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Mtv, mercoledì scorso, “Tutti a casa” programma di David Parenzo sui giovani e la politica. Un militante di centro destra dice di amare Guccini, e che per cantare “La locomotiva” (“Trionfi la giustizia proletaria!”), ci sta anche il pugno chiuso. Il ragazzo sorride perché sa che per la nostra semplice contabilità dell’altro secolo, pugno chiuso e Giovane Italia insieme sono un po’ un pasticcio.

I ragazzi che votano per la prima volta alle politiche 2013 saranno 2.932.000, 1.506.000 maschi, 1.426.000 femmine. Poco meno del 6 per cento degli aventi diritto. Per quasi un milione di loro 972.000 è la prima volta in assoluto. Voteranno spinti dalle cose da cui siamo spinti di solito tutti noi a prescindere dall’età: appartenenza famigliare (o di clan), valutazioni generali, difesa degli interessi, qualcuno per precoce (et irrefrenabile) passione per la politica. Dopo cinque anni di crisi finanziaria e un paio di recessione, quanto conta la situazione economica nelle decisioni che prenderanno? Davanti a una scuola, un ragazzo di diciotto anni con le Reebock blu,
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alto e con gli occhiali neri, dice che la crisi li tocca perché si sente nell’aria, ma che lui personalmente non l’ha sentita perché è figlio di dipendenti statali. Reddito fisso non comprimibile.

Un altro che è figlio di un commerciante e ha comprato un motorino metà con i soldi suoi, metà con quelli del padre, la crisi l’ha sentita anche lui. “Meno soldi in famiglia”. Ma non sceglierà in base alla crisi. Sceglierà sulla base di quello che gli sembra più giusto. Una sera è andato a sentire Grillo e gli è piaciuto, e ne ha parlato a suo padre. Micro sondaggio sul portone di un liceo nel centro di Roma. Più importante la scuola o la famiglia per decidere? Alle otto del mattino, le ragazzine che entrano nell’istituto, imbacuccate contro il freddo, qualcuna con simil Ugg ai piedi e l’immancabile auricolare dell’i pod che spunta dal collo dei piumini, dicono veloci veloci: La famiglia. E la scuola? Beh, l’altro giorno il professor Taldeitali ce ne ha parlato. Ma è un’eccezione, parrebbe dalle risposte. (Nota a margine: accanto al piccolo capannello che dà una mano al cronista e prova a parlare di politica e bene pubblico, c’è un monovolume parcheggiato così e così; sul cofano un bicchiere di plastica trasparente con mezza birra avanzata dalla notte precedente e lasciata lì da un reduce di Campo de’ Fiori,
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ma nessuno ci fa caso e a nessuno viene in mente di toglierla di lì).

Dice Andrea, quasi 22 anni, iscritto all’università, giurisprudenza, che ha già votato alle regionali del 2010, ma non dice per chi: La maggior parte dei miei coetanei non è molto interessato alla politica. Ma secondo me non è una cosa generazionale. Spesso il disinteresse dei figli è il disinteresse dei genitori. Ma non sempre. Racconto di una madre borghese, a cui la politica piace. Ha mandato sua figlia diciannovenne a studiare all’estero. L’altro giorno l’ha sentita al telefono e l’ha interpellata sul tema: Sai mamma, non sono emozionata di votare! Se fossi stata in America sì. Ma in Italia dovrei votare per il meno peggio. Tra gli amici della ragazza solo uno si sente davvero emozionato, gli altri dicono che non è poi così importante, e che piuttosto bisognerebbe protestare in piazza.

L’IMMIGRATO CHE VOTA

Dimitri è rumeno, ha ventisette anni. Vota in Italia per la prima volta. Lavora in centro. Vive in una casa in affitto sulla Portuense. sposato, aspettano un figlio. Sul balcone ha la parabola e vede la tv rumena. L’italiano che lo ha colpito di più quest’anno è il conduttore di “Affari vostri”. Non sa se andrà a votare. Se dovesse farlo sceglierebbe in base ai programmi fiscali dei partiti. Le trattenute in busta paga di questo mese sono state di 700 euro. Troppi soldi, dice. Crede che l’impatto delle tasse sia l’unico modo che ci sia per scegliere. Se uno ha sette case,
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sceglierà sulla base di quanto ti fanno pagare di Imu. Se non hai sette case, guardi l’Irpef. Però. Però non si fida delle promesse fiscali. Non sarà il mio voto a decidere e nessuno dei miei amici rumeni che si trova nella mia condizione andrà a votare.

Il ragazzo con le Reebock blu e gli occhiali neri dice che non ha ancora deciso per chi, ma voterà a sinistra. Dovrà scegliere tra Sel, Rivoluzione civile e Pd. Sulla base di che cosa lo farà? Adesione ai valori della sinistra, solidarietà, equità, giustizia. Grillo? No, Grillo no. Come si informerà? Leggerà un po’ di giornali. Crede che siano superiori ai dibattiti tv, i quali dibattiti tv li trova rissosi e chi li frequenta di solito poco chiaro e autoreferenziale. In questi giorni ha sentito della questione Monte dei Paschi? No, non l’ho sentita, dice.

MEGLIO INTERNET DELLA TV

La maggior parte di loro guarda poco la tv. Preferiscono internet, perché non ha palinsesti né orari e agevola la condivisione (la condivisione si avvia a diventare fattore culturale permanente dei nostri tempi). Ma internet ha una criticità: è più difficile fidarsi. In generale, rispetto al passato le scelte sono meno schematiche. Un tempo si era cattolici, laici,
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comunisti, fascisti. Oggi la mappa delle idee non corrisponde alla sua proiezione partitica. Dice Olga, 22 anni: Per noi informarsi è più importante e anche più difficile.

Prendiamo l’offerta per chi non voterà i partiti di sinistra. Scuola privata dalle parti dell’Eur. La maggior parte dei ragazzi tende a votare centro destra. Dice Mauro, 19 anni che non sa ancora per chi votare. Al momento quello che mi piace di più è il programma di Oscar Giannino: “non siamo né di destra né di sinistra, ma per andare avanti”. Questa frase mi è piaciuta. Però lui mi sembra troppo europeista. Adesso mi informerò su Fratelli d’Italia. Il governo tecnico non mi piace, perché ha spaventato la gente con quella storia delle tasse. Grillo lo hai preso in considerazione? Non dice cose sbagliate, però non lo vedo come un leader.

Su quali basi faranno le loro scelte, quali gli interessi, le idee che metteranno gerarchicamente in fila? Tendono a rispondere in tre modi. Il meno interessante è il più schematico: valori, ma senza saperli declinare. Il secondo modo è quello di partire dalle cose più vicine. E cioè: avere scuola e università che funzionino, condizioni che favoriscano il lavoro, meritocrazia, politica rispettosa dei cittadini (modo gentile per non parlare esplicitamente di casta e suoi privilegi). Terza visione più consapevole e generalista. quella dei ragazzi che guardano sostanzialmente a tre cose: alla crescita economica (non solo intesa come mantra occidentalista, diciamo così),
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alla difesa della funzione esemplare della politica (onestà prima dei privilegi), a una forma di equità complessiva che passa per bilanci pubblici non squilibrati e per un’idea generale di giustizia. Ma quelli della mozione tre al momento sono in minoranza.

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Ecco come Luca Bianchini racconta il suo quinto romanzo “Siamo solo amici”:”E’ la storia di due portieri, Giacomo,portiere d’albergo e Raphael un portiere di calcio che hanno rispetto alla porta due atteggiamenti opposti. Giacomo con i suoi completi gessati, le sue Church’s sempre perfette, Giacomo con la sua fissa per le scarpe altrui e la paura di dimenticare il codice del bancomat, aspetta da cinque anni una donna che finalmente sta arrivando e Raphael invece spera sempre che nessuno si avvicini alla porta per fare goal.”

Giacomo ha 48 anni, Raphael la metà. Giacomo è silenzioso, riservato, non si lascia mai andare, Raphael è spontaneo, immediato, caloroso e sfodera sempre un sorriso che conquista.

” Amo i contrasti un vulcano spento vicino a un uomo che ha la metà dei suoi anni e che gli scombina la vita. Giacomo si fa i film con le coppie che arrivano in albergo, le coppie clandestine. Osserva le scarpe, le cose che lasciano nelle camere raccontano più di quelle che viene portato via in valigia.”

Giacomo e Rafael sono accomunati da un senso di precarietà, di smarrimento, del non sapere bene cosa fare della propria vita, del lasciarsi trascinare dagli eventi piuttosto che deciderli. E’ forse questo l’elemento che fa sì che tra di loro scatti già dal primo incontro il seme di un’amicizia forte, intensa, preziosa, malgrado sia nata per caso e da pochissimo tempo.

In “Siamo solo amici” ci sono due donne Frida e Tamara. Frida dice di fare la private banker e invece svolge il mestiere più antico del mondo, fa la prostituta e assomiglia a Gesù. Come lo psicologo deve capire subito chi ha davanti di fronte e cosa cerca. Riceve Giacomo ogni mercoledì e gli fa lo sconto. Tamara è la cassiera del bar in cui Raphael lavora perché si è infortunato e non gioca più al calcio. Copia lady Gaga nell’abbigliamento sempre eccessivo “instivalata e pitonata”, è quella che si commuove, e non ha paura di esprimere i propri sentimenti.

La copertina del romanzo è la chiave di un albergo, la chiave pesante di una volta, un albergo di Venezia, con un sapore antico,
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con poche camere, con stanze con storie e destini che si incrociano. La “Abbadessa”, l’albergo nel cuore del quartiere Cannareggio, a due passi dal Duomo, dove Giacomo lavora, ha solo 14 camere. Nessun luogo come un hotel dà il senso della provvisorietà. La gente arriva, parte, torna, se ne va per sempre, lascia un sorriso o uno sguardo vuoto, indifferente: niente come un albergo rappresenta una grande metafora della vita. Nella locanda dell’Abadessa Giacomo lavora e vive, ospite di una delle stanze destinate ai clienti.

“La gestazione del mio quinto romanzo è stata lunga e complessa confessa Bianchini . Non ho avuto fretta. Mi sono lasciato andare. E’ la storia di una persona che è sola e incontra un’altra persona; fanno amicizia e questa amicizia cambierà la vita di entrambi. I due imparano a parlare a raccontare di sé. Parlare fa bene e soprattutto fa bene dire quello che sentiamo dentro veramente. Il male del vivere di oggi è che siamo troppo concentrati sul nostro ombelico, dobbiamo imparare a guardare l’orizzonte. Senza relazioni siamo soli. Cerchiamo di unirci. Non sviliamo l’amicizia che ha pari importanza dell’amore.

Narrare una storia significa non avere paura di chi ci legge, farsi accettare per come sei.”

Le pagine del romanzo scorrono piacevolmente e si ha la netta sensazione di vivere con i personaggi, di essere lì con Rafael quando gioca a pallone con il ragazzino nel campetto o durante gli aperitivi di Giacomo a base di prosecco con la signora Silvana, un’anziana signora in lotta con una procace badante che le insedia il suo uomo.

Il vero protagonista di “Siamo solo amici” è l’amore in tutte le sue sfaccettature: l’amore venduto e comprato, l’amore tradito e vendicato, l’amore idealizzato, l’amore mai compreso o mai svelato, l’amore che non è amore, ma amicizia, o l’amicizia che non è amicizia ma amore; l’amore maturo, l’amore sbandata, l’amore fraterno e protettivo.
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