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L’influenza che colpisce un bambino con febbre alta e dolori pu far spaventare i genitori “complice anche la scarsissima attenzione dei genitori italiani verso la vaccinazione, pediatrica e non. Ci si aspetta quindi il conseguente grande panico da febbre alta del bambino, che porta spesso mamma e pap ad ‘impasticcare’ il figlio di antipiretici per abbassarla, collegando l della febbre alla guarigione. Non deve essere cos A spiegarlo Maurizio de Martino, ordinario di pediatria all di Firenze e direttore del dipartimento di Pediatria internistica ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, anticipando i contenuti del Convegno di infettivologia e vaccinologia pediatrica che si svolger all di Firenze la prossimo settimana.

“Con poche e semplici regole suggerisce de Martino possibile risolvere nella stragrande maggioranza dei casi il problema febbre: come misurarla, valutarne la causa, decidere quindi come intervenire velocemente sulle cause e con quali cure dopo aver naturalmente avvisato il medico pediatra”.

febbre spiega de Martino esiste negli animali da 40 milioni di anni ed presente in tutte le specie, incluse quelle pi in basso nella scala zoologica. Quando un fenomeno biologico mantenuto a lungo in tutte le specie vuol dire che indispensabile per la sopravvivenza. E la febbre lo perch a temperatura febbrile funzionano meglio i meccanismi immunologici e funzionano peggio virus e batteri. I medici sanno che brutta la prognosi di bambini con infezioni gravi ma che non sviluppano febbre. E sanno anche che abbassare la febbre comporta regolarmente un allungamento delle condizioni infettive queste considerazioni deriva che non si deve combattere mai la febbre in quanto tale. Anche le convulsioni in corso di febbre non derivano direttamente dalla febbre, ma da una predisposizione geneticamente determinata del fisico a produrre, in corso di infezione, una particolare interleuchina in eccesso. “Mentre l dell essendo sotto controllo medico pediatrico osserva de Martino almeno in teoria, pi gestibile e controllabile. L invece disponibile in farmacia come farmaco da banco e quindi senza controllo. L di questa sostanza si verifica spesso proprio nei casi di ‘panico da febbre’, con grande superficialit da parte degli adulti, soprattutto se lo somministrano ai figli piccoli, e con altrettanti rischi per la salute”.

“L di prima scelta continua l’esperto il paracetamolo (con dosaggio di 60 mg/kg/giorno, suddiviso in 4 dosi da somministrare ogni 6 ore), l possibilit di cura,
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ma deve essere impiegato soltanto quando la febbre si associa a condizioni di malessere e dolore (mal di testa, dolori muscolari, dolori articolari). Se il bambino febbrile, ma sta bene, somministrare l un errore molto grave”.

Ecco dunque le 10 regole per risolvere nella stragrande maggioranza dei casi il problema febbre: 1) Per la misurazione impiegare solo il termometro elettronico digitale e solo sotto l lo strumento migliore di misurazione della temperatura corporea. La via rettale causa di sconforto e anche di incidenti; 2) Far visitare in giornata il lattante febbrile, perch frequente la possibilit di infezione batterica grave;

3) Se la febbre non si abbassa non intestardirsi con l non sempre la febbre causata da infezione; 4) Rispettare le dosi prescritte dal medico o indicata nel foglio illustrativo; 5) Rispettare i tempi di assunzione indicati dal medico, senza prolungarli o accorciarli; 6) 90 minuti. Questo il tempo massimo entro il quale deve essere atteso l dell La via di somministrazione sempre quella orale, salvo casi rari; 8) No ai della nonna spugnature, ghiaccio, o pezzette sono non solo inutili (la febbre un innalzamento centrale e non periferico della temperatura corporea), ma anche controproducenti: causano brivido e quindi innalzamento della temperatura e malessere nel bambino (ch ha gi i guai suoi per la malattia in corso); 9) La crescita dei dentini non provoca febbre: non esiste cio la febbre da eruzione dentaria. Infine: 10) Attenzione alla malaria se il bambino febbrile di ritorno da un Paese ad endemia malarica.
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GOOGLE: il nome del motore di ricerca pi famoso del mondo deriva dalla parola del gergo matematico googol che indica la cifra formata da un 1 seguito da 100 zeri (10100) : chiaro il riferimento all di indicizzare un numero di pagine web enorme. Da notare che il termine venne “coniato” dal nipote (di 9 anni) del matematico che introdusse l del googol.WHATSAPP: una delle applicazioni per cellulari pi usate al mondo con oltre 1 miliardo di utenti stata sviluppata da Brian Acton e Jan Koum, 2 ex dipendenti di Yahoo. Koum invent il nome unendo l inglese “What Up?” (equivalente all “come va? cosa mi racconti?”) con App ovvero l del termine Applicazione.TWITTER: un servizio di microblogging e social network. Twitter la pronuncia di “tweeter” che deriva dal verbo “to tweet” e significa “cinguettare”. Il tweet ovvero “cinguettio” il micromessaggio da 140 caratteri che gli utenti del sito possono condividere.SKYPE: il software di messaggistica istantanea e VoIP originariamente doveva chiamarsi Sky Peer, da sky “cielo” e Peer to Peer (un espressione che indica una rete informatica). Il nome Skype fu scelto perch pi breve e semplice.EBAY: Pierre Omidyar, il creatore del sito di aste online, aveva formato un servizio di consulenza chiamato “Echo Bay Technology Group”. Il logo sottolinea la presenza sul sito di e commerce (che inizialmente vendeva solo libri) di una grande variet di prodotti, dalla A alla Z. Inoltre Amazon inizia con la A e quindi si sarebbe posizionato tra i primi posti in un elenco telefonico e in una directory online.SPOTIFY: Daniel Ek, cofondatore dell svedese che permette l in streaming della musica on demand, ha dichiarato che il nome Spotify non ha alcun significato. Egli infatti, parlando da una stanza all con il socio Martin Lorentzon, ha capito male una parola pronunciata dall Il nome per lo ha subito affascinato, ha verificato che non ci fossero omonimie in rete ed ha depositato all il dominio.FACEBOOK: una piattaforma sociale creata nel 2004 da Mark Zuckerberg e dai suoi compagni di scuola Dustin Moskovitz, Eduardo Saverin e Chris Hughes. Il sito all era utilizzabile esclusivamente dai ragazzi dell di Harvard,
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ma grazie alla sua fama divenne ben presto disponibile a tutti gli studenti americani ed infine a tutte le persone del mondo. Si basa principalmente sulla creazione da parte degli utenti di bacheche (boards) in cui raccogliere immagini in base a tematiche predefinite rendendole di pubblico dominio. Il nome deriva dalle parole inglesi pin (“appendere, fissare”) e interest (“interesse”).DANONE: il nome di una multinazionale francese che gestisce stabilimenti alimentari presenti in tutto il mondo. Nacque nel 1919 da Isaac Carasso che decise di produrre yogurt in una piccola fabbrica di Barcellona. Il nome Danone deriva dal diminutivo del figlio di Isaac, Daniel, chiamato affettuosamente Danon.PAMPERS: un marchio di pannolini della multinazionale americana Procter Gamble. Nacque nel 1956 quando un ricercatore di P Victor Mills, invent i pannolini usa e getta. La scoperta si deve all negativa dello stesso Mills che in quel tempo speriment il cambio dei pannolini di stoffa del suo nipotino appena nato. Il nome Pampers ha origine dalla parola bulgara pampersi che significa “pannolino”.NINTENDO: una multinazionale giapponese specializzata nella produzione di videogiochi. Fu fondata nel 1889 da Fusajiro Yamauchi ed inizialmente produceva carte da gioco. Successivamente la produzione cambia dapprima in stivali di gomma e in seguito in cavi per telefono e telegrafo. La parola finlandese Nokia (plurale di nois) indica un piccolo animale dal pelo scuro (simile allo zibellino) che abitava la zona circostante il fiume.INTEL: nata nel 1968, il produttore di chip per computer deriva il suo nome dall di INTegrated ELetronics. In origine i fondatori Gordon Moore e Robert Noyce avrebbero voluto chiamare la loro azienda Moore Noyce ma il nome suonava simile a “more noise” ovvero “pi rumore” e non era certamente adatto ad un di informatica (nell il rumore solitamente associato alle interferenze). Il nome Intel era gi stato registrato da una catena di hotel quindi dovettero prima comprarne i diritti.MOTOROLA: una famosa azienda statunitense produttrice di elettronica. Alla fondazione nel 1928 il nome era Galvin Manufacturing Corporation. Nel 1947 fu poi cambiato in Motorola dopo aver attribuito il nome ad una nuova linea di autoradio (motor=auto e ola=suono).SAMSUNG: un multinazionale che produce elettronica di consumo. In coreano Samsung significa “3 stelle”.VODAFONE: un multinazionale di telefonia fissa e mobile. Il nome deriva da VOice, DAta, TeleFONE scelto dalla societ per “riflettere la fornitura di servizi voce e dati su telefoni cellulari”.MICROSOFT: una delle pi importanti aziende informatiche al mondo. Il nome originario era Micro soft ovvero la contrazione di “microcomputer” e di “software”. Nel 1976 venne tolto il trattino.APPLE: l del nome misteriosa: si narra che Steve Jobs d lavorasse in una piantagione di mele; inoltre apprezzava molto la casa discografica dei Beatles, Apple. Quando lui e il suo socio Wozniak dovevano decidere il nome della loro azienda, decisero che se non avessero trovato niente di meglio, avrebbero scelto Apple. E cos fu. Il marchio ha raggiunto un valore di 118 miliardi di dollari diventando nel 2013 il 1 brand al mondo (Coca Cola dominava la classifica da 13 anni).
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04/02/2013 Grazie al ritorno in veste di espositore a IMM Cologne, l fieristico di riferimento per il settore del design nell tedesca che sie concluso lo scorso gennaio, al miglioramento dei servizi ai punti vendita ed al lavoro progettuale continuo sulla coerenza e completezza della gamma, Porro archivia il 2012 con risultati importanti in termini di crescita in tutti i mercati germanofoni, dalla Germania per arrivare alla Svizzera tedesca e all

Per proseguire e consolidare il percorso avviato, il marchio italiano conosciuto in tutto il mondo per l qualit dei propri sistemi e delle proprie collezioni per la casa e l rilancia la propria presenza all 2013 di IMM, ampliando il proprio spazio espositivo e conquistando una posizione centrale all della hall 11 2, nell dove espongono i brand internazionalmente pi noti.

Concretezza ed astrazione, materialit ed immaterialit convivono nello stand di Porro a Colonia: una villa dalla pianta libera e dallo spazio fluido progettata da Piero Lissoni dove ogni elemento, dalla cura dei dettagli al raffinato equilibrio tra forme e colori, svela la filosofia progettuale decisa ma sussurrata del marchio e del suo progettista di riferimento: tracciati geometrici che lasciano a ciascuno ampi spazi di personalizzazione. Sotto una copertura piana che comunica estrema leggerezza, tra inserti verdi a tutta altezza e pareti sottili che fungendo da divisori donando un senso di continuit si snodano sei ambienti in totale: due sale da pranzo, una camera da letto, un living, una zona home office e una dressing room, non pi intesa come vano tecnico ma come uno spazio olistico, vera e propria stanza e nuovo cuore della casa.

Filo conduttore il gioco di pieni e di vuoti e l di colori naturali e delicati, il grigio tortora delle pareti, il laminato beige chiarissimo del pavimento, l ultima essenza scoperta da Porro e introdotta a catalogo, espressiva ed avvolgente con una sensazione di intimit e di gi vissuto e pennellate di giallo, di arancio e di verde che si fanno strada tra oggetti prevalentemente in bianco o in nero.

Nel primo ambiente dining, il tavolo Metallico proposto nella versione rettangolare con finitura nera, che si caratterizza per lo spessore iper sottile del piano abbinato al gioco grafico delle gambe inserite nel piano e dello stesso spessore. Attorno ad esso sono disposte la panca Groove in hemlock tinto nero e le sedie Gentle bicolori, per l del metallo rivestito in pelle nera delle gambe posteriori che continuano nell dello schienale, al legno chiaro delle gambe anteriori che diventano braccioli e sostegno per la schiena. Ideale per riporre piatti, bicchieri e posateria, la madia Tiller in eucalipto presentata nella versione alta, con interni organizzati attraverso 2 ripiani in cristallo, con la possibilit di aggiungere da 1 a 4 cassetti opzionali.

Cos prezioso ed accogliente da diventare un vero e proprio rifugio dove sostare e rilassarsi tra il calore del legno e la purezza delle laccature Porro, il guardaroba si amplia per diventare una stanza a s una dressing room all Se nella casa si assiste ad un ritorno ai canoni del passato applicati all in maniera equivalente al bagno l degli armadi vive una nuova fase: la funzionalit spiccata degli anni passati si attenua, trasformando questo vano tecnico in un luogo emozionale a cui riservare sempre pi spazio, dove recuperare il rapporto intimo che la persona ha con determinati momenti della propria vita dedicati esclusivamente se, come la scelta di un vestito, la cura delle proprie scarpe o cravatte, il momento prettamente femminile del trucco o delle creme davanti allo specchio.

Qui il protagonista Storage, il sistema modulare Porro in grado di contenere e di mostrare gli oggetti riposti trasformandosi con naturalezza da armadio a cabina, che si arricchisce di tutta una serie di personalizzazioni interne ed accessori, perch tenere in ordine i propri abiti non mai stato cos semplice, e invitante.

Se in una nicchia presentata la scarpiera con ripiani inclinati luminosi, la cabina autoportante Storage Air presentata in rovere carbone con ripiani e cassetti di vetro, mentre nell un armadio a giorno alterna una parte aperta ad un chiusa da ante in rovere carbone con maniglia Boite Aux, mostrando la nuova cassettiera sospesa con top in cristallo luminoso, il ripiano luminoso non inclinato e il portacravatte sull che si rispecchiano nello specchio Reflection con struttura in metallo verniciato bronzo satinato.

Nella camera da letto, un destinata allo studio creata utilizzando la libreria Load It con pannelli con in hemlock tinto nero e specchio e mensole in acciaio, insieme al piano scrittoio Modern in hemlock nero, alla sedia Conch di Decoma Design con rivestimento in tessuto naturale beige m e alla cassettiera ufficio in hemlock nero, per lavorare da casa in pieno comfort. Per contenere gli abiti, l Storage complanare presentato con anta Scoop in vetro color tortora e interni in hemlock cenere, sfondo perfetto per il letto Shin in frassino tinto nero e cuscini color cuoio dello stesso colore della panca ai suoi piedi. Il comodino Truck nero a scaletta e due comodini Offshore bianchi, con foro centrale che ne consente l il cassettone intarsiato Inlay e le poltroncine Ghiaccio in frassino naturale e tessuto bianco completano l rifinendo l nei dettagli.

Un ambiente ufficio, pensato per chi vuole trasportare nel proprio luogo di lavoro l il calore e il design essenziale delle ambientazioni domestiche Porro, utilizza due sedie e due poltroncine Neve con struttura in frassino tinto nero e seduta imbottita in pelle nera attorno al tavolo allungabile Taac con rivestimento in eucalipto, che lascia intravvedere la struttura interna in alluminio nero. Alla parete, illuminata da luci led che la trasformano in un oggetto scultura, la libreria System in eucalipto a modulo variabile personalizzata da un scorrevole Iron in cristallo fum da schienali random in laccato giallo mustard opaco e dai nuovi cassetti vassoi in hemlock naturale e nero. Completano la scena due poltrone longue Jade in pelle bianca con base a croce in noce canaletto accompagnate dal tavolino rotondo Shahan e due credenze Modern giallo mustard con ante che rivoluzionano il suo aspetto esteriore conferendo tridimensionalit e nuova dinamicit alla superficie.

Un secondo ambiente dining, propone la nuova versione tonda del tavolo Synapsis da 180 cm con piano in cristallo temperato retroverniciato nero con base cromata, le sedie Como con struttura in rovere carbone e rivestimento in pelle verdone scuro, le librerie vetrina Ex Libris racchiuse da fondali e laterali in cristallo e la madia bassa Tiller, le cui ante, grazie alla speciale cerniera, si aprono una sull ruotando di 180 e variando piacevolmente il suo disegno in facciata a creare figurazioni sempre diverse.

L living, con accoglienti divani Living Divani in tessuto di lino naturale, propone le poltroncine basse Ghiaccio in frassino tinto nero e lino bianco, i contenitori Balancing Boxes in legno Palissandro Santos e Red Gum, le panche quadrate basse Modern laccate opache sabbia e in eucalipto e due tavolini vetrina Showcase Table giallo mustard e cioccolato. Alla parete, una composizione Modern accosta a terra un modulo tv con anta a ribalta e un modulo attrezzato con cassetti laccati sabbia opaco, perfetti per contenere i supporti multimediali, ad una mensola e un pannello tv flag in hemlock tinto nero che pu ruotare di 90 regolando la posizione del televisore a seconda del punto di vista dello spettatore, ad un pensile orizzontale Sidewall cioccolato laccato opaco.

Negli spazi di passaggio, vivono le librerie verticali Sidewall nelle tinte lucide giallo mustard, cioccolato, arancio fiamma e verde spring, il contenitore baule Chameleon con interni in legno di pero e rivestimento in pregiate fasce di pelle che aprendosi cambiano colore dal bianco al nero e due orologi Sundial, le cui ore si leggono riflesse sulla superficie metallica bianca. Con uno stand che punta sulla semplicit la pulizia e l tra forme e colori e un panoramica sulla propria collezione e sui propri sistemi per la zona giorno e la zona notte della casa e per l Modern, System e Storage, Porro gioca ad Imm tutte le proprie migliori carte.
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Che succede a Della Valle? Perché è così battagliero ed attacca prima Auricchio e poi sfida Moratti? Perché anche Galliani, che aveva giurato il silenzio su Calciopoli, ha tuonato sulle indagini?

Sono le domande che la gente del bar dello sport si pone da giorni. Alcuni più informati di altri formulano ipotesi che vanno molto vicino alla realtà.

Iniziamo con il ricordare che Della Valle certi ambienti li toccò già a caldo, nell’estate del 2006, quella della gogna mediatica e dei processi fatti prima sui giornali ed in Tv, e poi all’Olimpico o negli alberghi. Mancavano i roghi, le streghe le avevano trovate. Bene, quell’estate, il 5 luglio 2006, Della Valle dichiarava a Repubblica: “I magistrati di Napoli sono convinti che si sia trattato di una fuga di notizie fatta ad arte per evitare l’arresto di alcuni indagati. Io sono convinto, invece, che ci sia un filo conduttore con l’uscita della Roma dalla corsa alla Champions League. E non è un caso che le intercettazioni siano uscite sul Romanista proprio quando noi siamo entrati in Champions”. Mensurati scriveva che Della Valle poi si faceva allusivo quando dichiarava: “Hanno innescato un virus. Gli investigatori erano partiti da Juve e Milan. Come Lotito ce ne sono altri dieci, ma loro li hanno tenuti fuori e si sono accaniti su di noi. Le cene da Bergamo le faceva anche l’Inter!”. Tenete bene a mente queste dichiarazioni, perché Della Valle altro non sta facendo che tornare a quelle dichiarazioni, ma oggi, forse, con qualche munizione in canna.

Lasciamo ad altri ripercorrere le tappe di come si sia incrinata l’amicizia tra Moratti e l’ex membro del CDA nerazzurro Della Valle, non interessa alla nostra storia ricordare che Della Valle condusse la battaglia per i diritti TV pensando di avere al fianco l’Inter, che anche Facchetti voleva locomotiva alla testa delle medio/piccole viste come vagoni trainati; e che poi Moratti firmò con Galliani e Giraudo. Ancor meno ci interessa ricordare il braccio di ferro per Toni, con il patron viola irritato dal comportamento del club nerazzurro.

E’ più interessante evidenziare che per cinque lunghi anni Della Valle ha taciuto, ma quasi sicuramente non ha mai dimenticato la gogna cui è stato sottoposto, ha taciuto anche quando sono state ritrovate le telefonate che il pm aveva garantito, davanti al giudice De Gregorio, che non c’erano, “piaccia o non piaccia”. Leggendo le parole di Della Valle di questi giorni immaginiamo che le stesse cose le pensi dall’aprile 2010, eppure ha taciuto. Cosa ha dunque contribuito a rompere gli argini? Solo la mancata revoca dello scudetto e le dichiarazioni di Moratti? Possibile, ma anche no.

Mettiamo sul tavolo tutti i pezzi del puzzle per ordinarli ed iniziare a mettere a posto i vari tasselli. Lo premettiamo, non potremo dirvi tutto, perché spesso non si può farlo e bisogna attendere lo svolgimento degli eventi, ma indicheremo i punti da unire,
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come nel gioco della settimana enigmistica.

Abbiamo registrato che la svolta di Della Valle è venuta dopo un’importante udienza in cui i suoi legali hanno sferrato un durissimo attacco al modo nel quale sono state condotte le indagini che hanno partorito Farsopoli. Gli avvocati Picca e Furgiuele, che nelle registrazioni su Radio Radicale abbiamo ascoltato tante volte condurre in modo pacatissimo i loro controesami, quel giorno sono stati una vera sorpresa.

L’avvocato Furgiuele, ad un certo punto della sua arringa, ricostruendo l’incontro dei Della Valle con Bergamo in un albergo/ristorante di Bagni a Ripoli, dove Della Valle risiedeva solitamente quando era a Firenze, dichiara: “E l’autorità sa di questo appuntamento, tanto è vero che ci sono degli appostamenti, ma non vi sono intercettazioni ambientali. Mi chiedo: con i potenti mezzi utilizzati non era possibile avere un’intercettazione di quello che si dissero in questo pranzo? Si intercetta qualunque sciocchezza e quell’incontro nel quale si sarebbe dovuto stringere il patto non viene intercettato. O magari è stato intercettato e quello che si dissero non era così importante?”.

Quello che ha detto l’avvocato Furgiuele ci ha fatto rizzare le orecchie. L’avvocato si è spinto solo in una suggestiva ipotesi, o ha qualche elemento, di cui è venuto a conoscenza, a suffragare quella frase?

L’avvocato Picca, invece, ha sminuzzato la teoria del sorteggio truccato e rivolto critiche al teorema accusatorio che, senza prove inoppugnabili, si è ridotto a cercare, dopo la fuga di notizie, un testimone, Manfredi Martino, interrogato otto volte, e del quale Picca dice: “Il Pm implode già quando vi porta a sostegno di questo elemento un teste in cui vi dice che i bigliettini li metteva lui. Io avrei forti perplessità a seguire la fedeltà della testimonianza di un soggetto che, se illecito c’è stato, è compartecipe dell’illecito”. Dopo diverse critiche, fatte tanto ai pm che ad Auricchio, per le interpretazioni date a certe telefonate, o per i mancati riscontri sulle accuse, Picca conclude la sua arringa così: “Noi chiediamo al tribunale di chiarire perché questa indagine è caratterizzata da alcune particolarità che possono sembrare marginali ai disattenti, ma al lettore attento possono far sorgere profili di dubbio. il tempo delle risposte. La domanda che rivolgiamo al tribunale è capire: come mai il Pm o Auricchio hanno scelto delle opzioni investigative che sono incoerenti con quello che lo stesso Auricchio è venuto a riferire in quest’aula. Auricchio vi ha detto che l’opzione investigative era sottoporre all’intercettazione tutti i dirigenti di società che venivano in contatto con l’attività investigativa in corso. Perché Auricchio allora, che pure aveva avuto l’emergenza di Della Valle, sceglie deliberatamente di violare questa sua scelta. L’interrogativo richiede una risposta perché quella data da Auricchio è insoddisfacente. Perché Auricchio non dà conto di questa scelta? [.] Ve lo dico io perché non sottopone ad ambientale. Perché Auricchio è firmatario ed autore di un’attività di appostamento che definire asimmetrico è un eufemismo, voi lo avete agli atti, avete le foto,
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vi è una scelta deliberata di diffondere suggestioni e carenze affinché la tesi rimanga in piedi. [.] Vi chiedo di verificare l’attendibilità di questo investigatore che non vi ha raccontato un solo fatto, ma ha fatto l’elenco delle telefonate”.

Rileggete la cronaca di quell’udienza, un attacco frontale alle indagini. Il pm Capuano ha fatto sapere che vorrà controreplicare, Piccioni della Gazzetta ci ha informato, invece, che Auricchio avrebbe allertato i suoi legali. Su cosa si basano le parole dei difensori dei Della Valle? Nella pausa, tra gli addetti ai lavori presenti in aula, è circolata la voce che sarebbe emerso qualcosa di nuovo che squarcerebbe il buio nel quale sono ancora avvolte certe domande che non hanno avuto risposte soddisfacenti, come ricordato dall’avvocato Picca.

Qualcuno, che nel 2006 è stato birillo abbattuto, oggi avrebbe in mano il pallino, lo chiameremo così ricorrendo ad una metafora, e quel pallino probabilmente è noto a diversi dirigenti ed in diverse redazioni: inclusa la nostra.

Galliani, che aveva giurato che non avrebbe mai più parlato di Farsopoli, invece, sta seguendo quasi a ruota Della Valle, riparlando di quell’indagine e lanciando accuse neppure velate, come riportato sabato 23 luglio sul Corriere dello Sport: “E’ qui la disparità di trattamento. Le intercettazioni c’erano tutte, erano tutte lì, a disposizione. Però qualcuno diceva: questa va avanti e questa non va avanti, queste sono rilevanti e queste sono irrilevanti, queste sono importanti e queste non sono importanti. Con la conseguenza di una disparità di trattamento. Qualcuno ha deciso il futuro del calcio italiano”. Più chiaro di così.

Quel “pallino” potrebbe togliere il velo che copre certi fatti e dare risposte alle domande che non facciamo solo noi, e che anzi sono molto gettonate anche in tanti bar dello sport, domande che richiedono chiarezza nelle risposte, come pretendono tanto Della Valle che Galliani. Domande del tipo:

1. Per caso c’è stato qualche “ispiratore” e/o “suggeritore” dietro le quinte?

2. Perché Auricchio, che prima del ritrovamento delle telefonate “sommerse” affermava che intercettavano chi “emergeva” nelle intercettazioni, non segue il metodo dichiarato quando “emerge” la madre di tutte le griglie, la telefonata del 26 novembre tra Facchetti e Mazzei?

3. Perché Auricchio chiede di intercettare Pairetto dopo una telefonata che lui stesso definisce “normale” nei contenuti e fa una scelta diversa quando sente certe telefonate scartate? Perché non trova “allarmante” che il designatore Bergamo venga invitato ad andare fino a Milano a ritirare un “regalino” in un luogo non pubblico?

4. Perché Arcangioli firma la prima informativa e non la seconda e la terza sul Milan?

5. Perché un indagato presente in diverse intercettazioni viene interrogato più volte solo come persona informata sui fatti?

6. Perché non si trovano diversi files audio di telefonate registrate sui brogliacci, come nel caso, riferito da Prioreschi, della telefonata con progressivo 24178 del 2 febbraio 2005 tra Pairetto ed un numero intestato all’Inter, da noi schermato,
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che Nucini, nel suo verbale del 1 dicembre 2010, ha rivelato essere un numero che Facchetti gli diede quando diventò presidente dell’Inter?

7. Davvero non è stato intercettato in ambientale l’incontro di Bagni a Ripoli tra i Della Valle e Bergamo, dubbio sollevato dall’avvocato Furgiuele?

Questi solo alcuni dei punti ancora oscuri, o che hanno avuto risposte poco convincenti, nelle indagini di Calciopoli. Gazzoni Frascara dice che per dare risposta alla domanda di chiarimenti da parte di Della Valle bastano gli scranni dei tribunali, ma nessun tribunale potrà dare alcuna risposta se certi fatti non vengono fatti arrivare al tribunale.

L’esame delle “novità” che abbiamo potuto visionare non ci ha sconvolto più di tanto, perché certe ipotesi le facciamo da sempre sulla base di “spifferi” provenienti da fonti attendibili; e i nostri lettori più attenti non resterebbero sorpresi dalle novità se chi ha in mano il “pallino” decidesse che è tempo che qualcuno dia risposte chiare dagli “scranni di un tribunale”, e non in tavolate benedette anche da chi solo qualche giorno fa si è dichiarato NON competente, tavoli peraltro rifiutati da chi crede di essere ancora “più oltre”. Perché Della Valle chiama Moratti a dare spiegazioni? Di certo sappiamo che molti dei dirigenti coinvolti nel 2006 non hanno mandato giù che certe telefonate siano state “scartate” a differenza delle loro, per poi scoprire Moratti confabulare fitto fitto con Auricchio e constatare che i giornalisti presenti in sala avevano fatto finta di nulla e raccontato solo dell’incontro con Narducci in ascensore.

Il “pallino” ha la miccia e potrebbe trasformarsi in una bomba capace di dare, finalmente, a milioni di tifosi, risposte a lungo attese, risposte chiare. Ma alla fine la sorte del “pallino” potrebbe anche essere quella di essere trasformato in una bolla di sapone da far volare via leggera.

La decisione se farlo deflagrare come bomba, o farlo volare via, è nelle mani di chi ha il “pallino” in questo momento. La storia, purtroppo, ci racconta di tante occasioni nelle quali le persone intenzionate a percorrere una strada sono state convinte con diversi mezzi e metodi a cambiare strada. La storia ci ricorda che lo stesso Della Valle era uno dei più convinti, nel 2006, a percorrere la strada del TAR, salvo poi decidere diversamente.

Aspettiamo, come stanno facendo in altre redazioni sicuramente informate ma silenti, i prossimi eventi. Ci auguriamo che chi ha in mano il pallino non arretri di un millimetro nel pretendere chiarezza, ma non temporeggiando, mandando “pizzini” e proponendo incontri, bensì chiedendo la verità agli “scranni dei tribunali”, così facendo contento anche Gazzoni.

Saremmo comunque fuori tempo massimo per il processo di Napoli, avviato alla conclusione ed a sentenza, ma sempre in tempo per la ricostruzione della verità dei fatti e del ruolo svolto da tanti protagonisti, davanti e dietro le quinte di quella rappresentazione battezzata prima Moggiopoli,
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poi Calciopoli, per noi Farsopoli dalla prima lettura delle informative.

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Piccolo gioco di fantasia: se poteste organizzare una cena con personaggi famosi del presente o del passato, chi invitereste? Il tavolo è da 8, quindi non più di 7 invitati, è dura scegliere, ma un limite bisogna darlo.

Ciao La Serpe,
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dovendo scegliere necessariamente tra personaggi famosi , i miei sette invitati sono : 1) Filippo Timi, così mi spiega cosa aveva considerando tutti i commenti che ha fatto sul colore della mia maglietta quando ci siamo visti; 2) Carolina Kostner perché mi fa impazzire quando pattina. 3) Micheal Stipe. ho bisogno di spiegarne il motivo? 4) Marco Tobia, il coach delle Frecce Tricolore per il carisma che ha saputo dimostrare 5) Rita Levi Montalcini perché è un punto di riferimento 6) Neil Armstrong perché così mi spiega in quale set di Hollywood lo hanno ripreso mentre giravano l’atterraggio sulla Luna e ultimo ma non per importanza 7) Heather Ledge vestito da Joker. Spettacolare!
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. . . Ma volevo puntualizzare che io cene dei sogni le faccio sempre quando sono con i miei amici e quando sono anche con voi dell’Accolita.