sono cimentati negli obbligatori che ha assegnato complessivamente 25 pass per gli Italiani l’1 2 giugno a Calderara di Reno (Bo).

FEMMINILE Nella gara Juniores il titolo è andato a Valentina Lovo del Gradisca (68.50 punti) che ha battuto Valentina Scamperle (Polet, 65.80), Alessia Ferluga (Gioni, 62) e Cecilia Zecchin (Pieris, 59.20). Tutte e quattro andranno a giocarsi il titolo nazionale. Andrea Maria Terpin (Gradisca, 82.70) ha ottenuto in solitaria la vittoria nei Seniores, nelle Jeunesse Gioia Girardi (Aquileiese) col punteggio di 79.50 ha messo in riga Amina Carli (Gradisca, 72.90), Marina Valent (San Floreano, 69.70) e Katja Pahor (Gradisca, 69.30): tutte queste atlete sono passate di diritto agli Italiani. Andranno a giocarsi il titolo tricolore solo le prime tre atlete delle Cadette: Laura Reganaz (Azzanese, 77.10), Maria Sofia Castello (Gradisca, 72) e Maggie Gasparotto (Azzanese, 71.60). A seguire sono arrivate Chiara Tunini (Ugg), Alexa Barnaba (San Floreano), Ilaria Donati Della Lunga (Ugg), Jennifer Zotti (Ugg), Sofiya Stolyar (Aquileiese), Veronica Carriero (Ugg), Gaja Bonutti (Ugg). Nella Divisione nazionale A Camilla Dri (Orgnano, 32.80) e Elisa Mastrofilippo (Pat, 31.50) tenteranno l’avventura a livello nazionale. Terza Asia Bordon (Pat), 5 Sandy Kumar (Pat), 6 Evelyn Robazza (Ugg). Nel gruppo B pass tricolore per Federica Zin (Pat, 34.50) e Giulia Altran (Ronchi, 33.70). Terza Karen Biasoni (Ronchi), 4 Micol Brezza (Pat), 6 Vanessa Dose (Pat), 7 Susanna Lando (Jolly). Nei C oro a Jessica Piazza (Polet) e argento per Valentina Turini (Dolegnano), nei D oro in solitaria a Caterina Gerometta (Pat): tutte e tre andranno a comporre la pattuglia regionale agli italiani riservati agli obbligatori. Da registrare ancora a livello femminile il podio degli Esordienti regionali con Giorgia Furlanetto (Azzanese) davanti a Valentina Merlo (Vipava) e Veronica Lucà (Pat). 4 Anna Lapaine (Jolly), 5 Chiara Dell’Erba (Gioni), e la vittoria di Gaia Acquafresca (Gradisca) davanti ad Alessia Cettolin (Ronchi) e Lara Dellarosa (Azzanese) negli Allievi regionali, con 4 Alice Sanvincenti (Pat) e 5 Francesca Malic (Vipava).

MASCHILE Sei i pass tricolori a livello maschile. Nei Cadetti oro per Elia Clementi (Jolly, 64.30), argento per Cristian Milani (Azzanese, 62.60), bronzo per Massimiliano Antonelli (Gradisca, 60.70) e quarto posto per Federico Ceolin (Azzanese). Primi posti solitari per Andrea Fontana (Pieris) e Daniele Altran (Ronchi) nei Jeunesse e nella Divisione

nazionale A. Negli Esordienti regionali oro a Bryan Gori (Jolly), davanti a Daniel Rovina (Polet), Giuseppe Abbagnato (Fiumicello) e Nicolò Bolpet (Fiumicello), infne negli Allievi regionale vittoria di Daniele Fantin (Azzanese) su Federico Deponte (Pat).
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Il Boeing B 29 Superfortress (Model 341/345) era un bombardiere strategico, quadrimotore ad elica ed ala media, sviluppato dall aeronautica statunitense Boeing nei primi anni quaranta, famoso per aver preso parte alla campagna di bombardamento sul Giappone da parte dell States Army Air Forces (USAAF) durante la Seconda guerra mondiale, e per aver inaugurato l nucleare.[1] Fu anche il più grande e pesante tra gli aerei ad aver prestato servizio operativo nel conflitto.

Nato come bombardiere diurno d quota, venne invece spesso utilizzato per bombardamenti incendiari notturni a bassa e media quota sul Giappone, nonché per lo sgancio delle due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. I due esemplari che operarono il bombardamento atomico vennero denominati Gay e

Il B 29 fu il singolo progetto più costoso di tutta la Seconda guerra mondiale: il suo sviluppo richiese investimenti per tre miliardi di dollari. considerato il bombardiere più efficace della guerra sotto ogni aspetto[2] nonché il più avanzato bombardiere Alleato.[3]

The M60 Patton is a main battle tank (MBT)[2] introduced in December 1960.[3] With the United States Army deactivation of their last (M103) heavy tank battalion, the M60 became the Army primary tank[4] during the Cold War. Although developed from the M48 Patton, the M60 series was never officially classified as a Patton tank, but as a descendant of the Patton series.[5] On 16 March 1959, the OTCM (Ordnance Technical Committee Minutes) 37002 officially standardized the vehicle as the 105 mm Gun Full Tracked Combat Tank M60.[6]

The M60 was criticized for its high profile and limited cross country mobility, but proved reliable and underwent many updates over its service life. The interior layout, based on the design of the M48,
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provided ample room for updates and improvements, extending the vehicle service life for over four decades. military. Egypt is currently the largest operator with 1,716 upgraded M60A3s, Turkey is second with 866 upgraded units in service, and Israel is third with over 700 units of Israeli variants.

Il Sikorsky S 80 (noto con denominazione militare USA come CH 53E Super Stallion o MH 53E Sea Dragon) è il più grande e pesante elicottero in dotazione alle Forze Armate degli Stati Uniti d I marinai comunemente lo soprannominano come Maker (in inglese crea uragani) a causa del flusso d generato dal rotore principale a sette pale.

Sviluppato dalla Sikorsky Aircraft a partire dagli anni settanta per compiti di trasporto, l è il frutto dello sviluppo del precedente modello della Sikorsky, il CH 53 Sea Stallion, da cui differisce fondamentalmente per le maggiori dimensioni, il rotore con una pala in più e la configurazione a tre motori, diversa dal predecessore che era bimotore.

Il Sea Stallion è il principale elicottero da trasporto pesante dell States Marine Corps ed ha preso parte a tutte le principali operazioni militari dei Marines dagli anni anni ottanta ad oggi. Il meno comune MH 53E Sea Dragon, viene impiegato dalla United States Navy per compiti di trasporto e di caccia alle mine navali.

in corso lo sviluppo di una nuova versione CH 53K, che adotterà tre motori a turbina da 7 500 shp (5 590 kW), nuove pale in materiale composito e una cabina più ampia.
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Si devono esser sentiti un po come Lord Carnavorn e Howard Carter all della tomba di Tutankhamon, gli esperti di Artcurial quando sono arrivati in una delle tenute di campagna della famiglia Baillon nella Francia occidentale e nascoste fra sterpaglie e capannoni in disuso hanno scoperto alcune delle vetture più importanti della storia: dalla Ferrari 250 GT SWB California Spider numero di chassis 2935 appartenuta ad Alain Delon e valutata fra i 9.5 e i 12 milioni di euro, alla Maserati A6G Gran Sport Frua del 1956 chassis 2140 valutata fra gli 800 mila e il milione e 200 mila euro. Sono alcuni dei gioielli del tesoro Baillon ritrovato dopo 50 anni di oblio a Echire, villaggio nell della Francia famoso fino ad oggi solamente per la produzione del burro, che andranno all il 6 Febbraio a Parigi in occasione del Salone di Retromobile.

L caduto in disgrazia Per il responsabile di Artcurial Matthieu Lamoure era dai tempi della Collezione Schlumpf a Mulhouse che non veniva scoperto un gruppo così emblematico di vetture e in condizioni così originali. Questo tesoro dimenticato è considerato uno dei più importanti e probabilmente l grande ritrovamento di vetture da sogno scomparse. Le auto facevano parte della collezione di Roger Baillon, proprietario della compagnia di trasporti francese caduto in disgrazia prima di poter realizzare il sogno di aprire un prestigioso museo dell Baillon nei mesi più bui della sua carriera aveva dovuto vendere quasi tutto la sua collezione, ma alcune macchine mancavano all Sono proprio quelle rimaste per cinquant all dei capannoni e dei garage delle tenute di campagna della famiglia e riscoperte grazie alle ricerche degli esperti della casa d Artcurial.

Un patrimonioSessanta vetture di pregio fra cui pezzi unici di carrozzieri francesi salvati dalle demolizioni degli anni e ma soprattutto una rara Bugatti Type 57 Ventoux,
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una Delahaye Coupé Chauffeur, una serie 1 Facel Vega Excellence, l Hispano Suiza H6B cabriolet Millon Guiet, la Maserati A6G 2000 Gran Sport Frua, la Panhard Levassor Dynamic coupé X76, una Talbot Lago T26 cabriolet Saoutchik appartenuta al re d Farouk and una Talbot Lago T26 Grand Sport coupé Saoutchik. Su tutte però la regina, quella su cui si concentrerà il collezionismo internazionale,
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è la Ferrari 250 GT SWB California Spider appartenuta inizialmente a Gérard Blain e poi venduta all Alain Delon prima di finire nel garage di Baillon. La Ferrari di Delon era nascosta sotto un ammasso di giornali e di copie di vecchie riviste francesi. Secondo gi esperti il suo valore potrà superare i 12 milioni di euro. L dunque è a Retromobile il 6 febbraio 2015.

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L’inizio di un nuovo mese. Un mese che di solito e’ sempre stato visto in modo positivo.

Ai tempi della scuola perche’ era la fine dell’anno scolastico, adesso perche’ si avvicinano le ferie. E poi inizia il vero caldo, la voglia di estate e con essa la voglia di stare fuori sempre di piu’. Rispetto all’inizio dello scorso mese ho comunque piu’ certezze, tra qualche giorno avro’ le chiavi di casa a distanza di quasi un anno da quando ho iniziato la ricerca.

Adesso inizia un periodo in cui dovro’ comunque organizzare il tutto soprattutto la scelta dell’arredamento considerando che saranno scelte che comunque dureranno parecchio. Sia perche’ non e’ che si cambia arredamento ogni anno, almeno che (non e’ il mio caso) non abbia discrete possibilita’ finanziarie.

Quindi da un lato il desiderio di concludere questo iter il piu’ velocemente possibile e dall’altro il desiderio di fare le cose con calma cercando di scegliere il meglio possibile.

Ma tutto sommato e’ anche bello perche’ ci sono diverse soluzioni per tutto e devi pensare e organizzare il tutto secondo i tuoi gusti.

Le idee su come voglio le cose ce l’ho e anche abbastanza chiare, adesso e’ necessario trovarle. Inoltre fino a che non ho le misure abbastanza precise sono tutti discorsi campati in aria. Anche dal punto di vista fisico noto un netto miglioramento rispetto al mese precedente, sono meno stanco e meno stressato e forse un po’ piu’ sereno.

Negli ultimi giorni ho pero’ fatto un po’ delle riflessioni su tutto questo periodo che mi ha dato tanto e tolto un pochino.

Sono stati mesi pieni di cambiamenti e il mio rammarico e’ quello di non esser riuscito a dare il massimo in tutto.

In palestra ad esempio, qui puo’ anche essere colpa del mio stato fisico iniziato con l’infortunio alla caviglia e proseguito con il tanto stress accumulato. Fatto sta’ che mi sento involuto rispetto all’anno precedente e ho molti timori per il prossimo esame che dovro’ dare di riuscire a passarlo.

Poi il lavoro, sapevo che avrei dovuto dare di piu’: il nuovo ruolo me lo impone e il fatto che gia’ in partenza non avevo tutte le qualita’ per ricoprirlo mi avrebbe dovuto dare una spinta in piu’. E invece ho avuto molte difficolta’ e le cose non credo di averle fatte bene come volevo e come potevo. Anche qui un passo indietro.

Ma in questi mesi non ce l’ho proprio fatta a stare dietro a tutto. Certo niente e’ irrecuperabile ma da adesso in poi devo avere piu’ costanza e dare qualcosina in piu’.
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ugg knightsbridge boots Ecco le faglie che ci distruggeranno

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Alle 16 e 53 di martedì, le 22 e 53 in Italia, Haiti è stata colpita dal sisma più potente che abbia mai devastato la piccola nazione caraibica: la scossa, intorno ai 7 gradi della scala Richter (un colpo 35 volte più potente dell’atomica che distrusse Hiroshima, qualcosa di simile a quello che avvenne nel 1908 a Messina, quando i danni furono amplificati dallo tsunami), aveva il suo epicentro a 15 chilometri della capitale Port au Prince. Sono seguite tre potenti scosse di assestamento, tra i 5,5 e 5,9 gradi (come la più importante di quelle che lo scorso 6 aprile devastarono l’Abruzzo). Alla fine le vittime, dirette e indirette, potrebbero essere centinaia di migliaia. [1]

Quello che ha distrutto la capitale di Haiti non è stato un terremoto particolarmente forte ma a causa della bassa profondità focale dell’epicentro e della prossimità con i poveri sobborghi di Port au Prince potrebbe diventare quello che ha causato più vittime, più di quello che il 28 luglio del 1976 a Tangshan, in Cina, provocò la morte di 255.000 persone. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto di Geofisica e Vulcanologia: Si tratta di una scossa forte, più forte di quella de L’Aquila, ma dalla quale, almeno in linea di principio ci si può difendere adottando sistemi di costruzione degli edifici con norme antisismiche capaci di resistere alle scosse più forti. Del resto si conosceva già che l’intera area era esposta a questo rischio. [2]

Quando si parla di terremoti, Haiti è una delle zone più a rischio della Terra. Gianpaolo Cavinato (Istituto di geologia ambientale e geoingeneria del Cnr): Lo racconta la sua storia, lo mostrano le mappe geologiche dove si vede l’isola al bordo di una piccola placca stretta fra altre gigantesche. Giovanni Caprara: Negli ultimi cinquecento anni nell’area si sono già verificati 12 terremoti più violenti dell’attuale superando i 7,5 gradi della scala Richter. La crosta della Terra è suddivisa in tanti pezzi che i geologi chiamano placche con uno spessore variabile da dieci chilometri a oltre settanta, a seconda dal luogo, negli oceani o sui continenti. Le placche si scontrano fra loro, alcune si inabissano sotto le altre, e altre ancora scivolano sullo stesso piano e dove vengono a contatto il movimento sviluppa energia. Questo accade lungo le faglie, cioè le fratture, che segnano la spaccatura della crosta. [3]

La placca caraibica da cui emerge Haiti è come una zattera in moto verso est. Caprara: A nord si scontra con la grande placca nordamericana in viaggio invece verso ovest alla velocità di 2 centimetri all’anno e a sud con la altrettanto estesa placca sudamericana che si sposta a nord ovest di 1,5 centimetri all’anno. Quindi la “zattera” si trova stretta fra imponenti masse che agiscono di continuo sul suo territorio. [3] Stretta come in un sandwich di placche, Haiti è rimasta stritolata. Ci fosse stato uno tsunami, le cose avrebbero potuto andare ancora peggio. Richard Allen, direttore aggiunto del Laboratorio sismologico di Berkeley: Uno tsunami ha bisogno di una magnitudo 8 e di una scossa provocata da una faglia che scivola sotto all’altra. Nessuna di queste condizioni si è verificata. [4]

Tra quelle misurate, la scossa più terribile della storia (9.5) fu quella che nel ’60 colpì il Cile (5 mila morti). Nel 2004, epicentro a Sumatra (9.3), terremoto e tsunami fecero 68 mila morti nella sola Indonesia. [5] In media ogni anno ci sono 17 terremoti di magnitudo 7 8. Allen: Non c’è nessun aumento. Siamo solo più attenti a registrare i sismi ovunque avvengano. [4] Cavinato: Il nostro pianeta è come una macchina termica con un cuore incandescente. proprio il calore che ha al suo interno ad alimentare un’energia capace di spostare le placche. Caprara: Così il volto della Terra continua a cambiare e a rimodellarsi. Circa 300 milioni di anni fa c’era il supercontinente unico, Pangea, che lentamente si è diviso nei continenti attuali. Ma non era la prima volta che accadeva. Per il nostro pianeta è un fatto ciclico e già in precedenza si era verificato: insomma, è un continuo comporsi e scomporsi proprio grazie al calore che, come in una pentola, quando bolle sposta il coperchio. [3]

La regione dei Caraibi è tra le più calde, come testimonia la catena di vulcani attivi presenti lungo la costa pacifica del Nicaragua. Caprara: proprio risalendo lungo la linea dei vulcani che si incontra la famosa faglia di Sant’Andrea che separa la placca nordamericana dalla placca pacifica. qui che si aspetta il Big One, il super terremoto che potrebbe scuotere disastrosamente la costa californiana riportando alla memoria il tremendo ricordo di San Francisco con il tragico mattino del 18 aprile 1906 e l’imponente incendio che fece più vittime del sisma. In quell’occasione si misurò uno spostamento della faglia di 6,5 metri. Ma più recentemente, e ripetutamente, la terra ha tremato a Los Angeles. Nel 1994 ci furono una settantina di vittime e anche nel luglio 2008 il fenomeno seminò paura. Anzi alcuni scienziati hanno interpretato quest’ultimo come un preavviso del Big One. [3]

Vicino Parkfield (una cittadina tra Los Angeles e San Francisco), per tentare di scoprire con qualche anticipo quando potrebbe scatenarsi il Big One i geologi americani hanno scavato un buco profondo 3,2 chilometri. Caprara: L’idea ha preso forma nel 2002, quando i geologi del Geological Survey statunitense hanno cominciato una perforazione sperimentale per mettere a punto la tecnica derivata dalle estrazioni petrolifere. [6] Per l’area della baia di San Francisco, sottoposta alle più sofisticate analisi oggi possibili, una stima parla del 62% di probabilità di un terremoto di magnitudo 6.7 entro i prossimi trent’anni. [7]

Il “big one” italiano, l’incubo perfetto per geologi e ricercatori marini, potrebbe essere scatenato da un gigantesco vulcano sottomarino a poche miglie dalla costa sud siciliana. Marco Guzzetti: Si chiama Empedocle: a ricercatori e scienziati ha mostrato i segni della sua potenza. Nessuno può dire con esattezza quali siano i reali rischi che si corrono. Se dovesse svegliarsi, un’esplosione vulcanica gigantesca in mezzo al mare potrebbe sprigionare un’onda anomala pronta a spazzare per centinaia di chilometri le coste del Mediterraneo. Lo tsunami si potrebbe abbattere sulle coste siciliane in soli 13 minuti. Per calcolare il battito di Empedocle e la sua esatta posizione, sono stati necessari oltre dieci anni di studi e spedizioni subacquee. Ora, persino la Royal geographical society, ha ridisegnato le mappe dei fondali. Ha la forma di un ferro di cavallo e si estende su un’area di circa 35 chilometri per 20, ed è grande quasi quanto l’Etna. [8]

La caccia al gigante inabissato partì nel 1999. Guzzetti: L’unica certezza era la presenza di Ferdinandea, l’isola apparsa di fronte a Sciacca nel luglio del 1831 e sprofondata negli abissi appena qualche mese dopo. Le ricerche su Ferdinandea ed Empedocle sono partite per la testardaggine di Domenico Macaluso. Esperto di subacquea e grande conoscitore di quei fondali, insieme agli scienziati dell’Ingv di Catania è riuscito a risolvere il giallo: “Abbiamo scoperto Empedocle l’ultimo giorno di ricerche nella spedizione del 2006, quasi per caso”, racconta Macaluso: “Non lontano da Ferdinandea, abbiamo trovato un altro cratere. Abbiamo riconosciuto una faglia, in pratica una frattura in cui si incontrano due grandi pezzi della crosta terrestre. Lungo quella lesione erano allineate almeno tre gigantesche colonne di gas. A oltre cento metri di profondità, ognuna aveva un diametro di oltre 30 metri”. [8]

La presenza di Empedocle è stata confermata dagli esperti dell’Ingv. Guzzetti: Un dato e una data su tutto preoccupa gli scienziati: il 17 gennaio del 2007, quando in prossimità di una delle bocche del vulcano, si registra u

n aumento repentino della temperatura dell’acqua. Circa tre gradi in più. Anche in questo caso l’ipotesi più probabile è la presenza nei fondali del vulcano, così vasto da riscaldare persino il mare. Per capire come stanno le cose, servono ulteriori prelievi nelle colonne di gas sprigionate da Empedocle. Macaluso: Lo studio di quei campioni ci dirà se il vulcano in attività sia una pistola che ha appena sparato o se i segnali sono quelli di una miccia appena accesa. [8]

Nel passato i supervulcani hanno causato gravissimi disastri. Secondo alcuni esperti (catastrofisti), l’esplosione di quello che si trova sotto il parco di Yellowstone potrebbe distruggere una larga parte degli Stati Uniti e modificare il clima della Terra, dando origine a una nuova era glaciale. [9] Cavinato: Purtroppo gli scienziati possono fare ben poco per anticipare lo scatenarsi di un sisma. Ci limitiamo a misurare e valutare gli spostamenti superficiali del suolo o a cogliere qualche indicazione in profondità per tentare, ad esempio, di calcolare l’accumulo di energia. Sono dei tentativi perché le faglie sono lunghe centinaia e centinaia di chilometri e studiando un solo punto non possiamo decifrare come e dove i fenomeni possono accadere e con quali caratteristiche. [3]
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L’influenza che colpisce un bambino con febbre alta e dolori pu far spaventare i genitori “complice anche la scarsissima attenzione dei genitori italiani verso la vaccinazione, pediatrica e non. Ci si aspetta quindi il conseguente grande panico da febbre alta del bambino, che porta spesso mamma e pap ad ‘impasticcare’ il figlio di antipiretici per abbassarla, collegando l della febbre alla guarigione. Non deve essere cos A spiegarlo Maurizio de Martino, ordinario di pediatria all di Firenze e direttore del dipartimento di Pediatria internistica ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, anticipando i contenuti del Convegno di infettivologia e vaccinologia pediatrica che si svolger all di Firenze la prossimo settimana.

“Con poche e semplici regole suggerisce de Martino possibile risolvere nella stragrande maggioranza dei casi il problema febbre: come misurarla, valutarne la causa, decidere quindi come intervenire velocemente sulle cause e con quali cure dopo aver naturalmente avvisato il medico pediatra”.

febbre spiega de Martino esiste negli animali da 40 milioni di anni ed presente in tutte le specie, incluse quelle pi in basso nella scala zoologica. Quando un fenomeno biologico mantenuto a lungo in tutte le specie vuol dire che indispensabile per la sopravvivenza. E la febbre lo perch a temperatura febbrile funzionano meglio i meccanismi immunologici e funzionano peggio virus e batteri. I medici sanno che brutta la prognosi di bambini con infezioni gravi ma che non sviluppano febbre. E sanno anche che abbassare la febbre comporta regolarmente un allungamento delle condizioni infettive queste considerazioni deriva che non si deve combattere mai la febbre in quanto tale. Anche le convulsioni in corso di febbre non derivano direttamente dalla febbre, ma da una predisposizione geneticamente determinata del fisico a produrre, in corso di infezione, una particolare interleuchina in eccesso. “Mentre l dell essendo sotto controllo medico pediatrico osserva de Martino almeno in teoria, pi gestibile e controllabile. L invece disponibile in farmacia come farmaco da banco e quindi senza controllo. L di questa sostanza si verifica spesso proprio nei casi di ‘panico da febbre’, con grande superficialit da parte degli adulti, soprattutto se lo somministrano ai figli piccoli, e con altrettanti rischi per la salute”.

“L di prima scelta continua l’esperto il paracetamolo (con dosaggio di 60 mg/kg/giorno, suddiviso in 4 dosi da somministrare ogni 6 ore), l possibilit di cura,
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ma deve essere impiegato soltanto quando la febbre si associa a condizioni di malessere e dolore (mal di testa, dolori muscolari, dolori articolari). Se il bambino febbrile, ma sta bene, somministrare l un errore molto grave”.

Ecco dunque le 10 regole per risolvere nella stragrande maggioranza dei casi il problema febbre: 1) Per la misurazione impiegare solo il termometro elettronico digitale e solo sotto l lo strumento migliore di misurazione della temperatura corporea. La via rettale causa di sconforto e anche di incidenti; 2) Far visitare in giornata il lattante febbrile, perch frequente la possibilit di infezione batterica grave;

3) Se la febbre non si abbassa non intestardirsi con l non sempre la febbre causata da infezione; 4) Rispettare le dosi prescritte dal medico o indicata nel foglio illustrativo; 5) Rispettare i tempi di assunzione indicati dal medico, senza prolungarli o accorciarli; 6) 90 minuti. Questo il tempo massimo entro il quale deve essere atteso l dell La via di somministrazione sempre quella orale, salvo casi rari; 8) No ai della nonna spugnature, ghiaccio, o pezzette sono non solo inutili (la febbre un innalzamento centrale e non periferico della temperatura corporea), ma anche controproducenti: causano brivido e quindi innalzamento della temperatura e malessere nel bambino (ch ha gi i guai suoi per la malattia in corso); 9) La crescita dei dentini non provoca febbre: non esiste cio la febbre da eruzione dentaria. Infine: 10) Attenzione alla malaria se il bambino febbrile di ritorno da un Paese ad endemia malarica.
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Per fortuna ci sono versioni pi fresche e cool, per look originali e che, soprattutto, possono essere molto confortevoli Parola di Shelly Tichborne, creatrice del marchio Mou (dal francese morbido, soffice) fondato a Londra nel 2002 con un mood grintoso e anticonformista. La stilista ha presentato in anteprima la sua capsule collection estiva, con un cocktail party dall mousummervibe, presso il negozio Gibot, rinomata boutique multimarca della capitale. Calzature dai brillanti colori estivi con zeppe interne e suole in juta che sfoggiano frange, cinturini, fibbie per un look allegro e divertente. Il modello di punta, come per l sempre l in versione a gambale alto o alla caviglia, con o senza rialzo. E,
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a sorpresa, anche espadrillas e zoccoli stile olandese da non farsi mancare nel guardaroba estivo. mio preferito lo zoccolo rivestito in antilope racconta Shelly, donna di gran classe, neozelandese ormai molto british, mentre spiega che sono stati negozianti e clienti a richiedere una versione estiva dello stivale.

Il successo del marchio londinese si basa sull l e l Tutte le scarpe sono realizzate a mano con pellami e fibre naturali provenienti da Italia e Portogallo, ma prodotte in Cina. Calde l fresche per l (si spera!) la tendenza sempre all della morbidezza. Tra gli stili classici Mou sono inclusi lo stivale antilope cowboy, le pantofole in pelle di vitello, eskimo, il Nanuk bufera di neve e in pelle di capretto. Certo la popolarit arrivata grazie all di star del calibro di Cameron Diaz e Gwyneth Paltrow. Anche in Italia molte vip nostrane non mancano di indossare un bel paio di Mou, soprattutto questa estate: da Antonella Clerici a Michela Quattrociocche, Matilde Brandi, o ancora la bellissima modella kazaka Korlan Madi e giornaliste e conduttrici radiofoniche come Olivia Tassara e Anna Pettinelli.
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