sparkle ugg boots NOMINATION E NAUFRAGHI RIPESCATI

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In nomination in vista della prossima puntata dell dei Famosi 2018 sono finite Elena Morali, Bianca Atzei e Alessia Mancini. Ecco com andata. Simone Barbato scrive Franco Terlizzi. Rosa Perrotta nomina Bianca Atzei. Idem Elena Morali. Amaurys dice Simone. Jonathan fa il nome di Francesca Cipirani perch non collabora al lavoro di gruppo. Quindi si passa ai naufraghi che devono fare le nomination palesi: Bianca vota Elena. Anche Franco dice la Morali. Nino Formicola (Gaspare) nomina pure lui Elena. La Morali accusa alcuni di fare “cartello”. Sfogo che non le porta nulla, infatti Alessia Mancini la nomina. Francesca Cipriani dice Bianca. Bianca e Francesca questa settimana dovranno restare legate l all Dunque: 4 Elena Morali e 3 Bianca Atzei in nomination dal gruppo. Il voto di Marco Ferri (Mejor della settimana) per Alessia Mancini.

ISOLA DEI FAMOSI 2018, PAOLA DI BENEDETTO ELIMINATA. MA DUE NAUFRAGHI SARANNO RIPASCATI. ISOLA 2018 NEWS

Paola Di Benedetto stata eliminata al televoto dell dei Famosi 2018 (ballottaggio finale con Franco Terlizzi), ma potrebbe rientrare in gioco insieme agli altri naufraghi tornati a casa, Filippo Nardi, Cecilia Capriotti e Nadia Rinaldi: con un televoto in positivo saranno ripescati in due.

Isola dei Famosi 2018, Alessia Marcuzzi incinta? L ISOLA 2018 NEWS

Alessia Marcuzzi incinta? L guardando la diretta dell dei Famosi 2018. Un pancino tondo che fa capolino dall nero. E la rete si scatena su una possibile gravidanza di Alessia Marcuzzi, mentre lei al momento, non replica ai rumors che girano sul web. Se fosse davvero incinta per la conduttrice del reality di Canale 5 si tratterebbe del terzo figlio dopo Tommaso (da Simone Inzaghi) e Mia (da Francesco Facchinetti) e il primo con l compagno Paolo Calabresi Marconi.

Isola dei Famosi 2018, Cecilia Capriotti: “Non sono rifatta. Se ho un orgasmo.” ISOLA 2018 NEWS

“Ho la fortuna di avere le labbra carnose. Ad esempio Rosa ha le labbra rifatte, io no. Non ho il botox, non ho rifatto nulla, se non un piccolo intervento al seno. Nonostante tutto se una ben rifatta meglio della Mancini anche perch lei non Miss Italia”. Parola di Cecilia Capriotti, sexy naufraga recentemente eliminata dall dei Famosi 2018. ISOLA 2018 NEWS

Bianca Atzei e Paola Di Benedetto hanno deciso di slegarsi infrangendo le regole del Grande Fratello ( e magari rischiando ora qualche punizione) che le aveva “condannate” a trascorrere una settimana costantemente legate da una corda. Una coppia forzata che alla fine scoppiata e cos le due hanno deciso di lasciarsi, o meglio slegarsi, di comune accordo, come hanno dichiarato entrambe.

“Sono quattro giorni che siamo legate mattina e sera. Siamo diverse in tutto. Stare legate difficile perch devo aspettare i suoi tempi. Lei un po una scansafatiche”, ha detto Bianca Atzei. D anche Paola Di Benedetto: “Ci sleghiamo perch da entrambe le parti siamo arrivate allo sfinimento. S ci siamo avvicinate, abbiamo approfondito dei discorsi. Per nel momento in cui io mi sentissi di nominarla, lo far a prescindere da questa settimana che abbiamo trascorso pi vicine”

Isola dei Famosi 2018, naufraghi in arrivo: la conferma. Eliminati e. ISOLA DEI FAMOSI 2018 NEWS Franco, Gaspare e Paola Di Benedetto in nomination

Marted 27 febbraio, in prima serata su Canale 5, sesto appuntamento con dei Famosi In studio, con la padrona di casa Alessia Marcuzzi, anche Mara Venier, Daniele Bossari e la Gialappa Band. Sull dei Famosi, per Franco, Gaspare e Paola l del verdetto del pubblico, che marted decreter chi sar eliminato. Al centro della puntata di domani anche nuovi ingressi: nel corso della serata verr aperto un nuovo televoto che decreter i nuovi naufraghi che sbarcheranno su Playa Uva.

Isola dei Famosi 2018, naufraghi in arrivo: la conferma. Eliminati e. ISOLA DEI FAMOSI 2018 NEWS Giucas Casella nuova ipnosi

Intanto Giucas, ancora in Honduras per completare gli accertamenti medici, si prepara ad affrontare un nuovo esperimento. Chi sar la vittima che verr ipnotizzata questa settimana?

termina la quinta settimana, la prima per i naufraghi trascorsa riuniti sulla nuova Playa Uva. Paola e Bianca hanno passato la settimana legate da una corda, costrette a condividere ogni spazio e ogni momento della giornata. Franco, al televoto per la seconda settimana consecutiva, ha cercato di scoprire chi tra i compagni lo ha votato, rivelando aspetti insospettabili del suo carattere. Gaspare si scontrato con Elena, gi al centro di diverse discussioni. L ufficiale Isola.

Isola dei Famosi 2018, Naike Rivelli e Max Biaggi: 2 no. RETROSCENA ISOLA DEI FAMOSI 2018 NEWS

Naike Rivelli avrebbe detto no ad entrare in corsa all dei Famosi 2018. tentativo di rianimare le dinamiche interne al cast dell dei Famosi fa sapere Alberto Dandolo per la produzione ha pensato di far naufragare nuovi concorrenti. La prima convocata stata Naike Rivelli, 43, che per ha rifiutato. Perch Naike ha poi postato un video su Instagram in cui avvisa “che fumo canapa light” e quindi impossibilitata a partecipare. Si era pensato a Max Biaggi, che per sembra essere felicemente fidanzato: Carpente,
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29, attrice romana, la nuova fidanzata di Max Biaggi, 46. ISOLA 2018 NEWS

Paola Di Benedetto sar eliminata dell dei Famosi 2018? La modella in nomination con Gaspare (Nino) e Franco Terlizzi e, stando ad alcuni sondaggi del web, sarebbe la principale indiziata a lasciare l Tra l c un indizio riportato da Spy, secondo cui Francesco Monte avrebbe chiesto alla produzione dell di poter partecipare alla puntata del ritorno in Italia di Paola. L naufrago resterebbe dietro le quinte, pronto ad accogliere la modella. a Paola. Tifo per lei. E sto iniziando a immaginare come sarebbe vivere la vita reale. Ed un pensiero bello, fisso, costante. La aspetto. O se mi invitano, andr a prenderla quando uscir Mal che vada gli studi sono a Milano, sapr dove farmi trovare ha dichiarato di recente Francesco Monte a Chi.

Isola dei Famosi 2018, arrivano nuovi naufraghi. Ecco i nomi. ISOLA 2018 NEWS La conferma su Aida Nizar

Isola dei Famosi 2018 pronta ad accogliere nuovi naufraghi. In primis dovrebbe esserci Aida Nizar, come anticipato nei giorni scorsi. La conferma arriva anche da Spy nelle ultime ore che parla di una “sexy concorrente, dal nome top secret, molto famosa in Spagna per aver partecipato al Gran Hermano, la versione spagnola del nostro Grande Fratello, nonch un volto femminile noto al bello del gruppo dei naufraghi, Marco Ferri”.

Isola dei Famosi 2018, arrivano nuovi naufraghi. Ecco i nomi. ISOLA 2018 NEWS Luigi Mastrangelo s Stefano Bettarini no

L dei Famosi 2018 per potrebbe accogliere anche un altro naufrago illustre: e secondo il magazine Mondadori, si tratterebbe dell pallavolista Luigi Mastrangelo (per anni perno della nazionale azzurra che ha vinto medaglie olimpiche e diversi ori tra Europei e World League). Sempre secondo Spy Stefano Bettarini, gi inviato nell dei Famosi 2017, avrebbe potuto arrivare come concorrente, ma era gradito dalla concorrente Alessia Mancini, suo ex flirt. Si voluto evitare un rancore che sarebbe potuto esplodere in Honduras, con inevitabili scenate e litigi Secondo il settimanale sarebbe stata contattata anche Michela Coppa, con la valigia quasi in mano dei Famosi 2018, Paola Di Benedetto eliminata? Gli indizi. ISOLA 2018 NEWS

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A quarantanni dalla fondazione del quartetto, la EMI ripubblica in versione digitale rimasterizzata tutto il proprio catalogo discografico dei Gufi. Si tratta di 140 canzoni, originariamente pubblicate dalletichetta Columbia su album in vinile secondo questa cronologia: Milano Canta 1, I Gufi cantano due secoli di Resistenza e Il Cabaret de I Gufi (1965), Milano Canta 2, Il teatrino de I Gufi e Il teatrino de I Gufi N.2 (1966), Il Cabaret de I Gufi N.2, Il teatrino de I Gufi in TV e Le canzoni da: Non so, no ho visto, se cero dormivo (1967), Milano Canta 3 e Non spingete scappiamo anche noi (1968), Il Cabaret de I Gufi N.3 (1969) e La Balilla (1971). Ho riportato la sequenza originale perchè la scelta della EMI è stata quella di accoppiare due long playing su ogni Cd, non rispettando però (incomprensibilmente, a dire il vero) la sequenza cronologica originaria. Così Non spingete.., che è del 1968, è abbinato a Il Cabaret de I Gufi che è del 1965; Il Cabaret de I Gufi N.2 , che è del 1967, è abbinato a Il teatrino de I Gufi, che è del 1966; e via mescolando con criteri che a me appaiono abbastanza casuali e inspiegabili (nella tracklist di chiusura i dischi sono appaiati a due a due, partendo dalla prima coppia, Il Cabaret de I Gufi / Non spingete, scappiamo anche noi, così come sono abbinati sui sei Cd della collana).

Ma non sottilizziamo. Quel che conta è che quel corpus di canzoni che mescola cabaret puro e semplice e teatrino dellassurdo, song macabre e canzoni dimpegno civile, teatro in musica e dialetto milanese ritorni fruibile e, chissà, riporti linteresse su una formazione originale, per certi versi geniale e sicuramente allavanguardia sui propri tempi: Nanni Svampa, Roberto Brivio, Lino Patruno e Gianni Magni (questultimo prematuramente scomparso nel 1992) sono stati precursori di un certo modo di intendere la comicità, lumorismo e la satira del quale molti sono da considerare epigoni (lo stesso Giorgio Gaber deve loro qualcosa, per non parlare di Cochi e Renato).

Mi rendo conto che sto parlando di roba di quarantanni fa così come di quarantanni fa ho scritto recensendo lultimo disco di Enzo Jannacci e che probabilmente al pubblico contemporaneo il nome dei Gufi non dice nulla. Ma è proprio per questo che ne scrivo: perché mi auguro che questo benemerito lavoro di riproposta non vada solo a beneficio dei nostalgici, ma chissà, occasionalmente, casualmente, non riesca anche a incuriosire ascoltatori più giovani. A volte, certo, il sense of humour goliardico dei Gufi suona datato (a proposito: i libretti contengono tutti i testi originali delle canzoni, ed è anche questo uno sforzo meritorio): ma riascoltarli riesce sempre a strappare non solo una risata, ma anche un sorriso amaro, e il pensiero che saranno anche passati quarantanni, ma lItalia per certe cose non è granché cambiata.

sul diritto d’autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propricaso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all’atto della.
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Brunori, La croce e la sinagoga: Ebrei e cristiani a confronto, Franco Angeli, Milano, 2005, pagg. 118 127

Il rabbino Jack Bemporad incontrò per la prima volta Chiara Lubich quando le conferì la laurea honoris causa: “avevo letto i suoi libri dice Bemporad vedevo che lei era una persona ispirata, e avevo notato il lavoro che faceva il focolare negli Stati Uniti, un lavoro importantissimo. Ho capito che Chiara era una persona molto favorevole al dialogo: era molto aperta, le piacevano la franchezza e la sincerità e anche la sua spiritualità mi ha dato un’impressione molto favorevole. Poi ho visto che il Movimento dei Focolari si adopera per stringere relazioni con le altre religioni e per trovare una base per comunicare, non in senso dogmatico, non si vuole nascondere la propria religione, ma i focolarini sono convinti che bisogna trovare qualcosa che ci unisce: forse quello che ci unisce è il rispetto per la persona e la convinzione che è possibile nutrire amore da dare agli altri.

D. Come e quando è nato il suo rapporto con gli ebrei e con l’ebraismo?

R. Con la diffusione del Movimento che, a partire dagli anni ’50, aveva varcato i confini dell’Europa, ci siamo incontrati faccia a faccia con persone di altre fedi. Tanto che, quando nel 1977 ho dato la mia testimonianza alla Guildhall a Londra in occasione del Premio Templeton per il progresso della religione, ho già potuto parlare del dialogo “con i fedeli del nobile e martoriato popolo ebreo”. “Condividiamo con esso avevo detto parte della rivelazione”. Ed avevo espresso loro la nostra gratitudine per “averci dato Gesù ebreo, gli apostoli ebrei ed anche Maria ebrea”.

Ed era stato proprio questo avvenimento l’evento fondante del nostro dialogo interreligioso, che diventerà parte integrante degli scopi del Movimento. Mentre parlavo davanti a rappresentanti qualificati delle grandi religioni mondiali, avevo la profonda sensazione che tutti fossimo una cosa sola, anche se di fedi diverse.

D. Ha mai partecipato a celebrazioni ebraiche, ed eventualmente cosa l’ha colpita di quelle celebrazioni?

R. Non è stata una vera e propria celebrazione ebraica quella a cui ho partecipato a Buenos Aires, in Argentina, ma un incontro con membri della comunità ebraica provenienti da tutta l’Argentina e dall’Uruguay. Era il 20 aprile 1998. Lo ricordo come fosse ora: è stato con grande commozione che abbiamo fatto un patto di amore scambievole, così profondo e sentito, da aver l’impressione di superare di colpo secoli di persecuzioni e di incomprensioni. Ricordo le parole del dott. Kopec, il presidente della B’nai B’rith Argentina, organismo ebraico internazionale, che mi aveva invitata: “Questo è un patto di fede nel guardare al futuro e sotterrare secoli di intolleranza”.

In quella sala, ero stata accolta con un canto di “Shalom”. La cerimonia si apriva con la solenne accensione della menorah, il candelabro a 7 braccia, simbolo di luce, giustizia, pace, benevolenza, fratellanza, e concordia. Ricordo l’emozione di quel momento, quando fui invitata ad accendere, insieme al Presidente Kopec, proprio il braccio centrale, simbolo della verità, sigillo di Dio, cuore della vita.

Nel preparare il discorso che avrei pronunciato quel giorno, avevo scoperto con sorpresa che le stesse linee della spiritualità dell’unità, sgorgata dal Vangelo vissuto e che segnarono la nascita del Movimento, agli inizi degli anni ’40, potevano essere quasi riscritte con i versetti dell’Antico Testamento e della tradizione ebraica.

Ma il momento più denso di commozione per tutti noi presenti in quella sala era stato paradossalmente quando avevo parlato del mistero centrale del cristianesimo, cuore della nostra spiritualità e motivo per gli ebrei di 2000 anni di sofferenza: Gesù in croce che grida ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato’, parole che si ritrovano nell’Antico Testamento, nel Salmo 22.

Avevo riportato un brano che richiamava proprio quel Salmo. Era di un ebreo contemporaneo, filosofo delle religioni, recentemente scomparso, Pinchas Lapide: “Quale migliore personificazione si può trovare per il popolo ebreo di questo povero Rabbi di Nazareth?” si chiede. Lapide vede in quel grido di Gesù anche e soprattutto i dolori della Shoah: “Elì, elì, lamà sabactanì non è soltanto il Salmo di David e una parola di Gesù sulla croce, ma direi quasi, il leitmotiv di coloro che furono deportati ad Auschwitz e Maidanek”. Si chiede: “Non è questo rabbino, che muore dissanguato sulla croce, l’autentica incarnazione del suo popolo sofferente, troppe volte ucciso sulla croce di quell’odio antiebraico, che noi pure abbiamo dovuto sperimentare nella nostra giovinezza?”.

Mi era fiorita una certezza, e l’ho comunicata agli amici ebrei che gremivano quella sala: “Quel dolore indicibile della Shoah e di tutte le più recenti sanguinose persecuzioni, non può non portare frutto”. E “noi avevo aggiunto vogliamo condividerlo con voi, perché non sia un abisso che ci separa, ma un ponte che ci unisce. E che diventi un seme di unità”. Quell’unità che non è solo “nei desideri di Gesù”, ma che “è sentita fortemente anche dal popolo ebraico”.

Questa unità era già tangibile in quella sala. Abbiamo sperimentato un momento di Dio. Si spalancava una nuova speranza.

Da allora questa forte esperienza di fraternità si rinnova e approfondisce. Ogni anno sono sempre più numerosi gli amici ebrei protagonisti della giornata della pace che viene celebrata nella nostra cittadella di O’Higgins, in Argentina. Quest’anno erano in 300 venuti da Buenos Aires,
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Cordoba, Rosario. Il Rabbino dr. Mario Hendler, che presiede la Convenzione rabbinica latino americana, ha affermato: “Stiamo costruendo un momento della storia di cui solo in futuro si comprenderà la portata”.

D. Che cosa pensa dell’antisemitismo crescente anche in Italia?

R. Viviamo ore difficili. Mi ritorna con forza quanto già dissi subito dopo la giornata interreligiosa per la pace di Assisi del gennaio 2002, dopo il tragico attentato dell’11 settembre: qui non si tratta soltanto di un fattore umano come l’ odio, ma c’ è di mezzo “la forza delle tenebre”, ci sono le forze del Male. E come non vedere il persistere dell’azione del Male nei rigurgiti di antisemitismo che rispuntano, nell’ombra cupa del terrorismo che continua ad investire tutto il pianeta?

Non basta perciò l’elemento politico, civile, umano, per contrapporsi. Anche quello è necessario, ma urge che le religioni si mobilitino. Se prima il dialogo interreligioso si poteva fare, era segno dei tempi, adesso è un’esigenza improrogabile, proprio per le circostanze. Perché contro il Male con la M grande ci vuole il Bene con la B maiuscola, ci vuole Dio, ci vuole l’aiuto di Dio, l’aiuto soprannaturale. E’ perciò essenzialissimo l’aspetto religioso oggi nel mondo.

Se tutte le religioni sono chiamate a dare il loro apporto di pace, tanto più questo è un imperativo per noi cristiani ed ebrei, accomunati dall’Alleanza, chiamati ad essere insieme protagonisti di quel disegno maestoso di pace e unità tracciato dalla Rivelazione: la nuova Gerusalemme .

D. I cristiani possono fare qualcosa per diffondere un clima di rispetto e di riconciliazione con chi è diverso da loro?

R. Certamente! Molte sono nel mondo le forze che operano in questo senso. Nella nostra esperienza, se è possibile il dialogo in tanti Paesi del mondo, anche in punti cruciali come in Israele, dove da anni arabi cristiani si incontrano periodicamente con ebrei, è perché viene costruito giorno dopo giorno con lunghi tempi di maturazione attraverso rapporti personali.

Il segreto per noi è racchiuso in quella che abbiamo chiamato “arte d’amare” appresa dal Vangelo, e che sempre più si rivela universale e capace di sciogliere conflitti, violenza, pregiudizi, perché ha in sé una forza divina. E’ quest’arte che va diffusa ovunque. E’ sperimentata da 60 anni in tutte le latitudini, da persone di ogni età, condizione sociale e credo. E’ un amore che va al di là dei limiti dei legami famigliari o di amicizia, e si apre a tutti, senza discriminazione e pregiudizio alcuno. Quest’arte richiede di “amare l’altro come sé”, come recita “la regola d’oro” comune a tutte le religioni.

Il segreto di quest’arte è racchiusa in due sole parole: “farsi uno”, cioè “vivere l’altro” Significa far propri i pesi, i pensieri, le sofferenze, le gioie dell’altro. Coinvolge tutti gli aspetti della vita ed è la massima espressione dell’amore, perché, vivendo così, si è morti a se stessi, al proprio io e ad ogni attaccamento; si può realizzare quel “nulla di sé” a cui aspirano le grandi spiritualità e quel vuoto d’amore che sa fare spazio e accogliere l’altro.

Nel dialogo interreligioso, “farsi uno” significa come è stato scritto “conoscere la religione dell’altro in modo tale che supera l’essere informato sulla sua tradizione religiosa. Implica entrare nella pelle dell’altro, camminare con le sue scarpe, vedere il mondo come l’altro lo vede, porsi le domande dell’altro, penetrare nel senso che ha per l’altro essere ebreo, indù, musulmano, buddista”.

Nel rapporto con gli ebrei ciò significa far nostra, per amore, quell’indicibile sofferenza che ha segnato la storia di secoli di questo popolo, con la consapevolezza che “interpretazioni erronee e ingiuste del Nuovo Testamento riguardanti il popolo ebreo e la sua presunta colpevolezza sono circolate per troppo tempo, generando sentimenti di ostilità nei loro confronti”. Come risuonò al Colosseo, alla Via Crucis del ’98, guidata dal Papa: “Non il popolo ebraico, da noi per tanto tempo crocifisso, non la folla non loro, ma noi, tutti noi e ognuno di noi siamo tutti assassini dell’amore”. Non solo. Dobbiamo testimoniare quell’amore che dimostra coi fatti che sono per noi i fratelli maggiori, proprio perché “la fede testimoniata nella Bibbia ebraica, l’Antico Testamento dei cristiani, per noi non è un’altra religione, ma il fondamento della nostra fede”.

Un tale amore ha la forza di sciogliere nei nostri fratelli ebrei ogni timore. L’ascolto spesso diventa reciproco. Si scoprono quegli elementi comuni che possiamo vivere insieme. E’ un dialogo che ci fa riscoprire fratelli, legati da un vincolo profondo.

Si possono creare così ovunque spazi di riconciliazione e di fraternità. Davvero si sperimenta quanto Papa Giovanni Paolo II disse in India: “Il frutto del dialogo è l’unione fra gli uomini e l’unione degli uomini con Dio ( Attraverso il dialogo facciamo in modo che Dio sia presente in mezzo a noi, perché mentre ci apriamo l’un l’altro nel dialogo, ci apriamo anche a Dio”.
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TRIESTE Cellulari, pc e notebook. Nel blitz all’interno dell’appartamento del sessantatreenne Damiano Cannalire, il professore di Lettere delle scuole medie Addobbati e Brunner accusato di violenza sessuale su una studentessa di diciott’anni, i carabinieri hanno sequestrato tutto il materiale informatico in possesso del docente. Gli inquirenti intendono passare al setaccio telefonate, messaggi, contatti, mail, foto e file. Anche questo potrebbe risultare utile per tracciare un profilo dell’uomo e per trovare eventuali indizi utili alle indagini. Elementi che potrebbero confermare o smentire le ipotesi della magistratura.

L’episodio di violenza sessuale denunciato dalla diciottenne, su cui ha indagato il Nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri, si sarebbe verificato il mattino del 23 gennaio. Ma non in una delle due scuole medie in cui lavora il docente, bensì durante un open day organizzato dallo Ial di via Pondares per il corso di parrucchiere. L’insegnante si era proposto come “modello” per l’esercitazione. In quel momento, durante le prove di taglio, era presente una ventina di persone. Cannalire avrebbe rivolto alcuni apprezzamenti alla studentessa che si stava dedicando a lui. Ma i complimenti sull’aspetto fisico della ragazza sarebbero presto degenerati in commenti pesanti a sfondo sessuale e, infine,
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in veri e propri palpeggiamenti delle parti intime.

stato il Nucleo investigativo del comando provinciale dell’Arma ad accertare le ipotetiche responsabilità del sessantatreenne, con una serie di riscontri sulla vicenda. Tra cui le deposizioni delle compagne della giovane presenti quella mattina nel salone dello Ial dove si stava tenendo lo stage. Le amiche non hanno assistito alle avances del prof, ma avrebbero confermato di aver visto la diciottenne scoppiare in lacrime. L’hanno trovata all’improvviso sotto choc. Ma gli atti sessuali sarebbero avvenuti con le altre persone accanto? L’uomo avrebbe allungato le mani senza che nessuno si accorgesse di nulla? Ci sono testimoni? Anche questo andrà appurato dagli investigatori. stata la stressa studentessa a rivolgersi ai carabinieri raccontando la molestia. L’inchiesta dell’Arma è scattata immediatamente e si è conclusa nel giro di qualche giorno. L’uomo è stato arrestato nella propria abitazione. L’accusa è pesante: violenza sessuale, aggravata dall’aver commesso il fatto all’interno dell’istituto di formazione frequentato dalla vittima.

Ieri il gip Laura Barresi ha interrogato l’insegnante, difeso dall’avvocato Sara Pecchiari; Cannalire si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice ha comunque confermato i domiciliari concedendo al docente due ore di libera uscita alla settimana (il mercoledì dalle 10 alle 12). La misura cautelare era stata disposta dal magistrato che aveva accolto la richiesta avanzata della Procura delle Repubblica a conclusione dell’istruttoria portata avanti dall’Arma in seguito alla denuncia della studentessa. Visti gli indizi, l’intenzione è tenere lontano l’indagato dai luoghi frequentati da giovani e minori. Nei prossimi giorni il legale di Cannalire tenterà di giocare la carta del Tribunale del riesame, proponendo la revoca dei domiciliari. Se ne discuterà nelle prossime settimane. Il professore ha comunque smentito tutto fin dal primo momento: Sono assolutamente estraneo ai fatti le sue parole la giustizia farà il suo corso. Io saprò dimostrare la mia totale innocenza, ha ripetuto. Per poi ricordare che quella mattina, in salone, c’era almeno una ventina di partecipanti. Eravamo assieme agli altri e nessuno ha visto né sentito nulla. Non capisco allora come sia possibile accusarmi di un reato del genere, io non ho fatto alcun apprezzamento alla ragazza e non l’ho toccata. Ora, dopo trent’anni di servizio a scuola, vengo trattato come un criminale.
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