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TRIESTE C’era una volta la cartolina, quel cartoncino colorato che passava di mano in mano latore di un messaggio destinato a una persona sola, al più a un nucleo “allargato”, che all’epoca si apostrofava educatamente con un “gentile famiglia”. Quando vide la luce in Italia, nel 1873, con francobollo incorporato, il ministro Quintino Sella storse il naso: per i rappresentanti postunitari, eletti dall’uno o due per cento della popolazione, ovvero da loro simili rigorosamente maschi, le piccole gratificazioni delle persone comuni, a basso prezzo, non potevano essere più distanti.

Non avrebbe avuto nemmeno un fastidio, il ministro, se solo avesse immaginato che centocinquant’anni dopo la cartolina è pezzo da collezionisti. Un reperto da bancarella, un termine privo di significato per generazioni abituate a far volare il proprio “pensierino” su Instagram. Il post si è sostituito alla delicatezza del ricordo personale, alla dedizione dell’acquisto e della compilazione del messaggio cartaceo, alla calligrafia del mittente: veloce, anonimo, esibizionistico e compulsivo, infarcito di emoticon, schizza in rete verso una massa indistinta di amici e perfetti sconosciuti.

C’era una volta la macchina da scrivere, con cui risaliamo nel tempo ancora più indietro, all’Italia pre unitaria. Corre infatti il 1855, dieci anni prima del successo su larga scala della massiccia americana Remington, quando Giuseppe Ravizza, un avvocato di Novara, presenta il suo “cembalo scrivano”, con la scocca in legno, il cui nome si deve ai tasti bianchi e neri simili a quelli del pianoforte. Un’invenzione troppo in anticipo sui tempi, in un paese contadino e analfabeta, diviso in otto stati e oppresso da stranieri. Non basteranno cent’anni (e, nel frattempo, un successo imprenditoriale come quello di Camillo e Adriano Olivetti) per farla entrare nella pubblica amministrazione, se ancora nel 1959 il ministro democristiano Giorgio Bo auspicava l’avvento di dattilografi e stenografi piuttosto che di diavolerie meccaniche per svecchiare la burocrazia.

Sono passati 140 anni da quando Madame de Stel viaggiava in carrozza per la Germania, fogli, calamaio e penna custoditi nel sécretaire sulle ginocchia, divulgando in “De l’Alemagne”, pubblicato nel 1810, i testi del romanticismo. Ma in un paio di decenni dalla avveniristica macchina da scrivere, la scrittura sarà investita da un’altra rivoluzione: avanzano i computer portatili, in arrivo da Usa e Giappone, ancora più leggeri e ammiccanti dell’elegante Lettera 22. Se le prime tastiere ci ancoravano alla scrivania, oggi smarthphone e tablet ci connettono al mondo, ovunque ci troviamo. L’ufficio ce lo portiamo in tasca, meno ingombrante (ma più invasivo) di un sécretaire.

Cartolina, macchina da scrivere: oggetti smarriti. Automobile, Vespa, lavatrice, telefono: ci hanno cambiato la vita e sono ancora tra noi, evoluti e imprescindibili. Fotoromanzo: oggetto scomparso. Ha fatto sognare milioni di ragazze e, senza che se ne accorgessero, ha ampliato il loro lessico e educato il gusto, mentre il juke box diffondeva una cultura musicale aperta, inventiva, densa di echi lontani. Oggi le eredi di “Bolero” sono le alluvionali soap opera alla “Beautiful” (dove più che a parlare si impara a contare: i matrimoni dei personaggi), mentre il gettone per un disco da condividere, con cui si innamoravano i baby boomers, ha lasciato il posto all’ascolto solitario di iPod e cuffiette. “Stanno suonando la nostra canzone” (Loretta Goggi e Gigi Proietti, 1981), non vale più. Seduti accanto, ne ascoltiamo ciascuno una diversa.

I migliori oggetti della nostra vita, raccontano chi eravamo e che cosa siamo diventati. Com’è cambiata la società, che progressi ha fatto la salute,
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quanti diritti abbiamo acquisito e quanta poesia abbiamo perduto. Gli sforzi che non facciamo più, e i pericoli che corriamo quando la nostra vita viene sbattuta nella grande piazza virtuale della rete, che virtuale non è, perchè ferisce e uccide, come la cronaca di questi giorni insegna.

S’intitola così, “I migliori oggetti della nostra vita”, il libro che la giornalista e storica Marta Boneschi ha pubblicato per Il Mulino (pagg. 350, euro 35,00). Una lunga galoppata con spunti da pubblicità e musica, cinematografia e moda, politica e letteratura attraverso il trionfo della meccanica, l’avanzamento della chimica e della fisica, l’avvento dell’elettronica e dell’informatica lungo il Novecento. Un progresso, parallelo a quello del costume e della mentalità, che neppure due guerre mondiali sono riuscite a interrompere e che ci ha fatto approdare all’oggi, dopo settant’anni di pace e un lungo periodo di crescente benessere, alla crisi, alle fragilità sociali, alla stagnazione economica e demografica.

Ma i migliori oggetti, corrispondono ai migliori anni della nostra vita? In quel 1957 che vide l’apertura del primo tratto dell’Autostrada del sole, il nastro d’asfalto che unirà il paese, come nell’Ottocento la rete ferroviaria, portando lavoro e benessere in molte terre d’emigrazione, il padre di famiglia milanese avrebbe risposto un “sì” convinto: Risparmio un’ora per andare a Forte dei Marmi. E Carlo Emilio Gadda sull’infrastruttura della modernità vede già correre non solo le auto del nuovo benessere, ma il cambiamento delle donne italiane: coi capelli castani lisci che ricadono loro sulle spalle, sul tailleur grigio, con calmi occhi alla strada, all’autostrada, spingono la loro Millecento o la loro Alfa in una corsa elegante, liberatrice.

In fondo, gonne e chiome si sono già accorciate e la biancheria non è più quell’inestricabile armamentario di nodi, bottoni, lacci e fermagli che D’Annunzio celebrava nel “Piacere”: i misteri dell’intimo vengono dissepolti e nel 1956 perfino l’occhiuta tivù pubblica italiana, che scherma le gambe alle ballerine, manda in onda una Maria Luisa Garoppo, ventitreenne tabaccaia di Casale Monferrato e concorrente di “Lascia o raddoppia?”, con un reggiseno che spara e mostra molto di più della gupière disegnata da Jean Paul Gaultier per Madonna nel 1990.

Ma non è solo questione di biancheria. Dal frigorifero alla lavatrice, l’era industriale penetra in cucina, libera la donna dalle incombenze pesanti e, man mano che le domestiche diventano operaie e gli elettrodomestici alla portata di tutti, contribuisce alla democrazia sociale. La plastica? Ormai ha ricoperto il pianeta, ma la sua invenzione eguagliò quella della ruota: dal brutto Pvc dei serramenti, al bel Pvc per i vinili del boom post bellico della musica, dal cellophane ingombrante degli imballaggi a quello lavorato all’uncinetto con cui Salvatore Ferragamo, il ciabattino delle stelle, realizzò la tomaia delle scarpe, nella povertà operosa della seconda guerra mondiale.

I farmaci hanno fatto il resto: nei primi del Novecento l’aspettativa di vita era di 45 anni, oggi è di 80. Il pensiero della morte non è più così incombente, piuttosto siamo assillati dall’eterna giovinezza. In campo sessuale, poi, il secolo breve abbatte muri: con gli anticoncezionali la pratica del sesso viene separata dalla procreazione, e, con la fecondazione assistita, la procreazione dalla pratica del sesso. Quella pillola per inibire l’ovulazione, scoperta dal chimico americano Gregory Pincus, ha rivoltato la società civile, la mentalità, la morale. Nel 1968 è in vendita anche in Italia, dopo Usa, Gran Bretagna e Francia. Ma la strada sarà lunga. Nel ’69, il primo ministro canadese Pierre Trudeau commenta: Non c’è più posto per lo Stato nelle camere da letto di questa nazione. Per il giurista ultracattolico Gabrio Lombardi, invece, la contraccezione toglie alle donne la miglior difesa della loro virtù,
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cioè la paura.

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Complesso di teorie e tecniche che assumevano la loro ispirazione dalle pratiche tendenti a ottenere la trasmutazione dei metalli vili in oro, la pietra filosofale, l di lunga vita. Il termine deriva dall kmiy uno dei nomi del reagente per la trasformazione dei metalli, detto in Occidente lapis philosophorum o pietra filosofale. In seguito ha assunto anche il significato di arte di trasformare utilmente le sostanze naturali. Attraverso il centro culturale di Alessandria e la cultura siriaca, l ellenistica si trasmise alla civilt islamica. Fondatore dell araba viene considerato Gibir ibn ayyn, il della tradizione medievale europea (vissuto, pare, nel sec. 8

Attraverso gli Arabi l riprese contatto con la tradizione alchimistica greca. Nei sec. 15 e 16 si ebbe uno sterminato moltiplicarsi di edizioni e raccolte di testi tradotti dal greco o dall e di opere originali. Tra i pi famosi cultori di a., di e di scienze occulte, sono da ricordare Cornelio Agrippa di Nettesheim, G. Della Porta. Intanto l andava trasformandosi nella iatrochimica, cercando di isolare i principi attivi contenuti nelle erbe medicinali e tentando i primi rimedi sintetici di origine minerale.

Con Paracelso l assunse il carattere di della medicina, considerata come sapere operativo: la conoscenza della natura (intesa come animata e vivente, in continua trasmutazione) diventava concreta e operante terapeutica solo mediante l capace di svelare i mysteria dei processi naturali e di correggerli, canalizzarli, portarli a compimento e quindi di ristabilire il corretto rapporto uomo natura in cui consiste lo stato di salute. La nascita della chimica segn lungo il 17 sec., il tramonto dell per quanto essa aveva di occulto e di iniziatico.

Gli storici della scienza hanno dapprima insistito sul rapporto fra a. e chimica (ora proponendo una concezione dell come preistoria della chimica, ora indicando nell una sorta di sacralizzazione di precedenti tecniche artigianali). In seguito si insistito sui pi complessi significati dell nell delle varie culture e della loro storia; in particolare ne sono state messe in luce, insieme ai presupposti tecnici e pratici, le implicazioni di carattere religioso e metafisico. Jung, che ha affrontato il problema dell in chiave di psicologia analitica, l simbolizza, nei vari stadi dei suoi procedimenti, l collettiva e individuale attraverso il processo di individuazione e la ricerca del Selbst: il linguaggio alchemico e le sue immagini vengono quindi interpretati sulla base degli archetipi collettivi.

Motivo essenziale della tematica alchemica la possibilit della reciproca trasmutabilit dei metalli, che presuppone al loro fondo un comune materia prima (indicata con vari nomi: acqua divina, argento vivo, pietra filosofale) alla quale i metalli possono essere ricondotti per essere trasformati e dotati di altre qualit Questo processo rinvia a un pi complesso sfondo metafisico cosmologico in cui prevale il tema della radicale unit del tutto e dove l alchemica si presenta come imitazione e riproduzione dell processo creativo. Questa concezione si accompagna sempre a un sostrato panvitalistico: la realt retta da segrete corrispondenze che rendono possibile provocare processi di trasformazione operando su una parte del cosmo in quanto tale operazione si ripercuote su tutte le altre; rispondenza dunque di esseri, di piani diversi della realt legati tutti da una legge di simpatia e antipatia che non costituisce solo il presupposto dell ma di ogni operazione magica, che, usando mezzi segreti per captare le forze occulte presenti nel cosmo, tenti di provocare o modificare processi naturali.

Di qui appunto gli stretti legami dell con la e l spesso i processi magici sono processi alchemici e le operazioni alchemiche si avvalgono delle tecniche astrologiche per stabilire affinit o opposizioni tra cielo e terra. Questa prospettiva vitalistica, con la tensione di forze che si oppongono e si attraggono, ispira la simbologia sessuale presente nei testi alchemici: dalla classificazione in termini di sesso dei metalli, alla concezione della materia prima come ermafrodito, alla presentazione dei processi di formazione e trasformazione dei metalli come dinamica di rapporti maschio femmina che si producono tanto naturalmente quanto nel vaso filosofale indicato come Proprio perch inserita in una generale concezione del cosmo l assume spesso toni e prospettive metafisiche e religiose: non solo in quanto l riproduce l del creatore e le linee di formazione della realt ma perch a volte l alchemica diviene ricerca dell processo di liberazione dal molteplice, dalla corporeit ascesa a livelli pi profondi del reale: l si presenta allora in alcuni testi come processo di salvezza e, in contesti cristiani, la ricerca della pietra filosofale diviene ricerca di Cristo e ritorno al principio creatore.

è . Forma latinizzata medievale del nome arabo Gibir; è così noto, in particolare, Gibir Ibn ayyn (sec. 8?) considerato a lungo il fondatore dell’ araba, e la principale fonte dell’ europea.

Carl Gustav Jung

Jung iù, Carl Gustav. Psichiatra, psicologo e storico della cultura (Kesswyl 1875 Ksnacht, Zurigo, 1961). Laureatosi in medicina a Basilea nel 1900, passò al nosocomio psichiatrico zurighese Burghlzli per proseguire gli stud di psichiatria sotto la guida di E. Bleuler. Nel 1902 compì un semestre .

Dizionario di Storia (2010)

Complesso di teorie e tecniche tendenti a ottenere la trasmutazione dei metalli vili in oro, la pietra filosofale e l’elisir di lunga vita. Il termine viene dall’arabo (ana) al kmiy’ (arte della) pietra filosofale. Dal mondo culturale greco l’ passò, nel .

(meno corretto alchimìa) [Der. del lat. mediev. (sec. 12) , e questo dall’arabo (san’a) al kim ya “(arte della) pietra filosofale”, che a sua volta deriva, attraverso il siriaco kim ya , dal gr. tardo chymèia o chemèia] Arte, nata nell’ambiente ellenistico dell’Egitto nel I sec. .
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